Voto alla Camera dei Deputati su sanatoria
a.a. 2000-2001 - Stenografico Aula in corso di seduta Seduta n. 264 del 12/2/2003
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Seguito della discussione della proposta di legge: Titti De Simone ed altri: Norme
in materia di regolarizzazione delle iscrizioni ai corsi di diploma universitario
e di laurea per l'anno accademico 2000-2001 (1773) e delle abbinate proposte di
legge: Grillo; Catanoso ed altri; Bellillo; Perrotta e Gioacchino Alfano (1891-2009-2167-2461)
(ore 11).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta
di legge d'iniziativa del deputato Titti De Simone: Norme in materia di regolarizzazione
delle iscrizioni ai corsi di diploma universitario e di laurea per l'anno accademico
2000-2001 e delle abbinate proposte di legge d'iniziativa dei deputati Grillo;
Catanoso ed altri; Bellillo; Perrotta e Gioacchino Alfano.
Ricordo che nella seduta del 10 febbraio si è svolta la discussione sulle linee
generali.
FERDINANDO ADORNATO, Presidente della VII Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FERDINANDO ADORNATO, Presidente della VII Commissione. Signor Presidente, ritorno
a quella comunicazione di servizio che ho fatto poc'anzi. Non possiamo, purtroppo,
iniziare perché il Comitato dei nove non si è ancora riunito dato che l'esame
del provvedimento era previsto successivamente. Pertanto, chiederei una sospensione
della seduta in modo da consentire che il Comitato dei nove possa riunirsi.
PRESIDENTE. Sospensione di quanto?
FERDINANDO ADORNATO, Presidente della VII Commissione. Signor Presidente, di trenta
o quarantacinque minuti.
PRESIDENTE. Quarantacinque minuti?
FERDINANDO ADORNATO, Presidente della VII Commissione. Sì, Presidente, anche perché
il Comitato dei nove non si è mai riunito.
PRESIDENTE. Va bene. Stamani vale la tecnica del surplace.
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FERDINANDO ADORNATO, Presidente della VII Commissione. Facciamo, allora, di 30
minuti.
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, comprendo le esigenze manifestate dal presidente
Adornato e le condivido, ma potremmo continuare i lavori passando al successivo
punto all'ordine del giorno, che prevede l'esame della proposta di legge Duilio
ed altri.
PRESIDENTE. Gli uffici mi comunicano che, anche in questo caso, manca il parere
della Commissione bilancio.
Ritengo, quindi, che si possa accettare la proposta dell'onorevole Adornato. Pertanto
sospendo la seduta, fino alle 11,30.
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La seduta, sospesa alle 11, è ripresa alle 11,35.
(Esame degli articoli - A.C. 1773)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli della proposta di legge n. 1773,
assunto come testo base, nel testo della Commissione.
Avverto che è la prima Commissione (Affari costituzionali) ha espresso il prescritto
parere, che è distribuito in fotocopia (vedi l'allegato A - A.C. 1773 sezione
1) .
Avverto altresì che la V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere,
anch'esso distribuito in fotocopia (vedi l'allegato A - A.C 1773 sezione 2).
Chiedo al presidente della VII Commissione, onorevole Adornato, se il Comitato
dei nove abbia concluso i propri lavori.
FERDINANDO ADORNATO, Presidente della VII Commissione. Signor Presidente, il Comitato
dei nove ha concluso i propri lavori e quindi siamo in grado di procedere nell'esame
del provvedimento.
PRESIDENTE. Sta bene.
(Esame dell'articolo 1 - A.C. 1773)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1 e delle proposte emendative ad
esso riferite (vedi l'allegato A - A.C. 1773 sezione 3).
Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della
Commissione.
GIOVANNA BIANCHI CLERICI, Relatore. Signor Presidente, il Comitato dei nove, nella
sua maggioranza relativa, ha ritenuto di confermare, sulle proposte emendative
in esame, il parere che ora renderò all'Assemblea; si tratta, lo ripeto, di
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una maggioranza relativa che, tuttavia, mi permette di esprimere il parere in
tutta tranquillità in quanto tra coloro che hanno un'opinione differente non vi
è unità di visione, bensì posizioni differenti.
Data la delicatezza del problema, che investe opinioni molto personali, nonché
le diverse sensibilità, inviterei i presentatori di tutte le proposte emendative
riferite all'articolo 1 al ritiro delle medesime...
PRESIDENTE. Onorevole Bianchi Clerici, la devo interrompere perché ho necessità
di consultarmi su una aspetto procedurale. È stato infatti presentato dalla Commissione
un ulteriore emendamento sul quale lei mi dice non esserci unanimità e, quindi,
devo sapere se i gruppi rinuncino alla presentazione di subemendamenti. Se così
non fosse, dovrei infatti stabilire i termini entro cui presentarli.
GIOVANNA BIANCHI CLERICI, Relatore. Signor Presidente, penso che non ci siano
compresi. Stavo dicendo che la Commissione formula un invito al ritiro su tutte
le proposte emendative presentate all'articolo 1, altrimenti il parere è contrario.
Unica eccezione è l'emendamento 1.11 della Commissione, sul quale il Comitato
dei nove ha ritenuto di esprimere un parere unanime, dato che si tratta di un
emendamento formale al testo approvato dalla Commissione stessa. Non vi è stata
pertanto alcuna opposizione e non so se vi sia necessità di fissare i termini
per presentare i subemendamenti.
PRESIDENTE. Onorevole Bianchi Clerici, lei capisce che ciò può essere possibile
solamente se i gruppi mi dicono che non vi è intenzione di presentare subemendamenti,
altrimenti un termine entro cui presentarli devo fissarlo.
RENZO INNOCENTI. Presidente, questo termine è necessario!
PRESIDENTE. Come vede, onorevole Bianchi Clerici, vi è un gruppo che richiede
la fissazione di un termine per la presentazione dei subemendamenti. Posso al
limite stabilire, se non vi sono esagerate obiezioni, un termine breve: penso,
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infatti, che le ore 12 possano rappresentare un limite congruo. Il termine per
presentare i subemendamenti è quindi stabilito per le ore 12.
Si può comunque proseguire nell'esame del provvedimento, in quanto l'emendamento
in questione non deve essere esaminato immediatamente.
Ricordo che il relatore ha formulato un invito al ritiro su tutte le proposte
emendative presentate all'articolo 1, altrimenti il parere è contrario. Fa eccezione
l'emendamento 1.11 della Commissione.
Il Governo?
STEFANO CALDORO, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la
ricerca. Signor Presidente, il Governo esprime parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Brusco 1.1.
Prendo atto che il presentatore non accetta l'invito al ritiro formulato dal relatore.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grignaffini. Ne ha
facoltà.
GIOVANNA GRIGNAFFINI. Signor Presidente, sarei voluta intervenire sull'articolo
1 e sul complesso degli emendamenti...
PRESIDENTE. Onorevole Grignaffini, il parere sulle proposte emendative è stato
già espresso ed ora siamo all'esame dell'emendamento Brusco 1.1. Non si possono
più svolgere interventi sull'articolo 1 e sul complesso degli emendamenti: avrebbe
dovuto chiedere la parola in precedenza.
Se vuole, può parlare per dichiarazione di voto.
GIOVANNA GRIGNAFFINI. Sì, signor Presidente, vorrei solo richiamare l'attenzione
dell'Assemblea sul fatto che ci troviamo di fronte ad un provvedimento che ha
determinato posizioni contrastanti sia all'interno della maggioranza sia all'interno
dell'opposizione. Si tratta, infatti, di un provvedimento che, in qualche, modo
configura un conflitto tra diritti legittimi, che hanno tutti una loro peculiarità,
a cui poter dare soluzioni positive, ma che nello stesso tempo non possono essere
generalizzabili e riconducibili a criteri unitari.
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Infatti, con riferimento a questo provvedimento, ciò di cui stiamo discutendo
non è tanto la questione astratta del numero programmato previsto in molte università,
bensì semplicemente la condizione di quegli studenti che, avendo ricevuto la sospensiva
da parte dei TAR rispetto alla loro iscrizione a questi corsi programmati, non
hanno potuto, proprio a partire da questa sospensiva, sostenere determinati esami
e frequentare tradizionalmente i corsi.
Pertanto, considerato anche che il Parlamento nel corso degli anni ha già affrontato
questa tematica (l'ultima volta esattamente due anni fa), ci troviamo di fronte
ad un problema di disparità con chi ha già ottenuto la regolarizzazione dei corsi
e degli esami sostenuti; si verrebbe oggi a configurare un conflitto tra diritti,
con riferimento a quegli studenti che, invece, non sono stati messi nella condizione
di avere gli identici diritti.
Ho sottolineato semplicemente questi elementi di principio per dire che ci troviamo
davvero di fronte ad un provvedimento che in qualche modo fa appello - al di là
di posizioni politiche di valutazione circa la necessità di intervenire con provvedimenti
legislativi su queste materie - alla coscienza ed alla sensibilità di ciascun
deputato. È ovvio, infatti, che qualunque soluzione finiremo per adottare, da
qualche parte vi sarà qualcuno che subirà qualche piccola lesione ai propri diritti.
È, dunque, un punto delicato su cui sarebbe bene non intervenire con valutazioni
di carattere troppo demagogico e la cui delicatezza - come ricordavo prima - affido
alla sensibilità dei colleghi.
Il mio intervento, ovviamente, è già messo in discussione dall'emendamento Brusco
1.1 che sta per essere posto in votazione, il quale già configura un principio
che mette in discussione questi diritti. Infatti, nella sua formulazione, tale
emendamento si muove in una logica che potremmo definire di sanatoria integrale
di tutti gli esiti e di tutti gli effetti degli studenti ricorrenti. È una valutazione
che rimetto all'Assemblea e su cui ovviamente poi anche altri colleghi credo dovranno
intervenire.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Guido
Giuseppe Rossi. Ne ha facoltà.
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GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Signor Presidente, il testo che l'Assemblea è chiamata a
discutere interviene in una materia quanto mai delicata che coinvolge studenti
e famiglie quale l'iscrizione a corsi universitari ad accesso limitato. L'applicazione
della normativa che aveva individuato tali corsi ha suscitato nel corso degli
anni un ampio contenzioso amministrativo che ha provocato una serie di interventi
legislativi di regolarizzazione delle iscrizioni per gli studenti ammessi con
riserva grazie all'ordinanza di sospensione dei TAR.
È poi intervenuta una pronuncia della Corte costituzionale che con sentenza ha
sottolineato come l'intera materia necessiti di un'organica sistemazione legislativa
finora sempre mancata. Nonostante l'intervento regolatore della legge n. 264 del
1999, avvenuto a seguito della sentenza costituzionale sopracitata con la quale
si è disciplinato compiutamente l'accesso ai corsi universitari, anche quest'anno
ci troviamo di fronte alla presentazione di proposte volte ad un'ulteriore sanatoria.
Vogliamo preliminarmente sottolineare come al centro di tale discussione vi sia
il futuro di migliaia di giovani. È evidente, quindi, che un uso distorto della
legge, che non dia certezza nell'interpretazione ed applicazione, è certamente
il modo peggiore con cui il Parlamento può svolgere il proprio compito. Indubbiamente,
il problema degli iscritti con riserva è reale.
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Tuttavia, quest'ulteriore sanatoria costituirebbe una risposta sbagliata a tale
situazione che coinvolge non solo gli studenti iscritti con riserva, ma tutto
il mondo universitario. Va sottolineato come le sentenze del Consiglio di Stato,
in mancanza di un intervento legislativo, determinino l'annullamento fin dall'inizio
dell'iscrizione effettuata con riserva compromettendo anche quel nucleo minimo
di diritti che il testo approvato dalla Commissione mira ad assicurare.
Aggravare la situazione degli atenei permettendo l'iscrizione di un numero di
studenti superiore a quello programmato significherebbe mettere in discussione
la qualità della formazione universitaria. I corsi di laurea, per raggiungere
gli scopi loro prefissati, necessitano del rispetto della programmazione dei posti
disponibili determinati anche in relazione alle strutture didattiche e cliniche
del personale docente e tecnico.
Vi è, inoltre, da considerare come la regolarizzazione determini una situazione
di evidente disparità di trattamento tra gli studenti che hanno presentato ricorso
al TAR e coloro i quali, invece, non hanno presentato tale ricorso. Questi ultimi,
infatti, oltre a non poter usufruire della regolarizzazione per non aver presentato
il suddetto ricorso, possono subire l'ulteriore ingiustizia di vedere riconosciuta
la regolare iscrizione a coloro che non sono i primi esclusi in ordine di graduatoria.
L'esigenza espressa dai presentatori degli emendamenti è quella di non pregiudicare
la aspettative e, soprattutto, il percorso formativo svolto dagli studenti cui
è stato consentito, a seguito della sospensiva del TAR, di iscriversi all'università.
Tuttavia, tale esigenza non deve pregiudicare né diminuire la qualità dell'offerta
degli atenei o, peggio, determinare trattamenti diseguali tra studenti.
Riconoscere alcuni diritti agli studenti che hanno frequentato corsi universitari
ad accesso limitato in forza delle sentenze sospensive è certamente positivo ed
auspicabile nella misura in cui tale riconoscimento non lede i diritti degli altri
studenti di vedere rispettata la normativa con garanzie di certezza di interpretazioni
o applicazioni e di poter fruire di un servizio universitario capace di assicurare
standard formativi di preparazione e professionalità elevati e competitivi
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anche a livello dell'Unione europea. In tale senso accogliamo favorevolmente la
previsione della possibilità di iscrizione nei corsi di laurea non ad accesso
limitato vedendo riconosciuti i crediti formativi eventualmente maturati, nonché
il riconoscimento di diritti quali le provvidenze per il diritto allo studio o
il ritardo della ferma di leva.
Per tali motivi - e concludo - la Lega nord Padania esprime la propria posizione
contraria agli emendamenti presentati e voterà a favore del testo approvato dalla
Commissione in quanto teso a salvaguardare un nucleo minimo di diritti che, ricordiamo,
le sentenze del Consiglio di Stato avverse agli studenti ed aventi come risultato
l'annullamento totale dell'iscrizione pregiudicherebbero del tutto (Applausi dei
deputati del gruppo della Lega nord Padania).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Acquarone.
Ne ha facoltà.
LORENZO ACQUARONE. Signor Presidente, dichiaro la mia netta contrarietà agli emendamenti
presentati. Tale netta contrarietà deriva dal fatto che la questione è stata discussa
in quest'aula almeno quattro volte ed ogni volta si è detto che sarebbe stata
l'ultima. Però giravano, come avvoltoi, avvocati amministrativisti da quattro
soldi che invitavano gli studenti a presentare comunque ricorso dopo che il Parlamento
aveva detto che sarebbe stata l'ultima volta (Applausi dei deputati dei gruppi
di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania)! Qualche TAR
ha accolto tali ricorsi, il Consiglio di Stato li ha sempre respinti.
Dobbiamo essere seri e rispettare le leggi che abbiamo fatto. Avevamo fatto una
sanatoria perché, effettivamente, l'organica riforma del 1999 era intervenuta
con ritardo, dopo di che si era detto: basta. Non ci rendiamo conto che oberiamo
le università, nelle facoltà ad accesso limitato, di servizi che non sono in grado
di fornire? È pensabile che una facoltà di odontostomatologia possa operare su
100 studenti se ha 40 poltrone e non di più? Lo stesso vale per una facoltà di
medicina. Nella facoltà di giurisprudenza, in cui insegno da tanti anni, tale
problema non si pone.
Soprattutto, vi è una gravissima disparità di trattamento tra lo studente perbene
che rispetta le leggi dello Stato e non ha fatto ricorsi e quelli che hanno cercato
di violare le leggi dello
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Stato presentando ricorsi che si sapevano, a priori, destinati al fallimento,
come è successo quando il Consiglio di Stato ha rigettato tutte le ordinanze sospensive
emesse dai TAR (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e della
Lega nord Padania).
Per questa ragione, cioè per ragioni di coerenza e di dignità di questo Parlamento,
preannuncio che esprimerò un voto contrario su tutti gli emendamenti, anche se
a dire il vero trovo che sia già un grosso regalo quello fatto dalla Commissione,
ma comunque al regalo possiamo anche starci (Applausi dei deputati del gruppo
della Lega nord Padania).
PRESIDENTE. Vorrei ricordare ai colleghi che siamo in sede di dichiarazione di
voto sull'emendamento Brusco 1.1. Pertanto la durata degli interventi deve essere
contenuta nei 5 minuti (e non 15) di tempo a disposizione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Titti De Simone. Ne
ha facoltà.
TITTI DE SIMONE. Vorrei in primo luogo esprimere la mia soddisfazione perché dopo
un anno tribolato di discussione in VII Commissione siamo finalmente giunti all'esame
di questo provvedimento da parte dell'Assemblea. Stiamo parlando del destino formativo
di studio di circa un migliaio di studenti, i quali appunto si sono trovati a
vivere una situazione di disparità di trattamento circa l'applicazione delle sospensive
dei TAR, che riguardavano la preclusione all'iscrizione a corsi a numero chiuso.
Tali disparità hanno effettivamente creato una condizione di ingiustizia, da ateneo
ad ateneo, che oggi il nostro Parlamento è chiamato a risolvere in modo definitivo.
Le iscrizioni con riserva che sono state ammesse dagli atenei dopo le sentenze
di sospensiva dei TAR e prima del parere del Consiglio di Stato hanno riguardato
soprattutto alcune grosse aree metropolitane, in particolare Roma, Napoli e Padova.
Si tratta di sospensive che sono state motivate sulla base di analisi molto precise
e concrete sui criteri selettivi con i quali sono stati accolti o respinti questi
studenti nelle prove di ammissione alle facoltà a numero chiuso. Questi casi nazionali
sono rimbalzati anche sulle cronache ed hanno evidenziato tutta l'ambiguità e
la poca trasparenza dei criteri con i quali le norme attuali dello Stato determinano
l'ammissione degli studenti nelle facoltà a numero chiuso.
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Questa ambiguità ha creato in questi anni difformità interpretative da parte degli
atenei ed un lungo contenzioso amministrativo su questa materia, che ha già prodotto
una regolarizzazione da parte del Parlamento delle iscrizioni ammesse con riserva
dagli atenei nel 1999, successivamente appunto nel 2001.
Oggi la Camera è chiamata a legiferare per restituire certezza di diritto a queste
migliaia di ragazzi, che l'hanno perso non per una loro responsabilità precisa,
ma per una difformità di atteggiamento che è stata perseguita dagli atenei nell'applicazione
delle sospensive dei TAR. Ritengo abbastanza importante sottolineare che in questo
caso gli atenei hanno tenuto atteggiamenti molto differenti tra loro. L'Università
Federico II di Napoli, in particolare, nonostante i ragazzi avessero ottenuto
un'ordinanza di sospensiva nel mese di dicembre del 2000, ha ostacolato la loro
iscrizione facendola slittare al mese di luglio dell'anno successivo. Quando è
arrivata la sentenza del TAR, praticamente alla fine di settembre, gli studenti
si trovavano nella condizione di non poter sostenere nessun esame, né di poter
frequentare alcun corso di lezioni. All'Università di Chieti e di Bologna gli
studenti iscritti con riserva a tutt'oggi continuano a frequentare le lezioni
e a sostenere gli esami. Gli studenti dell'Università di Perugia hanno ricevuto
la lettera di espulsione pochi giorni dopo essere stati iscritti al terzo anno
e dopo aver pagato la retta universitaria. Gli studenti di Padova e solo i ricorrenti
della facoltà di medicina e chirurgia dell'Università La Sapienza di Roma hanno
beneficiato di una delibera del senato accademico che li vede completamente riabilitati
al corso di laurea.
Insomma, onorevoli colleghi e colleghe, mi sembra evidente che ci troviamo di
fronte ad una situazione di disparità profonda, che è stata determinata da una
difformità di atteggiamento e di interpretazione da parte dei singoli atenei dell'applicazione
delle sospensive dei TAR.
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Oggi, il Parlamento è chiamato ad un atto di responsabilità per evitare che questa
difformità ricada sul destino formativo e sul percorso di studio perseguito spesso
con successo, visto che questi studenti poi sono stati ammessi con riserva. Dunque,
si tratta di un percorso formativo che non può essere troncato e bloccato a causa
di un atteggiamento, a mio avviso irresponsabile, perseguito dagli atenei italiani
circa le sospensive dei TAR.
Per queste ragioni chiedo l'autorizzazione a sottoscrivere l'emendamento Brusco
1.1, in quanto ritengo che questo emendamento vada proprio nella direzione di
fornire una giusta soluzione a queste situazioni di irregolarità e di disparità,
in particolare a favore di tutti coloro che sono stati beneficiati dalle sospensive
dei TAR, al fine di chiudere una vicenda senza aggiungere ingiustizia ad una situazione
già ingiusta, determinata da un atteggiamento irresponsabile degli atenei.
Per tali motivi, preannuncio il voto favorevole del mio gruppo sull'emendamento
Brusco 1.1.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ranieli.
Ne ha facoltà.
MICHELE RANIELI. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli
colleghi, intervengo per esplicitare la posizione del mio gruppo, ma anche per
ribadire l'esistenza di un problema che, fino all'anno accademico 2001-2002, è
sempre esistito.
Il Parlamento non può dimenticare: i fatti accaduti a Palermo che, a suo tempo,
indussero il ministro a sospendere e quindi a differire lo svolgimento delle prove;
i fatti avvenuti a Torino dove, a seguito di un'errata correzione dei compiti,
sono state pubblicate due graduatorie distinte; i fatti accaduti all'università
La Sapienza di Roma; le interpretazioni della Corte costituzionale; l'emanazione
della legge n. 264 del 1999. Nonostante l'approvazione di quest'ultima legge,
il Consiglio di Stato, successivamente all'anno 2000, ha dovuto prendere atto
che l'applicazione di questa norma sarebbe valsa per studenti iscritti all'anno
accademico 2001-2002.
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Anche nell'anno accademico 2001-2002, dopo aver sanato tutto il pregresso, alcuni
TAR hanno concesso la sospensiva per alcuni studenti ricorrenti, in quanto la
nuova normativa non era ancora di facile applicazione. Mi stupisce che, in questa
Camera, un noto professionista e un esemplare ed autorevole parlamentare possa
parlare di avvocati di quattro soldi e senza scrupoli. A mio avviso si tratta
di valenti avvocati, anche se ci possono essere mele marce in ogni angolo e in
ogni categoria della società. Se, guarda caso, quei TAR hanno accolto la sospensiva
per oltre un migliaio di studenti ricorrenti, allora vi sono anche TAR senza scrupoli
e costituiti da personaggi di quattro soldi!
Tutto ciò non lo concepisco e non lo posso apprezzare e ritengo di dover sottolineare
con indignazione a tutto il Parlamento questi atteggiamenti, che certamente non
possono consentire di mortificare categorie e professionisti che hanno svolto
il proprio lavoro con profitto, tant'è vero che numerosi TAR hanno concesso la
sospensiva.
Ebbene, oggi ci troviamo qui, dopo le varie vicissitudini che l'esame di questo
provvedimento ha comportato in Commissione e dopo aver assistito alla continua
manifestazione di posizioni diverse da parte dei rappresentanti dei gruppi, di
tutti gruppi, da Alleanza nazionale, a Forza Italia, all'UCD, a tutti i rappresentanti
delle sinistre. Comunque, è stata presentata una miriade di proposte e di emendamenti,
tendenti a sanare la situazione, per consentire la regolarizzazione della posizione
degli studenti che, dopo aver ottenuto una legittima sospensiva, erano stati iscritti
con riserva presso i vari atenei. Alcuni atenei hanno ottemperato con urgenza
all'ordinanza, iscrivendo con riserva centinaia di giovani ai quali è stato consentito
di sostenere uno, otto, nove, quattordici esami. Altri atenei, invece, vista la
cosiddetta autonomia, hanno ritardato l'iscrizione con riserva. Mi riferisco all'università
Federico II di Napoli, che ha iscritto gli studenti con riserva soltanto il 31
luglio, con sei mesi di ritardo; addirittura, la prima università di Napoli ha
iscritto gli studenti con riserva soltanto nell'anno accademico 2002-2003. Allora,
non si può chiedere a coloro che sono stati iscritti con riserva nell'anno accademico
2002-2003
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di aver sostenuto almeno uno o due esami: se l'iscrizione è avvenuta soltanto
nel gennaio 2003, in venti giorni non è possibile sostenere alcun esame.
PRESIDENTE. Onorevole Ranieli, la invito a concludere.
MICHELE RANIELI. Signor Presidente, concludo, ma mi sia consentito un altro minuto.
Non posso condividere gli articoli approvati in Commissione, frutto di un compromesso
che, comunque, non risolve il problema di nessuno e che mette allo sbaraglio centinaia
di famiglie e centinaia di giovani che hanno sostenuto svariati esami e che, invece,
devono optare per l'iscrizione ad altro percorso formativo. Tutto questo viola
la Costituzione. Tutto questo significa impedire il diritto allo studio a chi
ha voluto frequentare l'università, studiare e sostenere gli esami. Un Parlamento
non può consentire tutto questo. Pertanto, auspico che il Parlamento, al di là
degli schieramenti, esprima un voto di coscienza, un voto di libertà, un voto
di autonomia che consenta di approvare l'emendamento 1.1, predisposto dall'onorevole
Brusco, al quale mi permetto di apporre la mia firma. Questo è un emendamento
che, se approvato, risolverà i problemi di alcune centinaia di giovani, rendendo
giustizia e mantenendo il principio del diritto allo studio, che è sacro ed inviolabile
ed è sancito nella Costituzione italiana (Applausi dei deputati del gruppo dell'Unione
dei democratici cristiani e dei democratici di centro).
PRESIDENTE. Onorevole Ranieli, ha utilizzato il suo minuto aggiuntivo con gli
interessi. Ma ormai, cosa fatta capo ha.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Butti. Ne ha facoltà.
ALESSIO BUTTI. Signor Presidente, a noi appare un po' esagerato fare ricorso ad
una questione di coscienza per il provvedimento che stiamo per approvare questa
mattina. Comunque, occorre fare un po' di chiarezza. L'accesso programmato ai
corsi universitari - e stiamo parlando dei test - rispetta un principio sacrosanto
nel quale tutti, maggioranza ed opposizione, ci siamo riconosciuti, vale a dire
quello dell'autonomia delle università. Signor Presidente, per una
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questione di regole e, quindi, di trasparenza chi partecipa ai test sa, prima
di parteciparvi, che potrà essere ammesso o meno; quindi, la questione è estremamente
trasparente. La norma è chiara per tutti gli studenti, vale a dire per quelli
che sono ammessi, per quelli che non sono ammessi e ricorrono - che certamente
non sono i più belli e i più furbi - e per quelli che non sono ammessi.
Il testo della Commissione, al quale la Commissione stessa ha lavorato per diversi
mesi, grazie anche alla pazienza del relatore, media le posizioni assolutamente
trasversali manifestatesi in tutti i gruppi, perché non ci sono gruppi compatti
e granitici su questo provvedimento che non ha una valenza politica straordinaria.
Ma, certamente, il testo sintetizza le posizioni di chi è contrario ad ogni sanatoria,
per rispetto delle regole, le posizioni di chi è favorevole ad ogni sanatoria
e la posizione di chi, come ha ricordato giustamente l'onorevole Acquarone, è
stufo di discutere ogni anno questioni che riguardano poche centinaia di studenti,
in barba alle regole.
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Quindi la questione non è politica, ma di principio. Come ha detto giustamente
il relatore, in tutti i gruppi ci sono posizioni diversificate, quindi non è una
questione di maggioranza o di minoranza. Pertanto, vista la limitata importanza
della materia, non ne facciamo una questione di vita e di morte.
D'altra parte, in Commissione cultura il gruppo di Alleanza nazionale, anche nella
precedente legislatura, ha sostenuto coerentemente una posizione non favorevole
alle sanatorie. Quindi, dichiariamo il voto contrario a questo emendamento e a
quelli che seguiranno (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bellillo.
Ne ha facoltà.
KATIA BELLILLO. Signor Presidente, vorrei tentare di rispondere al collega Acquarone
che, purtroppo, non vedo e credo che non abbia neppure ascoltato l'intervento...
PRESIDENTE. È presente in aula.
KATIA BELLILLO. Volevo parlare con l'onorevole Acquarone, collega che stimo e
rispetto moltissimo, per cercare di farlo riflettere su un punto. Non credo che
ci siano studenti onesti e studenti disonesti. Ci sono sì persone disoneste che,
magari, invece di pagare le tasse portano i loro soldi all'estero e persone che
pagano giustamente le tasse. In questo caso, ci sono degli studenti che sono incappati
in leggi che purtroppo non possono essere rispettate. Certamente, le leggi devono
essere rispettate, ma per esserlo le leggi devono essere scritte bene, non devono
creare confusione. Noi ci troviamo, veramente, di fronte alla coda, perché è veramente
la coda, non c'è altro. In ogni caso, ci troviamo fronte ad una serie di leggi
che sono pasticciate e che hanno creato in realtà grandi ingiustizie: si tratta
semplicemente di una questione di giustizia.
In Commissione abbiamo cercato assieme ai colleghi, in modo trasversale di intervenire,
perché ha ragione il collega
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Pepe quando dice che non è una questione politica. Poi per me c'è anche una questione
politica perché, anche se l'Italia è proibito il numero chiuso alla facoltà universitarie,
queste facoltà sono estremamente particolari e molto appassionanti in ogni senso,
visto che sono settori in cui si mettono in movimento interessi corposi. In ogni
caso, cari colleghi, qui abbiano delle leggi che in sostanza permettono il numero
chiuso.
Abbiamo cercato in Commissione di far chiarezza su queste leggi, a partire dalla
legge n. 341 del 1990, che aveva attribuito al Ministero dell'università e della
ricerca scientifica il potere di definire, su parere del Consiglio universitario
nazionale, i criteri generali per la regolamentazione dell'accesso alle scuole
di specializzazione e ai corsi per i quali sia prevista una limitazione delle
iscrizioni. Questa disciplina era stata poi modificata attraverso un intervento
di regolamentazione degli accessi a tutti i corsi universitari con un atto che
contenesse anche l'individuazione dei corsi a numero limitato in attuazione del
regolamento che era stato appositamente emanato.
Voglio sottolineare come il regolamento abbia, di fatto, eliminato quegli equivoci
che erano insorti in tale materia. Oggi le facoltà universitarie hanno definito
l'accesso limitato, ma non hanno stabilito chiaramente i criteri, così come era
previsto dal regolamento. L'onorevole Titti De Simone ci ha spiegato quante ingiustizie,
quante difformità hanno dovuto subire studenti che, magari, pur avendo un punteggio
superiore, non sono stati iscritti, mentre altri con un punteggio inferiore, ottenuto
in altra facoltà, lo sono stati. In questo caso, si tratta, veramente, di una
palese ingiustizia che dobbiamo assolutamente cercare di sanare; proprio per questo
motivo sono intervenuta a proposito dell'emendamento Brusco 1.1, ma ci tengo a
sottolineare che ho presentato, insieme alla collega Maura Cossutta, l'emendamento
successivo che è praticamente uguale al primo. Bisogna assolutamente modificare
la proposta elaborata in Commissione perché, se il Parlamento l'approvasse nell'attuale
testo, continueremmo a ripetere un'ingiustizia veramente insopportabile. È necessario
rivedere le normative per garantire il diritto di studio a tutti gli studenti
e per dare la possibilità ad ognuno di essi di decidere liberamente le facoltà
universitarie che intendono frequentare.
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Infatti, signor Presidente, la selezione non può essere preventiva, ma dovrà verificarsi
nel momento in cui gli studenti si cimenteranno con i corsi di studi (Applausi
dei deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale,
l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.
MARIO LETTIERI. Signor Presidente, certamente questo emendamento - su cui chiedo
di poter apporre la mia firma - non pone un caso di coscienza, ma rappresenta,
sicuramente, un atto di giustizia sostanziale. Il problema dell'università e dell'accesso
ad essa è molto complesso: io ho molti dubbi sullo stesso numero chiuso. Infatti,
dovrebbe essere la durezza degli studi a fare la selezione ed a bloccare la strada
a chi non è capace. Sappiamo bene, però, che nelle università vi sono enormi disfunzioni
non attribuibili agli studenti, ma, spesso, al corpo docente, su cui occorrerebbe
riflettere molto. Agli studenti che hanno tentato pervicacemente di inserirsi
nel corso di studi prescelto noi non possiamo dire di no, ma dobbiamo rispondere
affermativamente perché bisogna rispettare la libertà di scelta e dare tranquillità
a questi giovani e alle loro famiglie.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Parodi.
Ne ha facoltà.
EOLO GIOVANNI PARODI. Signor Presidente, sono d'accordo, non facciamone un problema
di giustizia, ingiustizia, di onesti, di disonesti. Credo, infatti, che abbiano
ragione sia l'onorevole Acquarone sia l'onorevole Bellillo perché fino ad oggi
non abbiamo mai dato delle regole precise. Quindi, non avendo dato delle regole
precise, tutti gli anni ci troviamo a dover condonare. L'ordine dei medici, ad
esempio, vede 329 mila medici iscritti, ed inoltre, nelle varie facoltà, vi sono
54 mila studenti fuori corso; l'ordine di Roma vede 38 mila iscritti e, per legge,
le assemblee debbono svolgersi in un locale che possa contenere tutti (verranno
svolte all'Olimpico). Tenete conto che è l'offerta ad aumentare la spesa e non
la domanda. Questo è il primo paese nel mondo dove il numero dei medici ha superato
quello degli infermieri. A tal proposito, desidererei
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che gli infermieri non fossero più chiamati paramedici, perché allora sarebbe
come chiamare paraprete un sagrestano.
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Sono infermieri ed è giusto definirli con il loro titolo.
Mi auguro che il Parlamento chiuda questa vicenda, definendo regole precise perché
stiamo mandando allo sbaraglio i giovani; stiamo uccidendo e sgretolando il patrimonio
culturale della nostra Italia (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia,
di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale,
l'onorevole Brusco. Ne ha facoltà.
FRANCESCO BRUSCO. Signor Presidente, condivido e sottoscrivo le argomentazioni
dei colleghi De Simone, Ranieli e Bellillo. L'emendamento che ho presentato è
analogo agli emendamenti Ranieli 1.3 (del gruppo dell'UDC), Bellillo 1.2 e Titti
de Simone 1.4; assorbe, infatti, le suddette proposte emendative perché rientrerebbero
anche quegli studenti a cui le università non hanno concesso l'iscrizione neppure
con riserva. Non condivido certo le argomentazioni del collega Butti al quale
vorrei sommessamente far notare che alcune università hanno ammesso, a gioco iniziato
e terminato, gli studenti, senza attendere l'approvazione del provvedimento in
esame sul quale - mi auguro - verrà espresso un voto positivo.
Credo che con il suddetto provvedimento (mi auguro, lo ripeto, che sul medesimo
il voto sia positivo) potremmo anche fare giustizia nei confronti di qualche università
che, certamente, a proposito delle selezioni, ha lasciato molto a desiderare.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale,
l'onorevole Martella. Ne ha facoltà.
ANDREA MARTELLA. Signor Presidente, interverrò per un minuto sulla questione,
ma successivamente, nel corso dei successivi emendamenti, mi riserverò di intervenire
più compiutamente. Si tratta, come è stato rilevato, di una questione difficile
e controversa in merito alla quale la Commissione non ha saputo trovare una posizione
unitaria e non è stato possibile procedere in sede legislativa.
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Per quanto riguarda il suddetto emendamento, non esprimeremo un voto favorevole.
Vorremmo rifarci, per quanto riguarda questa materia, ai principi e ai criteri
adottati dalla legge n. 133 del 2001 che aveva previsto la possibilità di una
regolarizzazione per quegli studenti che avessero sostenuto almeno un esame nell'anno
della loro iscrizione con riserva. Non prevediamo, quindi, una piena regolarizzazione,
né il rigetto completo di ogni ipotesi di sanatoria. La nostra è una posizione
equilibrata; ci pare che questo intervento legislativo dovrebbe essere praticato,
se posto in essere in questo modo, per evitare che vi siano in futuro ulteriori
interventi analoghi, anche ai fini di una piena applicazione della legge n. 264
del 1999 con la quale, per la prima volta, il Parlamento aveva adottato principi
e criteri relativamente all'accesso ai corsi a numero programmato.
Per queste ragioni esporremo la nostra posizione più compiutamente nel corso dei
prossimi interventi e, lo ripeto, non esprimeremo un voto favorevole sull'emendamento
in esame.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zanella.
Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA. Signor Presidente, preannuncio l'espressione di un voto favorevole
del gruppo dei verdi sull'emendamento Brusco 1.1, nonché sulle proposte emendative
Bellillo 1.2, Ranieli 1.3 e Titti De Simone 1.4. Non ci troviamo infatti, a nostro
giudizio, di fronte ad una sanatoria di tipo fiscale o ad un condono tombale,
ma piuttosto alla necessità di correggere, attraverso un intervento legislativo,
una situazione di palese irregolarità. Siamo anche di fronte ad una sorta di disparità
di trattamento - è stato ben spiegato oggi in Assemblea nel corso degli interventi
- tra studenti e ricorrenti di vari atenei.
Vi è un'evidente difficoltà di applicazione di norme che, evidentemente, non sono
così chiare da parte delle università che, è vero, nella loro autonomia, definiscono
i criteri in base ai quale si elaborano le prove di ingresso che devono poi consentire
l'accesso all'università da parte degli studenti e delle studentesse.
Proprio questi criteri devono essere applicati per consentire l'accesso e far
sì che questo diritto alla formazione sia in
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primo luogo omogeneo in tutto il territorio nazionale. Abbiamo visto invece la
sofferenza soprattutto in determinate zone del nostro paese ed in determinate
aree urbane.
Ciò che va garantito, a nostro giudizio, anche rivisitando la normativa relativa
al numero chiuso è il diritto allo studio e alla formazione. È preoccupante, ed
è ciò che dovrebbe preoccupare l'Assemblea, soprattutto l'alto tasso di abbandono
degli studi, il basso numero di laureati rispetto al numero degli iscritti, l'inadeguatezza
dei sussidi, l'assenza di figure di veri tutor.
Credo quindi che altri siano i problemi e non esaspererei neanche il dibattito
rispetto a quella che, a mio avviso, rappresenta una necessaria misura di regolarizzazione.
Dopo un anno di discussione in Commissione, siamo di fronte ad ipotesi, proposte
e posizioni variegate; tuttavia, io credo che, se non si approvano gli emendamenti
in questione, il provvedimento legislativo per alcuni aspetti rischia addirittura
di aggravare, anziché risolvere, la situazione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale,
l'onorevole Bimbi. Ne ha facoltà.
FRANCA BIMBI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per dichiarare
il mio voto contrario relativamente a tutte le proposte di sanatoria e per ribadire
anche un problema di giustizia sociale da molti punti di vista.
In primo luogo, la sanatoria rappresenta un vulnus sia rispetto ad una direttiva
europea sia rispetto ad una sentenza della Corte costituzionale sia, infine, rispetto
ad una legge dello Stato.
D'altra parte, non è assolutamente vero che il numero programmato è un numero
che di per sé seleziona socialmente. Se sfogliate il rapporto del Comitato nazionale
per la valutazione universitaria, nell'inchiesta sugli studenti dei diversi paesi
europei, voi vedete che paesi che hanno politiche adeguate di finanziamento dell'università
e del diritto allo studio, come la Svezia e la Danimarca, registrano una correlazione
positiva fra la mobilità sociale e l'iscrizione a numero programmato.
Gli studenti in questione non sono studenti disonesti; sono studenti che contano
su un Parlamento che non rispetta le sue
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leggi. Noi non diamo quindi assolutamente una buona immagine alle giovani generazioni
ed una buona lezione di etica pubblica, anche e soprattutto nei confronti di quegli
studenti, e sono la maggioranza, i quali non hanno presentato ricorso; in secondo
luogo, i test vengono svolti a livello nazionale. Si può discutere se sia o meno
un metodo adeguato; tuttavia, non si può dire che la difformità sta nelle università.
È vero semmai che essa è presente nel fatto che il Ministero non abbia adottato
circolari amministrative adeguate, cosa che inviterei a fare. Non sarebbe l'ultima
sanatoria perché se leggete attentamente alcuni emendamenti, come quello Saia,
essi aprono la via, a mio avviso, alle sanatorie dei prossimi anni.
Non facciamo confusione rispetto ai giovani (Applausi dei deputati del gruppo
della Margherita-DL l'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale,
l'onorevole Cola. Ne ha facoltà.
SERGIO COLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, senza entrare nel merito della
questione, vorrei ricordare che tutti hanno assunto una posizione; noi seguiremo
le indicazioni del gruppo, altri, dal momento che c'è una trasversalità su tale
argomento voteranno secondo coscienza. Il discorso che vorrei fare nel brevissimo
tempo a mia disposizione è de iure condendo: non è la prima volta che ci interessiamo
di questo argomento; lo abbiamo fatto per ben sette anni consecutivi, dal 1996
fino allo scorso anno.
Vi è stata a suo tempo una proposta che non è stata presa in considerazione ed
ora noi cercheremo di farne oggetto di un'iniziativa legislativa. Qual è il discorso?
Il Tar sospende: la sospensiva provoca problemi del genere, ma non vi è una decisione
nel merito.
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Siccome il diritto di rivolgersi alla giustizia amministrativa è un diritto assolutamente
non neutralizzabile, in quanto tutelato costituzionalmente, allora l'unica chiave
per risolvere il problema che ogni anno siamo costretti ad affrontare è dare un
termine di quattro, cinque o sei mesi agli organi della giustizia amministrativa
per decidere anche nel merito. Se noi stabilissimo un termine, dal momento che
le prove si sostengono a settembre, massimo a gennaio o a febbraio - in tempo
utile quindi perché non si perda l'anno - gli studenti sapranno se potranno essere
iscritti o meno a seguito di una decisione definitiva della giustizia amministrativa.
Ripeto, la mia è una proposta che non affronta nel merito i problemi di cui ci
stiamo interessando, ma, secondo me, è una proposta risolutiva perché se fosse
accolta e se questa iniziativa legislativa fosse approvata, l'anno prossimo non
ci troveremmo ad affrontare questa problematica. Colgo l'occasione per preannunciare
che in questo senso presenterò una proposta di legge.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale,
l'onorevole Soro. Ne ha facoltà.
ANTONELLO SORO. Signor Presidente, anche io, come molti colleghi, ho avuto modo
di partecipare a questo dibattito che si svolge ormai da anni e da anni sento
dire, da alcuni colleghi, che il problema va risolto una volta per tutte, perché,
come diceva la collega Bellillo, c'è una coda che va affrontata (e naturalmente
si forma una nuova coda, direi una «coda programmata»).
Nel nostro paese, il rapporto tra medici e abitanti è il più alto del mondo. Il
numero programmato è una formula compatibile con il nostro ordinamento, è scelta
da tutti; a mio parere, probabilmente è insufficiente a frenare la corsa all'accrescimento
del rapporto tra medici e abitanti. Chi partecipa alla selezione, vi partecipa
consapevolmente, informato della possibilità di non essere ammesso alla scuola
di medicina. Una fascia di partecipanti - per la verità molto esigua, normalmente
parenti di avvocati - partecipa a questa selezione consapevole che, una volta
non ammessi, vi sarà una
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sequenza programmata: ricorso al TAR, sospensione dell'efficacia degli atti preclusivi
dell'iscrizione, ammissione sotto condizione, due esami sostenuti e il Parlamento
pronto a votare, per l'ennesima volta, una sanatoria.
Io credo che ciò rappresenti, da parte nostra, una rinuncia anche alla dignità
e al rango del Parlamento, che non può, tutti gli anni, inseguire una cosa che
altri hanno programmato; ma credo che, in questo modo, non facciamo neanche il
bene degli studenti di medicina, che vengono ammessi ad una scuola che tutti gli
anni, in questo modo, allarga le sue maglie, non consentendo il raggiungimento
di un obiettivo che dovrebbe essere quello di formare in Italia buoni medici,
in misura giusta, con un rapporto corretto tra medici e abitanti. Per questa ragione,
come ho fatto negli anni passati, io voterò contro questi emendamenti (Applausi
dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale,
l'onorevole Colasio. Ne ha facoltà.
ANDREA COLASIO. Signor Presidente, colleghi, come giustamente è stato detto, non
è la prima volta che il Parlamento si occupa di tale questione, sarebbe auspicabile
che fosse l'ultima ed è difficile del resto non assecondare le argomentazioni
del collega Soro e del collega Acquarone.
D'altro canto, credo che dovremmo avere anche un approccio equilibrato alla questione.
È evidente: i ricorsi amministrativi hanno generato delle aspettative e stiamo
parlando di qualcosa come mille ragazzi. Il problema è questo: abbiamo generato
delle situazioni che produrranno disparità di trattamento.
Credo che qui il principio fondamentale sia quello del rispetto dell'autonomia
universitaria. Noi, come gruppo della Margherita, in Commissione avevamo sostenuto
un emendamento in cui si diceva che dovranno essere le singole facoltà, i singoli
atenei a discriminare, a decidere se esistono le condizioni strutturali, logistiche
e funzionali per accertare questi ragazzi.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI (ore 11,30)
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ANDREA COLASIO. Va anche detta una cosa, ad onor del vero, perché bisogna essere
molto franchi: vi sono stati atenei che non hanno fatto fare gli esami, non hanno
precostituito dei diritti soggettivi, delle legittime aspettative. D'altro canto,
vi sono stati altri atenei che hanno permesso ai ragazzi di fare uno, cinque,
dieci, quindici esami.
Io credo che noi dovremmo trovare un giusto equilibrio: contemperare il rispetto
forte, prioritario dell'autonomia universitaria e, d'altro canto, tener conto
di situazioni che noi riteniamo sbagliate ed anomale. Quindi, come gruppo della
Margherita, noi non voteremo questo emendamento. La nostra posizione è molto chiara:
noi riteniamo che, laddove il ragazzo abbia sostenuto un esame, esistano le condizioni
per una sanatoria, perché vi è una corresponsabilità oggettiva da parte dell'ateneo
che ha creato delle aspettative.
L'auspicio è chiaro e concordo con i colleghi Bimbi, Acquarone e Sora. Per quanto
concerne il gruppo della Margherita, è evidente che questa è l'ultima occasione
in cui esprimeremo un voto favorevole su qualunque ipotesi anche minimalista di
sanatoria.
D'altro canto, sarebbe lesivo della nostra credibilità e della nostra autorevolezza
come parlamentari se questa situazione si configurasse, contrariamente a quanto
stiamo dicendo, come una sorta di eterno ritorno.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale,
l'onorevole Foti. Ne ha facoltà.
TOMMASO FOTI. Signor Presidente, già nella passata legislatura avevo espresso
un voto contrario ad ogni ipotesi di sanatoria. Intendo ribadire questo giudizio,
atteso anche che l'aver adito il tribunale amministrativo regionale non costituisce
per nulla una situazione di privilegio. Si tratta soltanto di una richiesta che
viene formulata e che, non a caso, il TAR ammette con riserva. Tutti coloro i
quali vengono ammessi con riserva sanno perfettamente che, in un secondo grado
di giudizio, possono esserne esclusi. Quindi, avendo sentito precedentemente evocare
una lesione della Costituzione, se non passasse questa sanatoria, ritengo che
la stessa vada sostanzialmente a modificare i principi e gli atti fondamentali
del diritto. Da qui il mio voto contrario ad ogni ipotesi di sanatoria.
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PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento
Brusco 1.1, non accettato dalla Commissione e sul quale il Governo si rimette
all'Assemblea.
(Segue la votazione).
STEFANO CALDORO, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la
ricerca. Signor Presidente, il Governo ha espresso parere conforme al relatore.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera comunque respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 417
Votanti 391
Astenuti 26
Maggioranza 196
Hanno votato sì 106
Hanno votato no 285).
Prendo atto che l'onorevole Marinello ha erroneamente espresso un voto contrario,
mentre avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.
GIOVANNA BIANCHI CLERICI, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIOVANNA BIANCHI CLERICI, Relatore. Signor Presidente, intervengo per svolgere
una precisazione. Mi rendo conto che lei, Presidente, è appena arrivato, sostituendo
l'onorevole Mussi che ha presieduto fino a poco fa. Tuttavia, il Governo ha espresso,
sull'emendamento Brusco 1.1, parere conforme al relatore ovvero di invito al ritiro
o contrarietà. Credo che questo sia molto importante soprattutto...
PRESIDENTE. Sta bene, onorevoli Bianchi Clerici. Resta agli atti che il Governo
dà l'assenso a quanto lei diceva.
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Passiamo alla votazione dell'emendamento Bellillo 1.2. Prendo atto che l'onorevole
presentatore non accede all'invito al ritiro. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento
Bellillo 1.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 417
Votanti 404
Astenuti 13
Maggioranza 203
Hanno votato sì 77
Hanno votato no 327).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Ranieli 1.3.
Chiedo all'onorevole Ranieli se acceda all'invito al ritiro del suo emendamento.
MICHELE RANIELI. No, signor Presidente, e chiedo di parlare per dichiarazione
di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MICHELE RANIELI. Signor Presidente, insisto sull'accoglimento dell'emendamento
al nostro esame per le motivazioni espresse poco fa. L'approvazione di tale emendamento
offrirebbe la possibilità di fornire una risposta a migliaia di giovani che non
si sono inventati un ricorso immotivato. Essi hanno presentato un ricorso avverso
una graduatoria. I tribunali amministrativi hanno dato la sospensiva. Alcune università
hanno iscritto con riserva quasi la stragrande maggioranza di essi e molti, tanti,
tantissimi di questi ragazzi hanno sostenuto uno, due, cinque o quattordici esami.
Alcune università, come la Federico II di Napoli - la prima università - ha iscritto
questi studenti con riserva se mesi dopo. Questi ragazzi, dunque, non sono stati
posti in condizione di poter sostenere gli esami.
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Il problema esiste e riguarda almeno duemila famiglie italiane, che hanno affrontato
notevoli disagi e difficoltà - non mi riferisco soltanto alle risorse finanziarie
impegnate per fare ricorso ai tribunali amministrativi e al Consiglio di Stato
- perché alcune facoltà, pur avendo iscritto tali studenti con riserva, non hanno
consentito loro di sostenere esami.
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Altre facoltà, pur avendoli iscritti, gli hanno consentito di sostenere gli esami
sebbene questi non sono stati trascritti nei libri universitari. Da parte mia
ritengo che il diritto allo studio e la tutela all'istruzione rappresenti un diritto
costituzionale. Negare ciò, pertanto, significa violare la Costituzione.
In passato, finanche la Corte costituzionale, è stata necessitata a pronunciarsi
in tal senso e il Parlamento, approvando la legge n. 264 del 1999, ha cercato
di regolamentare meglio l'accesso ai percorsi universitari, ma ciononostante,
non un TAR di Calabria o di Sicilia o di Piemonte, ma quasi tutti i TAR italiani
hanno assentito su questa sospensiva.
Il Parlamento è già moroso per non aver dato una risposta in tempi tecnici adeguati
in modo da rendere giustizia a questi giovani. Ritengo, inoltre, che questo Parlamento
debba comunque fornire una risposta per porre fine ad una situazione di ingiustizia
e di disagio che vivono duemila e più famiglie italiane a cui è stato impedito
e stiamo ancora impedendo l'esercizio della tutela del diritto allo studio per
i propri giovani.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Martella.
Ne ha facoltà.
ANDREA MARTELLA. Signor Presidente, l'Assemblea è chiamata oggi a pronunciarsi
in materia di iscrizione ai corsi ad accesso programmato e, in particolare, ad
affrontare la situazione di quegli studenti che hanno fatto ricorso contro i provvedimenti
che li hanno esclusi dalla frequentazione dei corsi e che sono stati iscritti
a frequentare tali corsi con riserva.
Siamo stati sollecitati ad occuparci di questa materia a seguito delle diverse
proposte di legge presentate da parlamentari sia della maggioranza sia dell'opposizione.
Non è stato possibile trovare, come ho detto nel corso del mio precedente intervento,
una posizione concorde all'interno della Commissione e, conseguentemente, il testo
predisposto, di fatto, non affronta il problema nella sua specificità, sebbene
salvaguardi alcuni diritti acquisiti e crediti maturati, però, ripeto, in tale
testo non si pone il problema di regolarizzare le iscrizioni di
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coloro che sono stati ammessi a frequentare i corsi con riserva.
Si tratta davvero di una situazione difficile che in passato il Parlamento, come
hanno ricordato autorevolmente alcuni colleghi, ha affrontato perché era stato
chiamato a farlo dalla Corte costituzionale che, con una sentenza del 1998, ha
riconosciuto, in via di principio, la legittimità degli accessi programmati, con
particolare riferimento a quei corsi per i quali la programmazione stessa discendesse
da direttive comunitarie.
Il Parlamento, quindi, è stato di fatto invitato dalla Corte costituzionale a
disciplinare in via legislativa la materia ed inoltre a farlo con particolare
riferimento al meccanismo dell'accesso ai corsi. L'iter legislativo si è concluso
con l'approvazione della legge n. 264 del 1999 la quale, all'articolo 5, ha previsto
una prima sanatoria o regolarizzazione. Questa norma, entrata in vigore nell'agosto
del 1999, ha, quindi, ricreato la possibilità di dare vita a nuovi contenziosi
per l'anno accademico 2000-2001. Il problema, difatti, si è ripresentato e il
Parlamento è intervenuto nuovamente su questa materia con l'approvazione la legge
n. 133 del 2001 con la quale è stata prevista la regolarizzazione degli studenti
iscritti con riserva all'anno accademico 1999-2000 prevedendo la possibilità di
una loro iscrizione all'anno successivo e riconoscendo gli eventuali crediti formativi
maturati e, inoltre, consentendo l'iscrizione al secondo anno per quegli studenti
che avessero sostenuto con esito positivo almeno un esame.
Ci siamo trovati, pertanto, di fronte a nuovi contenziosi nel corso del 2002,
a nuove sospensive sancite dal TAR e, conseguentemente, il Parlamento è stato
chiamato nuovamente ad occuparsi di questa materia che si presenta complessa e
delicata. E rispetto ad essa vi sono, da una parte, i parlamentari, come l'onorevole
relatrice, che legittimamente ritengono che non sia opportuno intervenire con
legge per sanare i contenziosi. Dall'altra, fra i nostri colleghi, vi sono coloro
che sono favorevoli alla regolarizzazione delle iscrizioni facendo leva sulla
situazione soggettiva di quegli studenti ricorrenti i quali attendono la sanatoria,
in analogia con quanto ottenuto dai loro colleghi degli anni precedenti.
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In questo caso, se non avvenisse la regolarizzazione, si verrebbe davvero a creare
una situazione di disparità tra gli studenti che hanno usufruito di una regolarizzazione
e coloro che invece non hanno potuto godere di questo stesso beneficio. Naturalmente,
allo stesso modo è possibile affermare che una nuova disciplina derogatoria verrebbe
a rappresentare un fattore di iniquità verso quegli studenti che non hanno fatto
ricorso, non hanno beneficiato delle sospensive del TAR e, quindi, si trovano
comunque fuori da questa vicenda. Allo stesso modo, sono altrettanto fondate le
ragioni di coloro che ritengono che vada tenuta in considerazione la grave penalizzazione
che avrebbero quegli studenti ai quali comunque è stato consentito, dopo la pronuncia
del TAR, di essere iscritti all'università e di iniziare un percorso, che hanno
sostenuto degli esami e che ora si trovano, a seguito delle sentenze del Consiglio
di stato, a veder annullato quel percorso e, di fatto, ad essere espulsi dall'università.
Noi riteniamo invece che il nostro compito sia, per quanto è possibile, quello
di dare la possibilità di non vedere interrotto questo percorso universitario
per quegli studenti che abbiano sostenuto almeno un esame e, per questa ragione,
abbiamo di fatto proposto un emendamento che si richiama, come già ricordavo,
alla legge n.133, che consente appunto di prevedere l'iscrizione al secondo anno
per quegli studenti che hanno superato con esito positivo almeno un esame.
È vero, il Parlamento non può alimentare il contenzioso, è vero, noi non possiamo
interpretare questa materia come una coda destinata poi a ripresentarsi negli
anni successivi. Pertanto, credo che sarebbe opportuno, anche perché, l'orientamento
attuale non è quello di concedere altre sospensive, chiudere definitivamente questo
contenzioso (mi riferisco a quelle centinaia di studenti che ancora lo hanno aperto),
prevedere un intervento legislativo che predisponga quindi la regolarizzazione
degli iscritti e l'applicazione della legge n. 264.
Ci sembra un modo corretto per affrontare il problema, non rigettando le ragioni
di coloro che hanno fatto ricorso, che sono state spiegate dai colleghi, che sono
ragioni fondate alle quali io credo il legislatore debba guardare con attenzione,
ma non consentendo l'iscrizione di tutti quanti, cioè una sorta di
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sanatoria tout court anche per coloro che non hanno sostenuto alcun esame. C'è
quindi in questa situazione così controversa e difficile un principio di equità
che noi tenteremo di fare applicare anche in coerenza con quanto il Parlamento
ha già fatto nel corso della precedente legislatura (Applausi dei deputati del
gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Savo.
Ne ha facoltà.
BENITO SAVO. Signor Presidente, intervengo per dire che sottoscrivo l'emendamento
Ranieli 1.3. Infatti, la società occidentale nei secoli avanza con un ritmo direttamente
proporzionale alla libertà di scelte culturali e formative a confronto. La legge
illiberale n. 341 del 1990 impedisce ai giovani di estrazione sociale più debole
di confrontarsi nelle università italiane con gli altri che santi in paradiso
ne trovano e anche troppi.
Era il tempo in cui si immaginava erroneamente il cittadino in funzione dello
Stato e non viceversa. Il provvedimento n. 1773 in esame pensa di sanare le carenze
della legge n. 341 del 1990 e, se non interverranno emendamenti correttivi, come
questo, si cadrà nel grottesco. Infatti, studenti che hanno sostenuto magari dieci
esami di un corso di laurea potranno essere sanati ma in un corso diverso rispetto
agli esami sostenuti. Il rimedio, signor Presidente, sarebbe peggiore della beffa
per le famiglie e per gli studenti orientati verso percorsi formativi ingiustamente
limitati.
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La liberalizzazione delle scelte in uno Stato democratico contribuisce allo sviluppo
attraverso le potenzialità dei singoli, se espresse.
Chiedo di aggiungere la mia firma all'emendamento Ranieli 1.3.
PRESIDENTE. Sta bene.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Titti De Simone. Ne
ha facoltà.
TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, chiedo ai colleghi un supplemento di riflessione
perché ritengo che la questione sia molto più semplice di quella che qui si sta
profilando, con posizioni molto contraddittorie anche rispetto a quelle assunte
nella precedente riunione del comitato dei nove. Questo Parlamento è chiamato
ad assumersi una responsabilità molto precisa: regolarizzare le iscrizioni ammesse
con riserva di circa un migliaia di studenti italiani che hanno fatto ricorso
al TAR e hanno ottenuto un'ordinanza di sospensione. Questi studenti, per via
di queste ordinanze di sospensione, hanno intrapreso un percorso di studi, hanno
sostenuto esami, hanno frequentato lezioni e corsi e, ovviamente, hanno anche
sostenuto costi per poter proseguire questo percorso formativo. Oggi ci assumeremmo
una grossa responsabilità votando il blocco, l'annullamento di questo percorso
formativo, a mio avviso, violando il principio costituzionale del diritto allo
studio.
Vorrei chiarire a quei colleghi che continuano, a mio avviso in modo ambiguo,
a sostenere il contrario (anche tra le file del centrosinistra e me ne dispiace
perché credo sia davvero scorretto nei confronti di questi ragazzi continuare
a sostenere questa tesi dopo un anno di discussione in Commissione) che non ci
saranno più sospensive del TAR; siamo, davvero, di fronte alla coda di un lungo
contenzioso. Non permettere questa regolarizzazione significherebbe avallare un'ulteriore
ingiustizia tra coloro che hanno usufruito della regolarizzazione negli anni passati
e questa coda che non potrebbe usufruirne. Per quale ragione, visto che dopo il
parere del Consiglio di Stato i TAR non hanno più emesso ordinanze di
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sospensione per l'ammissione ai corsi di laurea a numero chiuso? Non ci troveremo
più davanti un'ulteriore richiesta di regolarizzazione perché le ordinanze di
sospensione del TAR non ci sono più dopo il parere del Consiglio di Stato. Questi
sono i dati, nero su bianco, che tutti abbiamo a disposizione. Dunque, per favore,
non diciamo cose che non sono vere, assumiamoci fino in fondo la responsabilità
nelle nostre posizioni.
Noi, con l'atto Camera n. 1773 vogliamo la regolarizzazione per restituire certezza
a chi ha maturato questi diritti (stiamo parlando del diritto allo studio) e questi
ragazzi hanno tutte le ragioni di vederli, qui, confermati. Con questi emendamenti,
dunque, vogliamo finalmente porre la parola fine a questo contenzioso e garantire,
anche a questa coda, una regolarizzazione e una certezza per il futuro. Lo dico
anche perché mi dispiace constatare l'atteggiamento di chiusura che il centrosinistra
sta dimostrando con le votazioni su questi emendamenti, contraddicendo posizioni
che ha espresso anche pochi minuti fa nel comitato dei nove, dove aveva preannunciato
una posizione di astensione dal voto rispetto alle soluzioni che qui sono state
articolate. Questo atteggiamento di chiusura sta condizionando lo svolgimento
e il buon esito di questa discussione parlamentare. Ritengo che questo debba essere
sottolineato; pertanto facciamo appello, davvero, a tutti colleghi perché venga
approvato l'emendamento Ranieli 1.3 poiché si tratta di chiudere la coda di un
contenzioso, non ci sono altri ricorsi e non ci saranno altre sospensive del TAR.
Non possiamo scegliere la strada dello sbarramento ad un esame! Lo dico ai colleghi
del centrosinistra, ai quali ho provato a spiegarlo per un anno e che, a questo
punto, credo siano sordi. Lo sbarramento ad un esame significa escludere da questa
regolarizzazione studenti e studentesse che non hanno responsabilità personali
per il fatto di non aver sostenuto neanche un esame: ciò, infatti, è attribuibile
all'atteggiamento difforme tenuto dagli atenei rispetto a tale vicenda. Quindi,
lo sbarramento ad un esame non è sostenibile perché escluderebbe, lo ripeto, i
meno fortunati non per una loro responsabilità soggettiva, ma a causa dell'atteggiamento
difforme da parte degli atenei! Vi prego pertanto di fermarvi! Ci vuole un attimo
di riflessione: chiudiamo questa vicenda
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con un atto giusto che dia certezza di diritto a questi ragazzi (Applausi dei
deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bellillo.
Ne ha facoltà.
Onorevole Bellillo, il suo gruppo ha esaurito il tempo a propria disposizione,
ma non posso negarle la parola.
KATIA BELLILLO. Signor Presidente, intervengo solamente per annunciare la mia
intenzione di apporre la firma all'emendamento Ranieli 1.3 e per ribadire come
in Assemblea, ancora una volta, si stia compiendo un atto di ingiustizia senza
alcuna giustificazione. Mi rivolgo soprattutto ai colleghi della mia coalizione:
abbiamo discusso di tale questione per un anno e, pur comprendendo le preoccupazioni
e le difficoltà di alcuni di loro, proprio non capisco l'atteggiamento di chiusura
ora dimostrato nella votazione delle proposte emendative poc'anzi esaminate.
Non vorrei che dietro a questo provvedimento si nascondesse in realtà ben altro.
Forse questa proposta di legge non è solamente una leggina qualunque, ma, forse,
dietro di essa, si nascondono posizioni politiche rispetto a quella che dovrebbe
essere la qualità della scuola e, in particolare, dell'università. Soprattutto,
non capisco se si sia effettivamente tutti d'accordo sul fatto che l'università
è un diritto e che non può esserci una preselezione nell'accesso. L'accesso deve
essere garantito a tutti, e solamente nella verifica delle capacità e delle qualità
dello studente deve essere possibile attuare una sezione. Non vorrei che vi fosse,
qui in Parlamento, una parte che ritenga che sulle università del nostro paese
si possa ormai ragionare solo con il numero chiuso (Applausi dei deputati del
gruppo Misto-Comunisti italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Acquarone.
Ne ha facoltà.
LORENZO ACQUARONE. Signor Presidente, la gentile collega Titti de Simone, che
ha la felix culpa di essere giovane, ha detto che questa sarebbe l'ultima volta
che ci troviamo ad affrontare tale questione. Onorevole Titti De Simone, noi che
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non abbiamo questa felix culpa il discorso per il quale si sarebbe trattato dell'ultima
volta lo abbiamo sentito per ben cinque volte.
TITTI DE SIMONE. Ma non ci sono più le sentenze sospensive dei TAR!
LORENZO ACQUARONE. Questa è una presa in giro per il Parlamento! La questione
grave è che in questo caso la disparità non esiste tra studente e studente, bensì
tra studente che ha presentato il ricorso e studente che, viceversa, si è adeguato
alla legge. Quindi noi commetteremmo un'ingiustizia enorme nei confronti di chi
ha rispettato la legge (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo,
di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buontempo.
Ne ha facoltà.
TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, vorrei innanzitutto dire all'onorevole Acquarone
- che rispetto anche per le sue qualità professionali - che ricorrere ad un tribunale
amministrativo non significa non rispettare la legge: semmai, tramite quella via,
si chiede l'applicazione di una norma (Applausi di deputati dei gruppi di Alleanza
nazionale, dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro,
di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani)! Se passasse il suo principio
lei resterebbe senza lavoro!
Cerchiamo pertanto di esaminare le questioni nel merito. Rispetto molto gli interventi
dei colleghi di Alleanza nazionale che hanno lavorato, come l'onorevole Butti,
su questo provvedimento, tant'è che vi sono molte proposte emendative presentate
dai colleghi del mio gruppo (io stesso, assieme ai colleghi Fatuzzo e Catanoso,
sono tra i firmatari di una proposta di legge per la risoluzione di questo problema).
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Intanto, stiamo discutendo del fatto che il testo della Commissione afferma che
gli esami sostenuti da questi studenti vengono accolti, soltanto che sono validi
non per la facoltà nella quale sono iscritti ma in un'altra facoltà. Ciò a me
sembra paradossale, perché uno studente può aver sostenuto esami nella facoltà
di medicina e gli stessi saranno validi ai fini del percorso che dovrà intraprendere
presso la facoltà di giurisprudenza. Onorevoli colleghi, l'emendamento in esame
propone di cancellare la parte relativa ad altro corso di diploma universitario
o di laurea.
Signor Presidente, condivido che, ad un certo punto, le sanatorie non debbano
essere infinite, ma ciò compete allo Stato. Credo che il cittadino che ritiene
di avere un diritto - tanto che legalmente si rivolge ai tribunali amministrativi
regionali - debba esercitare quel diritto.
Onorevoli colleghi, l'iscrizione in uno di questi corsi di laurea, evidentemente,
per una famiglia e per uno studente è una scelta effettuata anche per la vicinanza
geografica della facoltà e anche per problemi economici. Infatti, per trasferire
un figlio dalla Basilicata o dalla Calabria a Milano o a Roma per motivi di studio
occorrono due o tre milioni di lire al mese e chi ne guadagna altrettanti, come
lavoratore dipendente, deve rinunciare a far svolgere l'università ai figli! Vi
è un problema di carattere sociale generale.
Pertanto, solo una legge può impedire che i rettori accolgano le iscrizioni. Noi
dobbiamo fare questo. Non possiamo lasciare tutto al libero arbitrio e poi affermare,
con un altro libero arbitrio, che gli esami vengono accolti in una università
e non in un'altra. Allora, dobbiamo approvare una legge con cui il Parlamento
stabilisce ciò che vuole, ma che dia una certezza di diritti e di doveri sia per
gli studenti sia per i rettori.
Mi sembra paradossale che si pensi di mettere in crisi il sistema universitario
nazionale alla vigilia di una riforma universitaria di cui non conosciamo i contenuti.
Mi pare paradossale che esso si metta in crisi, perché saniamo la posizione di
studenti che hanno già sostenuto esami e ai quali è già stato consegnato il libretto
universitario. Si tratta di sanare queste situazioni, perché gli esami sostenuti
siano validi
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per il corso di studio che ha scelto, approvando poi una legge che faccia chiarezza
e non lasci tutto al libero arbitrio. Questa mi sembra la strada più indicata.
Siccome vi sono posizioni diverse ed il gruppo di Alleanza nazionale non esprimerà
un voto uniforme, dal momento che ognuno ritiene di votare secondo coscienza,
pur rispettando il lavoro svolto (avendo già presentato sia la proposta di legge
sia alcuni emendamenti), voterò a favore dell'emendamento Ranieli 1.3, anche se
presentato da un collega appartenente ad altro gruppo. Mi sembra, infatti, un
emendamento di grande buon senso che non crea alcun danno allo Stato.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Jannone.
Ne ha facoltà.
Ricordo all'onorevole Jannone che ha un minuto di tempo a disposizione.
GIORGIO JANNONE. Signor Presidente, rispetterò i tempi a mia disposizione. Intervengo
solamente per dire che, a titolo assolutamente personale, mi riconosco negli interventi
degli onorevoli Titti De Simone e Buontempo. Credo che la regolarizzazione richiesta
per questi ragazzi sia finalizzata solamente a poter procedere negli studi. Già
questa buona fede e questa finalità mi porta a vedere con favore questa richiesta,
che mi sembra voglia andare solamente contro alcuni piccoli errori ed una eccessiva
burocrazia nel nostro paese (Applausi di deputati del gruppo di Forza Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto onorevole Parolo.
Ne ha facoltà.
UGO PAROLO. Signor Presidente, intervengo solo per svolgere una piccola considerazione
e mi rivolgo soprattutto agli amici della sinistra che si vantano sempre di avere
l'esclusiva nella difesa dei più deboli. Dovremmo ricordare che in questo paese
così civile presentare un ricorso al TAR costa come minimo 2-3 mila euro e, forse,
le persone più deboli sono proprio quelle che non hanno potuto presentare tale
ricorso: con il vostro condono verrebbero escluse dalla sanatoria! Riflettete
su tale aspetto (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).
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GIOVANNA BIANCHI CLERICI, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIOVANNA BIANCHI CLERICI, Relatore. Signor Presidente, chiedo qualche istante
di attenzione all'Assemblea perché nel corso del dibattito svoltosi negli ultimi
minuti sono state dette molte inesattezze e date molte interpretazioni di parte.
Vorrei molto rapidamente riepilogare i fatti affinché tutti abbiano la possibilità
di esprimere il loro voto in assoluta conoscenza e con assoluta certezza.
Il Parlamento nella scorsa legislatura ha votato una legge, la n. 264 del 1999
(allora governava l'Ulivo). Tale legge recepiva una direttiva della Comunità europea
che ci chiedeva di adottare il numero programmato per le facoltà di medicina,
odontoiatria, architettura e veterinaria. Infatti, si tratta di facoltà in cui
è necessario che gli studenti abbiano attrezzature specifiche: non si può imparare
ad operare le persone o svolgere lavori sanitari senza i necessari tirocini e
la necessaria pratica. Tale legge venne approvata a maggioranza pressoché totale,
ad eccezione del gruppo di Rifondazione comunista che si è sempre coerentemente
dichiarato contrario al numero chiuso. Nel corso dell'esame di tale legge venne
introdotto l'articolo 5 nel quale si prevedeva una sanatoria per tutti gli studenti
che avevano, nel frattempo, ricorso al TAR contro la non ammissione all'università
perché non avevano passato il test. Dunque, con la sanatoria prevista dall'articolo
5 sanammo tutto il pregresso.
L'anno successivo alcuni studenti ritennero di ricorrere nuovamente usando come
appiglio il fatto che la suddetta legge era stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale
a pochi giorni di distanza dalla scadenza delle iscrizioni universitarie. Fu ritenuto
da parte di molti colleghi, che presentarono proposte di legge in proposito, che
vi fosse un appiglio giuridico per varare un'altra sanatoria. Come hanno ricordato
gli onorevoli Acquarone, Soro ed altri il Parlamento si lacerò in un dibattito
molto intenso (ricordo, ad esempio, gli interventi dei colleghi Melograni e Salvati).
Alla fine, prevalse l'orientamento di regolarizzazione sulla base di un esame.
Questa volta, però, non abbiamo più appigli legali e giuridici per fare una sanatoria
perché la legge n. 264 è
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pienamente in vigore e non possiamo più giustificare una disparità verso coloro
che non hanno presentato ricorso. Infatti, presentare un ricorso contro la legge
sarà anche un diritto, ma credo che il Parlamento debba porsi la questione del
rispetto di coloro che hanno ritenuto di obbedire alla legge.
Infine, vorrei ricordare che il Consiglio di Stato ha rigettato, al momento, tutte
le istanze di sospensiva. Quindi, tali studenti al momento non sono iscritti e
non possono frequentare. Con il testo approvato dalla Commissione consentiamo
loro di iscriversi al secondo anno di altra facoltà, facciamo salve le eventuali
provvidenze che abbiano avuto e ritardiamo il fermo di leva. Dunque, credo sia
corretto votare contro gli emendamenti ed a favore del testo della Commissione.
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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Biondi.
Ne ha facoltà.
ALFREDO BIONDI. Desidero apporre la mia firma sull'emendamento in oggetto. Lo
faccio per un motivo di coerenza, perché anche nell'altra legislatura sostenni
quanto oggi ho sentito dire dalla collega De Simone e da altri colleghi. Perché
non è vero che se una persona fa un ricorso corre un rischio o se lo corre - come
ho sentito dire - lo corre perché paga e quindi acquisisce un diritto perché ricco.
Chi esercita un proprio diritto non lede nessuno (Applausi di deputati del gruppo
di Alleanza nazionale e dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista)! Se
vuoi, collega Acquarone, te lo dico anche in latino: qui iure suo utitur neminem
laedit (Applausi). Per questo motivo vorrei firmare questo emendamento, sostenendolo
e facendo mie le ragioni che ho sentito esporre dalla collega De Simone e dal
collega Buontempo, uniti nella lotta.
PRESIDENTE. Questa disputa Biondi-Acquarone è veramente di grande qualità!
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole
Arrighi. Ne ha facoltà.
ALBERTO ARRIGHI. Sinceramente ero molto indeciso sul voto da esprimere su questi
emendamenti. Dopo la discussione devo dire che penso esista una mancanza oggettiva
di attenzione nei confronti di chi effettivamente ha ricorso. Il problema è che
ha ragione chi sostiene la tesi che i ricorrenti sono comunque persone che hanno
potuto permettersi di fare un ricorso al TAR. Onorevole Biondi, io la comprendo,
ma quando ci si rivolge alla giustizia amministrativa mi sembra che lo si faccia
per far valere un interesse legittimo e non per tutelare un diritto soggettivo.
Pertanto se volessimo far valere un interesse legittimo lo dovremmo fare nei confronti
di tutti gli studenti esclusi. Attivare una procedura di questo tipo solo nei
confronti degli studenti ricorrenti mi sembra un atto di
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profonda ingiustizia sociale (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale,
di Forza Italia e della Lega nord Padania).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto a titolo personale
l'onorevole Fatuzzo. Ne ha facoltà.
FABIO FATUZZO. Signor Presidente, ritengo che l'argomento debba essere affrontato
in maniera un po' diversa. Credo che il numero chiuso sia stato posto - da quanto
ho capito dagli ultimi interventi - più per tutelare il numero degli abilitanti
ad esercitare una certa professione che non per chiudere l'accesso all'università.
Questo ritengo sia contrario anche allo spirito della futura prossima riforma
della scuola e dell'università, perché queste ultime non sono aree da limitare
ma piuttosto da ampliare. Ritengo quindi che se si vuole limitare il numero degli
abilitati ad esercitare una certa professione, si debba intervenire sugli esami
abilitanti post lauream. Per quello che riguarda invece l'accesso all'università
questo deve essere assolutamente liberalizzato perché la frequentazione dell'università
nel nostro paese deve essere aumentata, in quanto l'Italia registra un altissimo
numero di iscritti all'università che poi abbandono gli studi, ma che è senz'altro
inferiore al...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Fatuzzo.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento
Ranieli 1.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 421
Votanti 327
Astenuti 94
Maggioranza 164
Hanno votato sì 156
Hanno votato no 171).
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Passiamo all'emendamento Titti De Simone 1.4.
Prendo atto che i presentatori dell'emendamento non accedono all'invito al ritiro
formulato dal relatore e dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento
Titti De Simone 1.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 420
Votanti 328
Astenuti 92
Maggioranza 165
Hanno votato sì 74
Hanno votato no 254).
Passiamo all'emendamento Mario Pepe 1.5.
Prendo atto che il presentatore dell'emendamento non accede all'invito al ritiro
formulato dal relatore e dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento
Mario Pepe 1.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 419
Votanti 316
Astenuti 103
Maggioranza 159
Hanno votato sì 150
Hanno votato no 166).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento
1.11 della Commissione, accettato dal Governo.
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(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 416
Votanti 400
Astenuti 16
Maggioranza 201
Hanno votato sì 206
Hanno votato no 194).
Prendo atto che l'onorevole Bimbi avrebbe voluto esprimere un voto favorevole
anziché uno contrario.
Passiamo all'emendamento Saia 1.8.
MAURIZIO SAIA. Lo ritiro, Presidente!
PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo all'emendamento Perrotta 1.7.
Prendo atto che il presentatore dell'emendamento non accede all'invito al ritiro
formulato dal relatore e dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento
Perrotta 1.7, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 417
Votanti 404
Astenuti 13
Maggioranza 203
Hanno votato sì 52
Hanno votato no 352).
Passiamo all'emendamento Catanoso 1.6.
Prendo atto che i presentatori non accedono all'invito al ritiro formulato dal
relatore.
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Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento
Catanoso 1.6, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 417
Votanti 412
Astenuti 5
Maggioranza 207
Hanno votato sì 58
Hanno votato no 354).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Martella 1.9.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.
ALBA SASSO. Signor Presidente, intervengo per illustrare il nostro emendamento.
In una situazione difficile - e la discussione di questa mattina ne è una testimonianza
-, il Parlamento si è già espresso più volte sulla regolarizzazione degli studenti
che non hanno superato le prove di accesso.
Ritengo sia difficile trovare una posizione equilibrata e credo sia difficile
ragionare di tale questione senza...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per cortesia lasciate parlare l'onorevole Sasso!
Prego, onorevole Sasso.
ALBA SASSO. Si tratta di una materia nella quale entrano in contraddizione opposti
punti di vista: le esigenze degli studenti ricorrenti, le loro attese - favorite
anche dalle sentenze di TAR -, gli interessi delle università a riconoscere legittimità
alle procedure di accesso definite dalla legge n. 264 del 1999, l'autonomia delle
università.
Sappiamo che esiste un problema sulle modalità di accesso alle università, ma
non crediamo che questa discussione sia il loro giusto per affrontarlo e ci rendiamo
anche conto che qualsiasi soluzione creerà scontento.
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Vogliamo intervenire in questo contenzioso sapendo che si tratta di una scelta
difficile e lo vogliamo fare rifacendoci ai criteri già adottati nel passato con
la legge n. 133, approvata da questo Parlamento nel 2001, ciò proprio al fine
di non creare disparità.
Dunque, con il nostro emendamento, proponiamo di consentire l'iscrizione al secondo
anno del relativo corso di laurea a quegli studenti che abbiano sostenuto, con
esito positivo, almeno un esame.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Titti
De Simone, alla quale ricordo che ha esaurito i tempi. Ne ha facoltà.
TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, deve essere chiaro che quanto è avvenuto nel
corso di questa discussione, che ha precluso una soluzione giusta e corretta del
problema, è frutto di un atteggiamento, a mio avviso totalmente sbagliato, delle
forze del centrosinistra, che hanno respinto gli emendamenti, presentati da deputati
sia dell'opposizione sia della maggioranza, tendenti ad una regolarizzazione delle
iscrizioni degli studenti ricorrenti.
Questo emendamento del centrosinistra costituisce l'ultima spiaggia, dunque -
onorevole Martella -, esprimeremo un voto favorevole sullo stesso solo per questo
motivo. Infatti, vogliamo veramente fornire un'ultima possibile speranza, anche
se la soluzione da voi proposta è profondamente ingiusta, in quanto discriminerà
ulteriormente chi è stato più fortunato e chi lo è stato meno non per una propria
responsabilità, ma per un atteggiamento di corresponsabilità degli atenei che,
anche oggi, abbiamo denunciato apertamente.
È un'ultima spiaggia e solo in questo senso esprimeremo un voto favorevole sull'emendamento
in esame; infatti, lo sbarramento ad un esame è improprio, vista la difformità
degli atteggiamenti assunti dagli atenei in questa vicenda e ciò lascerà fuori
ragazzi e ragazze che non hanno alcuna responsabilità.
Avete scelto un atteggiamento a nostro avviso del tutto inaccettabile, dunque
esprimeremo un voto favorevole sul vostro emendamento solo per una riduzione del
danno e come ultimo possibile rimedio per ridare certezza almeno ad una
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parte di questi studenti. Per gli altri, poi, ognuno di noi si assumerà le proprie
responsabilità per come ha gestito questa vicenda.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bimbi.
Ne ha facoltà.
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FRANCA BIMBI. Signor Presidente, voterò contro questo emendamento presentato dai
colleghi del gruppo dei Democratici di sinistra perché intanto, da professore
universitario, considero i miei studenti come esseri adulti e responsabili che,
quando firmano un ricorso al TAR, sanno quello che fanno e, quindi, sanno che
c'è una sospensiva. In questo caso, c'è già un responso negativo del Consiglio
di Stato. Ma vorrei dire di più: forse, sono stati mal consigliati, perché, onorevole
Buontempo, permettere agli studenti di iscriversi a corsi affini non rappresenta
altro che la strada seguita normalmente dall'università. Invece di spendere i
soldi per presentare il ricorso al TAR e per pagare gli avvocati, questi studenti
facciano esami, per esempio, presso la facoltà di biologia, esami che verranno
riconosciuti nell'anno successivo, nel momento in cui si supera la selezione.
Quanto al numero programmato, vorrei fare due osservazioni. Quanto alla prima,
in questo caso per medicina e odontoiatria il numero programmato è richiesto da
una direttiva europea. In secondo luogo, se verrà una riforma dell'università
che liberalizzerà completamente l'accesso, cancellando i numeri programmati, non
credo che ciò andrà a favore dei ceti meno abbienti, come pensiamo. Avverrà il
contrario. Leggete, per favore, le performance dei sistemi universitari in cui
ci sono numero programmato e adeguate risorse per il diritto allo studio. Sbagliate
anche voi, cari colleghi di Rifondazione comunista e dell'Ulivo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buontempo.
Ne ha facoltà.
TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, a me piace sempre ascoltare. Però, sinceramente,
non capisco questo accanimento. Giorni fa abbiamo letto notizie di cronaca relative
ad un giovane che, essendo stato disturbato davanti ad una discoteca, ha preso
la macchina ed ha ucciso un suo coetaneo. Abbiamo una diffusione della droga che
produce solitudine, emarginazione e morte ogni giorno. Abbiamo la
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violenza negli stadi. Abbiamo chi uccide un barbone per divertimento, in questa
società. Di fronte a questi tragici problemi della gioventù italiana, sinceramente
mi indigna la determinazione con la quale questo Parlamento si sta scatenando
contro giovani che hanno commesso il grande malaffare di voler frequentare una
facoltà universitaria con i soldi dei propri genitori. Ognuno può avere il suo
parere. Però, qual è il danno che questi giovani hanno prodotto? Quello di voler
frequentare una facoltà con i sacrifici dei genitori.
Si possono avere pareri diversi, ma, utilizzate questi toni da crociata contro
la microcriminalità, lo spaccio della droga e la delinquenza comune. Questi sono
giovani sani, giovani puliti, giovani che hanno un'ambizione nella vita, sant'Iddio!
Come possiamo umiliare, inginocchiare e offendere ragazzi che hanno l'ambizione
di crescere in una professione nel nostro paese? E noi gli sbattiamo la porta
in faccia! Ecco perché, come diceva una collega, l'emendamento 1.9 riduce il danno,
parlando di chi ha sostenuto almeno un esame. Ma, signori, gli atenei hanno fatto
questo dopo la sentenza del TAR! Questa è la verità. Qui non ci sono illegalità.
Semmai, come dice giustamente il collega che non la pensa come me, c'è una legge
che va rifatta. Ma facciamola! Caro collega, perché dal 1999 ad oggi - ripeto:
dal 1999 ad oggi - il Parlamento ha perso tutto questo tempo senza fare una legge
di grande chiarezza?
Allora, concludo. Di fronte a dati statistici che evidenziano una condizione giovanile
terribile, lo Stato, che non interviene sui fenomeni di devianza e di delinquenza,
ha l'unico coraggio di sbattere la porta in faccia a chi, invece, non ha compiuto
delitti né ha espresso manifestazioni violente ma ha presentato la domanda d'iscrizione
ad un ateneo e, ritenendo di avere un diritto, si è rivolto al TAR. Io da deputato
mi vergognerei se non dessi loro il riconoscimento di questo diritto per la vita!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento
Martella 1.9, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
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Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 389
Votanti 383
Astenuti 6
Maggioranza 192
Hanno votato sì 189
Hanno votato no 194).
Passiamo alla votazione dell'articolo 1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Martella. Ne ha facoltà.
ANDREA MARTELLA. Signor Presidente, l'esito di quest'ultima votazione ci porta
in una situazione negativa, perché in realtà con questo articolo 1 noi stiamo
per approvare un testo di legge che, di fatto, non dice nulla e non affronta il
problema di quei studenti che hanno fatto ricorso, che hanno frequentato gli esami
e che hanno avuto la possibilità, quindi, di maturare un proprio percorso formativo
ed universitario.
Con l'articolo previsto dalla Commissione, noi andiamo ad approvare un testo che
prevede che questi studenti non possono essere iscritti al secondo anno del corso
al numero di accesso programmato, che è il tema della nostra discussione - la
regolarizzazione a questi corsi -, ma consentiamo solamente la possibilità di
iscriversi ad un altro corso di laurea. Quindi, di fatto, non affrontiamo in maniera
positiva questo tema, non diamo la possibilità a questi studenti di vedere regolarizzata
la loro posizione e, da questo punto di vista, la Commissione ha prodotto un testo
ipocrita che non dice nulla.
Quindi, noi riteniamo che si debba votare contro questo testo e per questa ragione
avevamo proposto un emendamento che, come è stato detto, non rappresentava solo
la riduzione del danno ma un principio di equità in conformità alle sanatorie
già fatte da questo Parlamento e alla legge n. 133.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo
1, nel testo emendato.
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(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 364
Votanti 357
Astenuti 7
Maggioranza 179
Hanno votato sì 234
Hanno votato no 123).
Avverto che l'articolo aggiuntivo Mario Pepe 1.01 è stato ritirato.
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...
(Esame dell'articolo 2 - A.C. 1773)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 2 (vedi l'allegato A - A.C. 1173
sezione 4).
Nessuno chiedendo di parlare e non essendo state presentate proposte emendative,
passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo
2.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 369
Votanti 358
Astenuti 11
Maggioranza 180
Hanno votato sì 227
Hanno votato no 131).
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...
(Esame di un ordine del giorno - A.C. 1773)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'unico ordine del giorno presentato (vedi l'allegato
A - A.C. 1773 sezione 5).
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Chiedo al rappresentante del Governo di esprimere il parere sull'ordine del giorno
Mario Pepe n. 9/1773/1, nella nuova formulazione.
STEFANO CALDORO, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la
ricerca. Signor Presidente, l'onorevole Mario Pepe pone dei problemi reali e aveva
rappresentato queste motivazioni attraverso un emendamento di modifica della legge,
sul quale avevo espresso parere contrario: così era stato trasformato in un ordine
del giorno. Allo stato, il Governo non può risolvere problemi normativi e tra
l'altro credo sia stato espresso il parere contrario della V Commissione.
Per questi motivi il Governo si rimette all'Assemblea.
PRESIDENTE. Prendo atto che il presentatore insiste per la votazione del suo ordine
del giorno n. 9/1773/1.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del
giorno Mario Pepe n. 9/1773/1, su cui il Governo si rimette all'Assemblea.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 337
Votanti 284
Astenuti 53
Maggioranza 143
Hanno votato sì 164
Hanno votato no 120).
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...
(Dichiarazione di voto finale - A.C. 1773)
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Titti De Simone. Ne
ha facoltà.
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TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, intervengo per un minuto per dire che noi
voteremo contro questo provvedimento. Infatti, per come esce da quest'aula, confermando
la formulazione che era già stata approvata nella Commissione cultura, questo
provvedimento non serve assolutamente a nessuno: in altre parole, è una contraddizione
in termini, non va nella direzione di alcuna regolarizzazione.
Quindi, invito i colleghi a esprimere un voto contrario verso un provvedimento
che potrà essere solo un ulteriore schiaffo a questi studenti e al loro diritto
acquisito di poter portare a termine i loro percorso di studi: almeno, non aggiungiamo
al danno una beffa, onorevoli colleghi.
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Votiamo contro questo provvedimento e dispiace che, al di là delle articolazioni,
delle proposte, a causa di contraddizioni interne ai vari gruppi di maggioranza
ed opposizione non si sia potuto giungere ad una soluzione giusta e di diritto
che avrebbe ridato certezza a questo migliaio di studenti. Per queste ragioni,
vi chiediamo di non aggiungere a questo danno la beffa rappresentata dall'approvazione
di questo provvedimento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ranieli.
Ne ha facoltà.
MICHELE RANIELI. Signor Presidente, intervengo brevemente per ribadire che il
mio gruppo aveva presentato degli emendamenti per tutelare il diritto allo studio
di un migliaio di studenti. Per quanto ci riguarda abbiamo votato anche, e comunque,
tutti gli altri emendamenti; infatti, quando non è possibile garantire a tutti
il diritto allo studio, la sensibilità che caratterizza il mio gruppo ci ha imposto
di volerlo garantire almeno a qualcuno. Abbiamo apprezzato la disponibilità, la
sensibilità di forti gruppi all'interno della maggioranza e, con rammarico, abbiamo
preso atto delle divisioni di una sinistra che ancora non trova un modo per svolgere
la propria funzione politica. Ciò, ha portato, ancora una volta, all'approvazione
di un provvedimento che non risolve il problema di nessuno. Si tratta di una non
legge e credo che un Parlamento degno di questo paese non dovrebbe votarla. Per
questo motivo annuncio che il mio gruppo si asterrà dalla votazione di questo
provvedimento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Martella.
Ne ha facoltà.
ANDREA MARTELLA. Signor Presidente, intervengo, innanzitutto, per respingere il
giudizio del collega Ranieli, secondo cui le divisioni all'interno del centrosinistra
non hanno consentito l'approvazione di un testo di legge più avanzato di quello
predisposto dalla Commissione. Onorevole Ranieli, le divisioni si sono verificate
un po' ovunque, quindi
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non è stato possibile procedere in sede legislativa a causa del parere contrario
del Governo. Vi sono proposte di legge presentate da deputati di gruppi della
sua maggioranza, quindi lei capisce che, principalmente, il problema è all'interno
della vostra coalizione.
Per quanto ci riguarda, riteniamo che questo testo di legge, così come sta per
essere approvato, non rappresenta un rigetto totale della sanatoria e neanche
una proposta equa come quelle che noi avevamo predisposto e che prevedeva l'approvazione
di un articolo secondo cui potevano essere iscritti al secondo anno gli studenti
che avevano sostenuto almeno un esame. Quindi, il provvedimento in oggetto, a
questo punto, non serve a nulla, non risolve il tema che avevamo di fronte e sul
quale il Parlamento si era già espresso in precedenza. Il gruppo dei democratici
di sinistra, collaborando in Commissione ed in aula attraverso la presentazione
di emendamenti, aveva predisposto una linea che ci sembrava utile per affrontare
in maniera seria questo problema. Purtroppo, non è stato così, però credo che
le responsabilità siano tutte del centrodestra, nell'ambito della dialettica tra
Governo e maggioranza.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buontempo.
Ne ha facoltà.
TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, la responsabilità non è solo di questa maggioranza
parlamentare, ma anche delle precedenti. Vorrei ricordare che noi abbiamo approvato
leggi di sanatoria edilizia e fiscale che si sono ripetute nel corso degli anni.
Colleghi, mi pare che, francamente, qualcosa non funzioni; io ho votato a favore
di quelle sanatorie.
GIOVANNI RUSSO SPENA. Hai fatto male!
TEODORO BUONTEMPO. Oggi, però, se dovessi votare di nuovo terrei un diverso atteggiamento.
Infatti, non riesco a capire come possono fare gli stessi colleghi a sanare le
posizioni di coloro che hanno derubato il nostro paese portando capitali all'estero
o le posizioni di chi, alla faccia della legge e del bene comune, non ha pagato
le tasse in questo paese. Noi avremmo dovuto mandare in galera tutta questa
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gente, come avviene in tanti altri paesi del mondo, a cominciare dagli Stati Uniti
ai quali, spesso, si fa riferimento.
Lo abbiamo fatto perché, ad un certo punto, il paese deve intraprendere una nuova
strada e chiudere capitoli sbagliati del passato. Il Parlamento intende chiudere
i capitoli del passato per avviare una nuova Repubblica ed un nuovo corso, ma
troviamo una certa determinazione nei confronti di chi non lede i diritti di nessuno.
Onorevoli colleghi, occorre sempre pensare al bene ed al male delle persone: se,
per esempio, faccio il bene a Tizio, a chi faccio male? Questo è il problema.
In tale caso, non si fa male a nessuno, ma si commette un'ingiustizia, lo dico
tra virgolette, nei confronti di coloro che non hanno presentato il ricorso. Sia
nel campo del diritto privato sia in quello pubblico se il cittadino ritiene di
avere dei diritti, li deve far valere.
Non si tratta, tra l'altro, di una sanatoria, ma di una regolamentazione dello
stato dei fatti perché è stato concesso di sostenere alcuni esami a ragazzi che
aspiravano - non li si può criminalizzare per questo - ad accedere a quella facoltà,
a quella professione.
Il Parlamento avrebbe dovuto, dal 1999 ad oggi, fare chiarezza, ma non l'ha fatta.
Se avessi un figlio che aspirasse ad accedere ad una facoltà a Roma - lo dico
sinceramente - sarei d'accordo che presentasse la domanda. Inoltre, se ritenessi
che mi fosse stato leso un diritto, presenterei ricorso al TAR, altrimenti vivremmo
in una società di incubo, di paura dove il diritto della persona non può nemmeno
essere garantito attraverso il ricorso al Tribunale amministrativo.
In questo caso non si mettono in pericolo le università perché i tetti, nei prossimi
anni, saremo costretti ad ampliarli. Onorevoli colleghi, stiamo approvando una
proposta di legge sulla scuola per elevare al massimo il numero degli studenti
che si devono diplomare e accedere all'università, ma non mi sembra che il provvedimento
(come quello relativamente ad alcuni ordini professionali) persegua un certo risultato.
Colgo l'occasione per dire che non è possibile sostenere un esame da procuratore
fino a quando gli avvocati del collegio giudicante saranno della stessa città
e, pertanto, trascorreranno due, tre, quattro, cinque, otto anni prima di avere
la possibilità di conseguire l'abilitazione alla professione.
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Questo è il motivo per cui il diritto facciamolo valere sempre; non schiacciamo
chi è più debole e non umiliamo la speranza di un giovane di studiare, di migliorare,
non di rubare, non di spacciare, non di delinquere, perché questo sarebbe un brutto
cattivo segnale nei confronti della nostra gioventù.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bellillo.
Ne ha facoltà.
KATIA BELLILLO. Signor Presidente, credo che sarebbe stato meglio che questa proposta
di legge non giungesse all'esame dell'Assemblea. Abbiamo veramente preso in giro
gli studenti, i giovani che pensavano di aver maturato alcuni diritti (anche io
ritengo che essi ne avessero effettivamente). In realtà, questo provvedimento
non garantisce assolutamente niente e se venisse approvato in questo modo è solo
una presa in giro.
Abbiamo preso in giro per un anno questi giovani, anzi ritengo che ciò costituisce
un attacco alle libertà individuali perché parto dal presupposto che ognuno dovrebbe
essere libero di decidere della propria vita e, quindi, anche del proprio percorso.
Credo che un ragazzo debba essere giudicato ed eventualmente fermato rispetto
ad un determinato percorso solo per le sue capacità e le sue qualità.
Non posso accettare che ci siano norme che in qualche modo pongano limiti alle
libertà, impedendo che ognuno liberamente possa scegliere. Si tratta ancora di
un attacco alla libertà prevista dalla Costituzione e ad un diritto fondamentale,
che è quello non soltanto all'istruzione, ma anche relativo alla possibilità di
decidere che tipo di istruzione e soprattutto quali studi poter portare avanti.
Ritenevo che probabilmente in quest'Aula finalmente avremmo potuto in larga maggioranza
adottare un atto che andasse nella direzione della giustizia. Purtroppo non siamo
stati in grado, per un problema che riguarda non più di un migliaio di giovani,
di fare giustizia.
Signor Presidente, noi del gruppo Misto-Comunisti italiani esprimiamo voto contrario
sul provvedimento così come presentato in Aula.
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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Colasio.
Ne ha facoltà.
ANDREA COLASIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, faccio fatica a seguire
i colleghi della maggioranza, nel senso che non si può sostenere una cosa e contemporaneamente
esattamente il suo contrario.
SERGIO COLA. È anche dell'opposizione; è trasversale!
ANDREA COLASIO. Alcuni di voi giustamente hanno sostenuto una linea secondo cui
centrali sono la regolazione dell'accesso e l'autonomia dell'università. Benissimo:
altri colleghi della maggioranza hanno sostenuto una linea radicalmente diversa,
in particolare i colleghi Ranieli e Buontempo.
Vi comprendo: tuttavia non possiamo noi dell'opposizione risolvere problemi che
lacerano la vostra maggioranza. Noi come gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo abbiamo
tenuto una posizione chiara di equilibrio, che diceva: a fronte del fatto che
il ragazzo ha sostenuto almeno un esame, esistono le condizioni per la regolarizzazione
(Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
Per quanto attiene adesso alla legge, viene stabilito il principio dell'autonomia
universitaria, per cui ogni singolo ateneo è messo nelle condizioni di operare
comunque una sanatoria. Ripeto: abbiamo sbagliato rispetto ai principi evocati,
ma comunque abbiamo salvaguardato un principio fondamentale relativo all'autonomia
universitaria.
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
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...
(Coordinamento - A.C. 1773)
PRESIDENTE. Prima di passare alla votazione finale, chiedo che la Presidenza sia
autorizzata a procedere al coordinamento formale del testo approvato.
Se non vi sono obiezioni, rimane così stabilito.
(Così rimane stabilito).
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(Votazione finale ed approvazione - A.C. 1773)
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno
di legge n.1773, di cui si è testé concluso l'esame.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva. (Vedi votazioni).
(Norme in materia di regolarizzazione delle iscrizioni ai corsi di diploma universitario
e di laurea per l'anno accademico 2000-2001) (1773):
(Presenti 329
Votanti 302
Astenuti 27
Maggioranza 152
Hanno votato sì 191
Hanno votato no 111).
Prendo atto che l'onorevole Buontempo non è riuscito ad esprimere il proprio voto;
egli avrebbe voluto esprimere voto contrario.
Dichiaro così assorbite le proposte di legge nn. 1891-2009- 2167 e 2461.
Sospendo la seduta che riprenderà alle ore 15 con lo svolgimento del question
time. Le votazioni riprenderanno alle ore 18.