SEDE REFERENTE
Giovedì 28 settembre 2000. - Presidenza del Presidente Giovanni CASTELLANI. - Interviene il sottosegretario di Stato per l'università e la ricerca scientifica e tecnologica Luciano Guerzoni.
La seduta comincia alle 8.50.
Accesso ai corsi universitari.
C. 6914 Cangemi, C. 7011 Jervolino Russo, C. 7049 Napoli, C. 7217 Teresio
Delfino.
(Seguito dell'esame e rinvio).
La Commissione prosegue l'esame delle proposte di legge in titolo, rinviato nella seduta di ieri.
Giovanni CASTELLANI, presidente, avverte che la Conferenza dei
Presidenti dei gruppi ha confermato l'iscrizione nel calendario dei lavori
dell'Assemblea delle proposte di legge all'ordine del giorno con inizio nella
seduta del 2 ottobre.
È quindi necessario che la Commissione concluda i suoi lavori nella seduta di
oggi, con l'adozione di un testo base, la votazione di eventuali emendamenti e
del mandato al relatore.
Sergio SOAVE (DS-U), relatore, propone l'adozione della proposta di legge C. 7011 come testo base per il seguito dell'esame, in quanto tale proposta di legge limita la regolarizzazione a coloro che abbiano ottenuto un provvedimento di sospensiva dai TAR e si presenta, quindi, come la più restrittiva di quelle in esame.
La Commissione adotta la proposta di legge C. 7011 come testo base per il seguito dell'esame.
Il sottosegretario Luciano GUERZONI fa presente che il Governo ritiene di aver ottemperato a quanto previsto dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 383 del 1998 e che le università abbiano regolarmente agito applicando le norme vigenti all'atto dell'emanazione dei bandi. Un'eventuale sanatoria costituisce, quindi, una violazione del principio di legalità. Peraltro, in considerazione del fatto che numerosi gruppi hanno sottoscritto le proposte di legge in esame, fa presente che il Governo si rimette alle decisioni del Parlamento.
Giovanni CASTELLANI, presidente, propone di fissare il termine per la presentazione degli emendamenti alle ore 12.30 di oggi.
La Commissione concorda.
Giovanni CASTELLANI, presidente, rinvia il seguito dell'esame alla seduta già convocata al termine della seduta antimeridiana dell'Assemblea.
La seduta termine alle 9.20.
SEDE REFERENTE
Giovedì 28 settembre 2000. - Presidenza del Presidente Giovanni CASTELLANI. - Intervengono i sottosegretari di Stato per l'università e la ricerca scientifica e tecnologica Luciano Guerzoni e Antonino Cuffaro e il sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali Carlo Carli.
La seduta comincia alle 13.45.
Accesso ai corsi universitari.
C. 6914 Cangemi, C. 7011 Jervolino Russo, C. 7049 Napoli, C. 7217 Teresio
Delfino.
(Seguito dell'esame e rinvio).
La Commissione prosegue l'esame delle proposte di legge in titolo, rinviato nella seduta di questa mattina.
Giovanni CASTELLANI, presidente, ricorda che nella seduta di stamattina è stata adottata come testo base la proposta di legge 7011 ed è stato fissato il termine per la presentazione degli emendamenti; sono stati, quindi, presentati due emendamenti (vedi allegato 1), il primo soppressivo di entrambi gli articoli della proposta di legge, il secondo soppressivo del solo articolo 1.
Angela NAPOLI (AN), intervenendo sugli emendamenti, fa presente che le
proposte di legge abbinate - presentate da quattro gruppi differenti -
intendono risolvere un problema che anche quest'anno riguarda l'accesso ai
corsi di studio per i quali vige il numero chiuso, problema del quale non può
essere imputata la responsabilità agli studenti.
Sottolinea, invece, le responsabilità del Ministero che non ha adeguatamente
definito le procedure per garantire l'uniformità di giudizio e non ha
esercitato un effettivo controllo sulle situazioni locali. Gli atenei, d'altro
canto, non hanno potuto applicare la legge n. 264 del 1999 che è stata
pubblicata ad agosto, quando i bandi per l'anno accademico 1999-2000 erano già
stati emanati. Deve inoltre essere considerato il fatto che i diversi tribunali
amministrativi regionali hanno emanato decisioni del tutto eterogenee.
Ad avviso del suo gruppo, quindi, esiste una situazione che necessita di un
provvedimento legislativo che possa consentire - per l'ultima volta - la
regolarizzazione dell'iscrizione di tali studenti ai corsi di laurea che stanno
frequentando, anche in considerazione del fatto che spesso gli stessi studenti
hanno già affrontato spese e sostenuto esami.
Pertanto, dichiara voto contrario sugli emendamenti 1.1 e 1.2, invitando i
deputati ad assumere un atteggiamento responsabile nei riguardi dei giovani a
cui oggi, spesso, mancano punti di riferimento.
Giovanna BIANCHI CLERICI (LNIP) ricorda che la Conferenza dei capigruppo
aveva inserito nel calendario dei lavori dell'Assemblea per il 2 ottobre le
proposte di legge in esame «ove la Commissione avesse concluso i suoi lavori»
ma, a seguito dell'ultima riunione della Conferenza, tale inciso è stato
soppresso, per cui la Commissione ha avuto a disposizione solo una settimana e
non ha potuto nemmeno costituire un Comitato ristretto. Osserva che, benchè la
Commissione abbia concluso l'iter di tanti progetti di legge, questi non
sono stati calendarizzati in Assemblea.
Già l'anno scorso è stata approvata una sanatoria che ora si intende estendere
al 1999-2000 e questo non ha senso, visto che il Parlamento stesso ha approvato
una legge che regola l'accesso ai corsi universitari. Agire nell'interesse dei
giovani significa far sì che essi si rendano conto che non tutti sono tagliati
per una determinata professione. Inoltre, l'approvazione di un'ulteriore
sanatoria significherebbe trovarsi dinanzi allo stesso problema l'anno venturo.
Luca CANGEMI (misto-RC-PRO) ritiene sia dovere del Parlamento approvare in
tempi brevi la sanatoria per l'anno 1999-2000. Ritiene che sia inaccettabile
fare demagogia nei confronti dei deboli e tali sono nella fattispecie i ragazzi
che sono stati ammessi con riserva. Sottolinea, quindi, che tra i soggetti
meritoriamente impegnati sulla questione vi sono i sindacati, come la CGIL e
che si tratta di una situazione diversificata. Ai colleghi che si scagliano
contro la sanatoria parlando di equità, ricorda che le università stanno
adottando orientamenti diversi e così pure i TAR. Pertanto si dovrebbe affrontare
il problema con maggiore problematicità.
Conclude, dunque, sottolineando che l'unico segnale di equità che il Parlamento
può dare è quello di approvare la sanatoria.
Giuseppe PETRELLA (DS-U) premette che svolgerà il suo intervento dissentendo da altri rappresentanti del suo gruppo. Condivide gran parte delle osservazioni del deputato Napoli, mentre ritiene demagogiche quelle del deputato Cangemi. Riferendosi a quanto rilevato dal deputato Bianchi Clerici, sottolinea che la situazione degli studenti richiede una soluzione urgente e ciò giustifica la calendarizzazione in Assemblea delle proposte in esame. Del resto si tratta di un intervento normativo semplice per cui non occorre un particolare approfondimento istruttorio da parte della Commissione. Ritiene che nel momento in cui si consente a degli studenti di frequentare i corsi e di superare degli esami, non si può poi annullare tutto e che gli studenti coinvolti sono numerosi, per cui non si può sottovalutare il problema. Non condivide quindi gli emendamenti soppressivi presentati e dichiara il suo voto contrario.
Giuseppe DEL BARONE (misto-CCD), dopo aver rilevato che il provvedimento
all'ordine del giorno riguarda problemi di grande rilievo, quali quelli del
diritto allo studio e dell'accesso ai corsi universitari, sottolinea che
l'iscrizione nel calendario dei lavori dell'Assemblea è dovuta anche alla
trasversalità delle posizioni all'interno dei gruppi sull'argomento.
La questione deve essere affrontata con la massima urgenza, in quanto riguarda
giovani che hanno già frequentato corsi universitari, superato esami e
sostenuto spese; per alcuni la mancata sanatoria potrebbe significare non poter
aver diritto al rinvio del servizio militare. Vi è, cioè, il rischio che questi
giovani si vedano cancellare di colpo un intero anno di studio. Fa presente,
inoltre, che la legge n. 264 non è stata applicata dalle università per quanto
riguarda l'anno accademico 1999-2000.
Ricorda quindi la nota questione delle prove di accesso alla facoltà di
medicina, in cui vi è stato un doveroso intervento del Ministro, che ha sospeso
tali prove per le irregolarità verificatesi. Osserva che irregolarità c'erano
state anche nelle prove svolte negli anni passati.
L'approvazione di una ultima legge di sanatoria eviterebbe così un danno certo
a numerosi giovani e costituirebbe un atto di giustizia. Si dovrà poi
affrontare seriamente la questione nel merito, ritenendo, per esempio, che una
selezione effettuata dal rigore dei primi esami del corso di laurea sia più
efficace di quella fatta da quiz di dubbia validità.
Preannuncia quindi voto contrario sugli emendamenti presentati.
Nando DALLA CHIESA (D-U) rileva che le proposte in esame sono volte ad
introdurre la terza sanatoria dopo quelle degli anni scorsi e questo equivale
ad affermare che vi sono concorsi che non valgono per tutti. Dopo aver
introdotto un principio, ora non si ha la determinazione necessaria per
mantenerlo. Tutti gli anni si afferma che la sanatoria non verrà più approvata
e puntualmente l'anno successivo riemerge lo stesso problema. Sarebbe
comprensibile chiedersi se i concorsi per la scuole di specializzazione diano
sufficienti garanzie di trasparenza e interrogarsi sull'opportunità di
costituire una commissione d'inchiesta. È noto che i medici si sono battuti per
l'introduzione del numero chiuso, ma ora se il figlio di qualche medico viene
bocciato agli esami per l'accesso ai corsi, la bocciatura non viene accettata e
si chiede la collaborazione del Parlamento. Per parte sua, è convinto che il
TAR del Lazio emetta le ordinanze di ammissione sotto la pressione degli
avvocati che presentano i ricorsi. Ritiene, inoltre, necessario che il Governo
fornisca i dati sugli esiti dei ricorsi nei diversi TAR.
Non può esimersi, infine, dal notare che sembra prevalere un atteggiamento
culturale di molti deputati del Sud molto diverso rispetto a quella «cultura
della legalità» che la società civile meridionale aveva espresso, anche con
forza, negli ultimi anni. Senz'altro determinati comportamenti non aiutano,
anzi rischiano di soffocare la cultura della legalità. Si tratta, in
conclusione, di un problema politico di non poco conto.
Adriano VIGNALI (DS-U) rileva che la cultura della regione dalla quale
proviene non è tale da accettare lezioni di moralità politica né dal deputato
Dalla Chiesa, né da altri. Non condivide gli emendamenti soppressivi,
sottolineando la necessità di affrontare il problema in modo problematico.
Anche chi sostiene il numero programmato non può esimersi dall'interrogarsi
sulla situazione di fatto dell'università italiana, nell'ambito della quale la
facoltà di medicina si caratterizza per essere una di quelle in cui vi è stata
minore legalità. Pertanto rigetta l'accusa secondo cui vi sarebbe una
collusione tra Parlamento e figli dei medici, come rilevato dal deputato Dalla
Chiesa. In realtà esiste un problema politico e non è certo la magistratura il
potere che deve decidere. Inoltre, non si può certo dire che il Nord sia un
«esempio» di legalità.
Ritiene pertanto che la minor ingiustizia sia quella di approvare una norma di
sanatoria e, dopo aver espresso l'invito a smorzare i toni della polemica,
preannuncia voto contrario sugli emendamenti presentati.
Fabrizio BRACCO (DS-U), premesso che il suo gruppo si presenta in
Commissione e si presenterà in Assemblea senza dare una indicazione sul voto,
fa presente che esprimerà la sua posizione personale.
Ricorda che la Commissione si è occupata in varie occasioni del numero programmato,
per cui il dibattito si è già svolto sia in occasione del decreto
sull'autonomia didattica che dell'approvazione della legge n. 264 del 1999. Ora
si svolge una prova nazionale uguale per tutti che nelle intenzioni del
Parlamento avrebbe dovuto superare tutti i problemi denunciati. Occorre a suo avviso
un atteggiamento coerente da parte del Parlamento.
Il problema degli studenti va affrontato da più punti di vista. In proposito
ritiene particolarmente illuminante una lettera inviata dal rappresentante
degli studenti riservisti, che fa presente che gran parte di loro ha presentato
ricorso dopo aver ricevuto dai legali informazioni incomplete, in quanto questi
si sono ben guardati dall'informarli dell'orientamento contrario del Consiglio
di Stato e del fatto che le iscrizioni già compiute erano state sanate solo
grazie ad una legge. Molti studenti sono state vittime di un'azione di
volantinaggio compiuta da agenzie, in particolare una romana, che hanno
occupato il vuoto lasciato dalle associazioni studentesche. Vi è da chiedersi
allora se tutti i cittadini che per qualche problema si vedono respinta
un'istanza dagli organi giurisdizionali amministrativi debbano rivolgersi al
Parlamento per risolvere il loro problema. Ritiene inaccettabile far passare un
principio di tal sorta.
Fa presente, inoltre, che molti genitori hanno saputo prima dei deputati
dell'iscrizione nel calendario dei lavori in Assemblea delle proposte di legge
di cui la Commissione ha iniziato l'esame solo questa settimana.
Angela NAPOLI (AN) fa presente al deputato Bracco che il provvedimento è stato inserito nel calendario dell'Assemblea da oltre una settimana.
Fabrizio BRACCO (DS-U), riprendendo il suo intervento, osserva che molti
studenti non ammessi ai corsi a numero chiuso, si iscrivono ad altre facoltà e
se mai ritentano l'anno successivo, mentre c'è una parte della popolazione
studentesca che ormai tutti gli anni cerca di «forzare» le cose. Se si continua
ad assecondare tale forzatura, si rischia di doverlo fare anche l'anno
prossimo. Peraltro l'orientamento dei TAR non è concorde e la sanatoria
riguarda solo coloro che hanno ottenuto la sospensiva e non quelli per i quali
la relativa richiesta è stata respinta, per cui la sanatoria viola il principio
di equità e quello di legalità. Aggiunge che quest'anno qualche facoltà non aveva
alcun posto, in conseguenza delle sanatorie degli anni scorsi.
Certamente ci sono delle vittime che sono gli studenti tratti in errore che
rischiano di perdere un anno accademico, di perdere la possibilità di chiedere
il rinvio del servizio militare, di vedersi annullare gli esami, perdendo,
quindi, borse di studio e agevolazioni, di vedersi ormai nella situazione di
non poter frequentare corsi di un'altra facoltà, essendo decorsi i termini per
l'iscrizione. Ritiene che sia opportuno affrontare tali problemi e trovare una
soluzione, senza però violare il principio previsto dalle leggi vigenti. Ma,
purtroppo, le proposte sono state iscritte all'ordine del giorno dell'Assemblea
il 2 ottobre prossimo e ciò rischia di non rendere praticabile la soluzione da
lui prospettata.
Giovanni CASTELLANI, presidente, ricorda che la Commissione deve concludere l'esame prima di lunedì 2 ottobre. Sarà possibile però proporre all'Assemblea un rinvio in Commissione.
Domenico VOLPINI (PD-U), parlando a titolo personale, anche in
considerazione del fatto che alcuni deputati del suo gruppo sono presentatori
di uno dei progetti di legge abbinati, ricorda di esser stato relatore alla
Camera della legge n. 264 del 1999, nel corso del cui esame era stato sostenuto
da gran parte dei deputati che si sarebbe trattato dell'ultima sanatoria; ciò
aveva consentito di superare l'obiezione di lui formulata secondo la quale una
sanatoria avrebbe potuto mettere in difficoltà le facoltà interessate,
soprattutto per quanto riguarda la possibilità di accesso negli anni
successivi.
Osserva, inoltre, che per due volte il Parlamento, approvando norme di
sanatoria, ha in qualche modo delegittimato le decisioni della magistratura,
tenuta invece ad applicare le leggi vigenti. Pertanto, nella attuale situazione
in cui si sta consolidando una giurisprudenza amministrativa sulla legittimità
del numero chiuso, si propone un nuovo intervento legislativo di sanatoria.
Occorre poi considerare che i ricorsi hanno dati esiti differenti: non sempre i
TAR hanno infatti accolto le istanze di sospensiva; inoltre, se si regolarizza
l'iscrizione degli iscritti con riserva, può accadere che siano iscritti gli
ultimi in graduatoria e non il primo dei non ammessi. Infine, ribadisce che una
eventuale nuova iscrizione ex lege di numerosi studenti potrà impedire
ad altri giovani di iscriversi alle facoltà negli anni venturi.
In conclusione, rappresenta al Governo la necessità di stanziare adeguati fondi
per le facoltà di medicina ed odontoiatria.
Vincenzo SINISCALCHI (DS-U) dichiara di apprezzare l'apertura del suo
capogruppo e preannuncia voto contrario sugli emendamenti 1.1 e 1.2,
condividendo le osservazioni del deputato Petrella.
Fa presente di essersi interessato al problema in esame da molti mesi e, dissentendo
dalle considerazioni svolte dal deputato Dalla Chiesa, ritiene che ragioni
sociali e politiche impongano di prendere atto che si è venuta a creare una
disparità di trattamento.
È evidente che la legge n. 264 del 1999 non può incidere su un diritto
costituzionale come il diritto allo studio, così come non si può dire che il
provvedimento in esame sollevi questioni di legittimità costituzionale. Si
tratta invece di vedere se esiste l'esigenza di un intervento legislativo per
risolvere un problema pratico. La citata legge n. 264, che ha trovato un ampio
consenso in Parlamento, non ha risolto appieno le questioni di diritto
transitorio; è quindi necessario colmare una lacuna della normativa vigente, al
fine di sanare un'ingiustizia che prescinde dalle singole posizioni dei
ricorrenti. Senz'altro, infatti, vi sono state speculazioni, ma non si possono
colpire coloro che sono stati vittime non solo di speculatori, ma anche di
contrastanti decisioni giurisprudenziali.
Sulle ipotesi formulate dal deputato Bracco, che ha indicato una diversa
possibilità di uscita dalla situazione creatasi, ritiene che il Governo
dovrebbe presentare una proposta in tal senso.
Valentina APREA (FI) fa presente che il suo gruppo non dà indicazioni di
voto sul provvedimento in esame. Personalmente dichiara che si asterrà nella
votazione in Commissione, preannunciando fin d'ora il voto contrario in
Assemblea.
Ritiene che ci si trovi dinanzi ad un uso distorto della legge, trattandosi
della terza sanatoria sulla questione. Poiché si è parlato del futuro dei
giovani, rileva in proposito che le proposte in esame non aiutano certamente i
giovani stessi. È quindi contraria al contenuto delle proposte all'ordine del
giorno perché costituiscono un modo per differenziare l'Italia dal reso
dell'Europa, perché non tutti i ragazzi hanno presentato ricorso, perché
ratificando ammissioni senza regola si creano le premesse di una massiccia
disoccupazione.
Conclude, rilevando che il Parlamento non può piegarsi per la terza volta
all'interesse di pochi senza considerare gli interessi generali.
Maria LENTI (misto-RC-PRO) rileva che il dibattito si sta in effetti
svolgendo sul numero chiuso e che, sulla questione sono sostenibili diverse
opinioni. Per parte sua sottolinea che è positiva la distinzione tra potere
legislativo e potere giurisdizionale, in quanto garantisce il controllo
reciproco tra i due poteri. Rileva, quindi, che appare particolarmente grave
che in alcune facoltà non sia stato valutato in alcun modo il diploma di
maturità e in altre è stato valutato al 50 per cento.
Conclude sottolineando che parte della sinistra ha cambiato opinione in merito
al diritto allo studio.
Roberto MANZIONE (UDEUR) premette che rispetta tutte le opinioni espresse,
ma il parlamentare dovrebbe essere interprete delle esigenze della gente e non
chiamarsi fuori dai problemi rinviandone la soluzione alla magistratura.
Occorre avere il coraggio di prendere atto che non esiste una realtà asettica,
ma i problemi vanno visti nel loro contesto. Se esiste una responsabilità
occorre avere il coraggio di denunciarla, probabilmente tale responsabilità è
dei TAR che forse interpretano male le norme approvate dal Parlamento. Insomma,
è evidente che c'è un'anomalia nel sistema e ritiene che occorre farsi carico
del problema e fare in modo che la questione sia affrontata dall'Assemblea.
È quindi contrario agli emendamenti soppressivi presentati.
Giovanni CASTELLANI, presidente, preannuncia il suo voto favorevole
agli emendamenti soppressivi presentati, ritenendo la sanatoria ingiusta,
sperequativa, diseducativa nei confronti degli studenti che non hanno
presentato ricorso e che sono molti di più di quelli che lo hanno fatto.
Inoltre, la sanatoria incide negativamente sulla programmazione e
sull'autonomia del sistema universitario.
Si dichiara favorevole, quindi, alla proposta formulata dal deputato Bracco,
volta ad evitare che ricadano sugli studenti le conseguenze di una mancata
sanatoria.
Il sottosegretario Luciano GUERZONI preannuncia che farà pervenire alla
Commissione tutti i dati aggiornati relativi ai ricorsi presentati. Ricorda
che, quando l'anno scorso si introdusse la sanatoria, la motivazione fu
essenzialmente la seguente: era pendente un ricorso davanti alla Corte
Costituzionale e vi era un'oggettiva incertezza sulla normativa in questione,
per cui molti studenti si erano tutelati presentando ricorsi al TAR.
Molti furono i parlamentari che l'anno scorso dissero che si trattava
dell'ultima sanatoria. La legge entrò in vigore ad agosto, ma gli atenei avevano
già emanato i bandi non in assenza di una normativa, ma in conformità al
regolamento approvato con decreto ministeriale n. 245 del 1997 che la Corte
Costituzionale ha riconosciuto legittimo. Perciò il Ministero l'anno scorso non
ha emanato alcun ricorso in deroga al numero programmato. Ciò era noto a tutti
e soprattutto agli avvocati. In sostanza le università hanno legittimamente
applicato le norme vigenti. Circa 3.800 studenti hanno presentato ricorso e
2.500 sono stati accolti dal TAR; il Consiglio di Stato, invece, sta
sistematicamente rigettando tutte le sospensive. In questa situazione ora si
vorrebbe con una legge ratificare le pronunce del TAR e porre nel nulla quelle
del Consiglio di Stato e questo appare un'interferenza con l'esercizio del potere
giurisdizionale. Inoltre il TAR, in sede di merito, sta dando torto agli
studenti e allora il dovere del Parlamento è chiedersi se veramente si stanno
tutelando i diritti degli studenti, oppure si tutelano i «furbi» che hanno
presentato ricorso, a scapito dei numerosi studenti che non l'hanno fatto.
Angela NAPOLI (AN) ritiene che l'intervento del Sottosegretario Guerzoni sta vincolando il Parlamento, violandone la libertà.
Il Sottosegretario Luciano GUERZONI precisa che non è sua intenzione - e non
potrebbe certo farlo - vincolare il Parlamento, ma esporre la sua opinione
sulla questione in esame.
Fa presente che il Governo ha disposto un finanziamento agli atenei con vincolo
di destinazione per le finalità indicate dal deputato Volpini. Occorre quindi
chiedere alle singole università come sono stati impiegati tali fondi.
Conclude rilevando che il Governo è disponibile a ricercare una soluzione che
consenta di ridurre al minimo il danno agli studenti interessati, che in gran
parte sono incolpevoli. A tal fine è necessario, tuttavia, un minimo di tempo,
per predisporre gli opportuni emendamenti.
Giovanni CASTELLANI, presidente, avverte che, se sarà approvato l'emendamento
1.1, soppressivo dell'intera proposta di legge, porrà direttamente in votazione il mandato a riferire in senso contrario all'Assemblea.
Sergio SOAVE (DS-U), relatore, si rimette alla Commissione sugli emendamenti 1.1 e 1.2.
Il sottosegretario Luciano GUERZONI si rimette alla Commissione sugli emendamenti 1.1 e 1.2.
Angela NAPOLI (AN) ritiene grave che il relatore si sia rimesso alla Commissione: se non condivide il testo dovrebbe dimettersi dalla funzione di relatore.
La Commissione approva l'emendamento Dalla Chiesa 1.1, risultando conseguentemente assorbito l'emendamento Bianchi Clerici 1.2. Delibera quindi di dare mandato al relatore Soave a riferire in senso contrario all'Assemblea sul progetto di legge C. 7011, adottato come testo base, e sulle abbinate proposte di legge, nonchè di richiedere l'autorizzazione a riferire oralmente. Nomina infine il Comitato dei nove.
Sull'ordine dei lavori.
Giovanni CASTELLANI, presidente, propone un'inversione dell'ordine del giorno nel senso di passare subito all'esame dello schema di decreto ministeriale per l'attuazione degli interventi per gli enti e gli istituti vigilati dal Ministero per i beni e le attività culturali, di proseguire con l'esame in sede referente del progetto di legge recante interventi edilizi per l'università di Urbino (C. 1127 e abbinate) e di svolgere successivamente l'esame degli altri atti del Governo inseriti nel calendario dei lavori e dell'Ufficio di Presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi.
La Commissione concorda.
Giovanni CASTELLANI, presidente, sospende quindi la seduta in sede referente.
La seduta, sospesa alle 16.15, è ripresa alle 16.40
Tratto dagli atti ufficiali della Camera dei deputati www.camera.it
Seguito della discussione della proposta di legge: Jervolino Russo ed altri: Estensione dell'ambito di applicazione dell'articolo 5 della legge 2 agosto 1999, n. 264, in materia di accesso ai corsi universitari (7011) e delle abbinate proposte di legge: Cangemi; Napoli ed altri; Teresio Delfino ed altri (6914-7049-7217).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della
proposta di legge di iniziativa dei deputati Jervolino Russo ed altri:
Estensione dell'ambito di applicazione dell'articolo 5 della legge 2 agosto
1999, n. 264, in materia di accesso ai corsi universitari; e delle abbinate
proposte di legge: Cangemi; Napoli ed altri; Teresio Delfino ed altri.
Ricordo che nella seduta di ieri è proseguita la discussione sul complesso
degli emendamenti e subemendamenti presentati all'articolo 1 (vedi
l'allegato A - A.C. 7011 sezione 1).
Seduta n. 799 del 26/10/2000
Si riprende la discussione della proposta di legge 7011 e abbinate.
(Ripresa esame dell'articolo 1 - A.C. 7011)
ORTENSIO ZECCHINO, Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ORTENSIO ZECCHINO, Ministro dell'università e della ricerca scientifica e
tecnologica. Signor Presidente, onorevoli deputati, la questione al nostro
esame che ieri ha animato un dibattito molto appassionato che divide i gruppi e
che interroga ciascuno di noi su questioni complesse come il rigore del
diritto, le possibilità di contemperare lo stesso rigore con criteri
equitativi. Il tema è rivelatore di una molteplicità di contraddizioni
all'interno del sistema universitario e dell'organizzazione dello Stato più in
generale, dei suoi poteri e delle sue articolazioni.
La prima contraddizione: come sapete siamo il paese che ha il più alto numero
di medici al mondo in rapporto agli abitanti eppure abbiamo una domanda
fortissima non calante di iscrizioni in medicina.
NICOLÒ ANTONIO CUSCUNÀ. Prepariamo i medici per mandarli nel mondo.
ORTENSIO ZECCHINO, Ministro dell'università e della ricerca scientifica e
tecnologica. È segno che non esiste e non funziona nel nostro paese una
seria politica di orientamento che renda consapevoli i giovani delle scelte che
intendono compiere. Si impone, allora, un'inversione di tendenza. Nei testi che
riformano l'università abbiamo imposto alle università di istituire servizi di
orientamento e avremo anche metodi e sistemi per sanzionare l'eventuale
violazione di questa prescrizione.
Desidero sottolineare che la politica di orientamento deve essere il cardine
per ipotizzare una università rinnovata e un collegamento fra scuola secondaria
e università, che è uno dei punti dolenti complessivamente del nostro sistema.
La politica di orientamento significa negazione del numero chiuso. Noi abbiamo
fatto questa scelta nonostante qualche tempo fa vi siano state forti
sollecitazioni da parte di molti leader politici perché si realizzasse nel
nostro paese il numero chiuso.
Ho sempre detto che considero quella misura una odiosa misura dirigista e che
dobbiamo muoverci, invece, nella logica dell'orientamento e della verifica
delle condizioni che possono consentire di seguire l'itinerario che si
presceglie. Questa è la scelta che abbiamo fatto in generale sulla riforma,
quando abbiamo posto fine alla indiscriminata possibilità di iscrizione
all'università a prescindere dalla condizione di partenza.
Abbiamo voluto innovare profondamente proprio perché riteniamo che al numero
chiuso si debba rispondere, invece, con una libertà, che però non sia una
demagogica affermazione di un diritto che poi non può essere esercitato. Noi
vogliamo che si realizzi all'inizio la verifica della presenza di condizioni
che potranno consentire agli studenti di percorrere l'intero iter senza
difficoltà.
Dico questo in generale. Naturalmente vi sono i limiti comunitari, che tutti
voi conoscete, in base ai quali per alcune facoltà siamo costretti ad adottare
il numero programmato: medicina, odontoiatria e architettura. Per questa
facoltà non abbiamo altra scelta.
Con questa affermazione, peraltro nota, potrei ritenere superate tutte le
perorazioni, rispetto alle quali non sono insensibile, che tanti colleghi
parlamentari hanno fatto sul problema dei limiti al programma della vita. Si è
detto che non abbiamo il diritto di comprimere e in qualche modo di stravolgere
il programma della vita, ma c'è questa esigenza comunitaria che ci sovrasta.
Voglio aggiungere, tuttavia che, se non ci fosse questa esigenza comunitaria,
nei confronti di questi nostri giovani noi dovremmo comunque preoccuparci di
affrontare non soltanto il problema degli sbocchi lavorativi - perché i
ventunomila giovani che hanno chiesto quest'anno di entrare nella facoltà di
medicina non potrebbero trovare soddisfazione dal punto di vista professionale
-, ma un problema ancora più grande, quello di garantire una formazione
adeguata, che non può essere sostenuta e mantenuta per un numero così vasto.
Ma queste valutazioni sono tutte contenute nella scelta comunitaria, alla quale
non possiamo che adeguarci. La scelta del numero programmato nelle facoltà che
conoscete ci viene dettata da questa esigenza.
Noi abbiamo voluto realizzare il numero programmato con garanzie maggiorate
rispetto al passato. Abbiamo fissato procedure molto più trasparenti e, come
sapete, quest'anno abbiamo duramente sanzionato alcune leggerezze di alcune
università, proprio per garantire la massima trasparenza. Credo che il
completamento di questa trasparenza dovrà realizzarsi con la graduatoria unica
nazionale, per consentire ai giovani vincitori di scegliere liberamente
l'università sulla base della collocazione nella graduatoria, perché, nel
momento in cui abbiamo fissato l'unicità dei test selettivi per l'intero
territorio nazionale, non possiamo accettare che si determinino condizioni di
oggettiva sperequazione nell'accesso tra università e università. Voi sapete
come in alcune università si possa ottenere l'accesso con un punteggio anche
basso, mentre invece, con un punteggio alto, si possa restare fuori da
università più accorsate. La graduatoria nazionale non comprime l'autonomia, ma
introduce questo criterio di giustizia che può consentire la scelta per merito.
Voglio anche aggiungere alcune notizie. Nella definizione del numero
programmato il Ministero dell'università ha finito per assecondare soltanto le
proposte delle università, in qualche modo tralasciando il parere, pur
fortemente motivato, della sanità. La sanità ci proponeva per quest'anno non
più di 5.500 unità da formare ma abbiamo acconsentito alle richieste delle
università, alle quali c'eravamo rivolti e siamo arrivati così a 7.356 posti
per medicina e a 776 posti per odontoiatria (mi limito ai dati di queste due
facoltà che sono le più complesse e creano maggiori problemi). Lo ripeto, la
sanità proponeva 5.500 posti per medicina e 600 per odontoiatria e noi ci siamo
spinti oltre proprio per tener conto, non tanto del problema del mercato del
lavoro, quanto della possibilità di formare anche sotto il profilo
dell'utilizzazione delle strutture, soddisfacendo così le richieste di tutte le
università.
Anche quest'anno - e ahimè ci sono tutte le premesse per temere che questa
situazione si ripresenterà anche nei prossimi anni - si è fatto ricorso agli
organi di giustizia amministrativa. Dal punto di vista giuridico riteniamo che
l'avvicendarsi di normative non abbia in alcun modo inciso sulla regolarità e
sull'efficienza del sistema. I concorsi dello scorso anno sono stati realizzati
con una normativa il cui iter parlamentare non ha avuto incertezze. Peraltro,
la procedura era ormai consolidata nella sua legittimità dalla sentenza della
Corte costituzionale, le modalità sono state identiche a quelle precedenti e
quindi non vi è alcuna interferenza tra la nuova normativa e quella precedente
che ha regolato, secondo i noti principi giuridici, il concorso precedente.
Non vi è alcuna ragione giuridica che induca a modificare il nostro
convincimento. Se solo vi fosse una sola ragione di incertezza, per ragioni di
giustizia dovremmo affermare che per tutti i partecipanti si pone la necessità
di cancellare per quest'anno il numero programmato. Se questa fosse la ragione,
se davvero il Parlamento ritenesse che vi è una ragione di incertezza che
incide sulla regolarità delle prove, dovremmo giungere alla conclusione che per
tutti, indiscriminatamente per tutti, è necessario annullare quelle prove e
ammettere tutti. Credo che il Parlamento non chieda questo.
Se non vi sono ragioni giuridiche generali, vi è soltanto la rilevantissima
condizione di fatto di alcuni studenti che sono stati immessi nell'università
con un provvedimento dell'autorità giudiziaria, un provvedimento peraltro non
definitivo e assunto nell'oggettiva irresponsabilità dei provvedimenti che non
richiedono motivazione. Questo è un tema - e il collega Cola ieri dai banchi di
Alleanza nazionale ne ha parlato in via generale - sul quale il Governo ed il
Parlamento dovrebbero soffermarsi con maggiore attenzione. Viviamo in una
condizione di grande incertezza sulle sorti del nostro diritto anche a causa
dell'ipergarantismo che si traduce nella rottura della più grande garanzia che
il diritto deve offrire: la garanzia della certezza. I provvedimenti assunti
nella irresponsabilità oggettiva della mancanza di motivazione offrono questa
pericolosa breccia al principio generale di certezza del diritto.
Oggi però ci si chiede di sanare questa situazione che si è creata, di sanare
cioè la situazione di giovani che hanno frequentato le facoltà dopo essere
stati ammessi dai provvedimenti dell'autorità giudiziaria. Dobbiamo chiederci a
questo punto se, assumendo questo come valore e come interesse prevalente, noi
non finiamo per comprimere ed annullare interessi anch'essi meritevoli dal
punto di vista della tutela e della certezza.
I valori che dobbiamo prendere in considerazione sono due. La situazione di
fatto ha la sua valenza giuridica e morale, ma dobbiamo compararla con due
diritti ed interessi prevalenti.
Il primo è l'interesse (o il diritto) degli altri giovani: finiremmo per
comprimere e travolgere immotivatamente gli interessi degli altri giovani che
hanno partecipato e si sono magari collocati in una posizione più alta. Sulla
base di quale ragione - aumentando i posti - possiamo escludere coloro che
nella graduatoria di merito si sono collocati in posizioni più avanzate? Non
sarebbe questa un'indebita compressione e violazione dei diritti degli esclusi,
che si trovano magari in una posizione di graduatoria più alta? A questo
interrogativo non si può sfuggire.
L'altro interesse, di carattere più generale, è quello alla formazione, che è
insieme interesse dei singoli e del sistema. Badate bene, vi sono numeri che
dovrebbero essere ben tenuti presenti. Per quanto riguarda la facoltà di
odontoiatria, vi sono 773 ammessi; ciò significa che il sistema universitario
ha dichiarato di poter formare questo numero di persone. Formare non significa
soltanto l'antica lezione cattedratica, bensì la possibilità di utilizzare una
strumentazione senza la quale non vi è apprendimento.
MARIA LENTI. Basterebbe aumentare la strumentazione, signor ministro!
FERDINANDO TARGETTI. Ma vogliamo fare 57 milioni di dentisti?
ORTENSIO ZECCHINO, Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica. Onorevole Lenti, nel disegno di legge finanziaria il Governo ha rafforzato fortemente, per la prima volta, i fondi e gli stanziamenti per l'università; mi auguro che il Parlamento possa fare di più e di meglio o, almeno, garantire che le proposte del Governo siano confermate. Ci auguriamo che il sistema universitario italiano possa essere incrementato e sollecitato da nuovi sostegni. Tuttavia, a fronte dei 773 posti per odontoiatria, le proposte di legge in esame propongono di aggiungerne 1.077 unità, il che - nella situazione attuale - non consentirebbe a quei soggetti l'utilizzo delle strumentazioni nell'attività formativa. Mi sembra che in termini tecnici - voi medici lo sapete - l'insieme delle apparecchiature che servono agli odontoiatri si chiami «riunito».
NICOLÒ ANTONIO CUSCUNÀ. Allora, cominciate a chiudere le università che non hanno attrezzature!
PRESIDENTE. Onorevole Cuscunà, se si chiudessero le università, il problema si aggraverebbe
NICOLÒ ANTONIO CUSCUNÀ. Cominciate con quella di Caserta, che non ha nemmeno la biblioteca e il laboratorio!
PRESIDENTE. Onorevole Cuscunà, per cortesia. Prego, signor ministro.
ORTENSIO ZECCHINO, Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica. Onorevole Cuscunà...
NICOLÒ ANTONIO CUSCUNÀ. Voi la lasciate senza biblioteca! Lei l'ha lasciata senza biblioteca e senza laboratorio!
ORTENSIO ZECCHINO, Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica. ...quando ella vorrà interrogare il Governo su questi aspetti, il Governo sarà pronto a risponderle.
NICOLÒ ANTONIO CUSCUNÀ. L'ho fatto! Tantissime interrogazioni senza aver mai avuto risposta!
PRESIDENTE. Onorevole Cuscunà, la richiamo all'ordine per la prima volta. Prego, signor ministro.
ORTENSIO ZECCHINO, Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica. Il Governo sarà pronto a risponderle e le risponderà che in due anni si è fatto molto per il riequilibrio tra nord e sud. Lei fa riferimento ad un ateneo del sud d'Italia in difficoltà. Si informi presso il rettore del secondo ateneo napoletano su quante risorse aggiuntive...
NICOLÒ ANTONIO CUSCUNÀ. Mi riferisco alla formazione! Stiamo parlando di formazione, signor ministro!
PRESIDENTE. Onorevole Cuscunà, la richiamo all'ordine per la seconda volta. Prego, signor ministro.
ORTENSIO ZECCHINO, Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica. Onorevole Cuscunà, lei pone un problema giusto. Nel nostro sistema vi è un grande squilibrio tra diverse università ed il riparto con il quale fino ad oggi si è proceduto, ha fatto riferimento alla spesa storica, provocando l'immobilità ed il mantenimento delle differenze. Al contrario, abbiamo introdotto nuovi criteri per superare gli squilibri e si possono vedere i frutti rilevanti e tangibili di tale politica di riequilibrio (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, dei Popolari e democratici-l'Ulivo e dei Democrati-l'Ulivo - Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).
ANGELA NAPOLI. Sì, vedi l'università di Messina: ne parlerò in dichiarazione di voto!
ORTENSIO ZECCHINO, Ministro dell'università e della ricerca scientifica e
tecnologica. Ho inviato al Parlamento la proposta di piano triennale per
l'università. Uno degli obiettivi centrali è il superamento degli squilibri
attualmente esistenti tra le università; infatti, non competerà al MURST la
chiusura degli atenei, ma dovremo realizzare condizioni di autentica concorrenza
tra le università. Questo è l'obiettivo, ma deve essere preceduto da una
politica di riequilibrio che consenta alle università di iniziare, in qualche modo,
da uno stesso nastro di partenza. Questa è la condizione.
Il Parlamento deve sapere che approvando questa legge condannerebbe tutti gli
odontoiatri e tutti i medici (tutti, badate bene, non solo i nuovi, ma anche i
vecchi) ad un'assoluta impossibilità di adeguata formazione. Il più che
raddoppio del numero avrebbe questa conseguenza, che sarebbe nefasta, ad un
tempo, per i giovani che vogliamo favorire e per quelli che già sono entrati. Allora,
a fronte di questi interessi, così rilevanti e così confliggenti con
l'interesse, che pure esiste e che io riconosco, dei giovani che sono stati
avviati agli studi universitari con questo provvedimento di sospensione,
ebbene, nella comparazione di questi interessi, dicevo, il Governo non può che
esprimere con forza il parere che questa ipotesi disastrerebbe ad un tempo la
condizione formativa e creerebbe un vulnus dal punto di vista dei
diritti che pure i giovani hanno acquisito nel momento in cui hanno partecipato
al concorso, sono stati giudicati e sono stati inseriti in un certo ordine di
merito nelle graduatorie.
Badate bene, queste ragioni non vogliono fare riferimento solo al valore della
certezza del diritto, che pure è valore che noi, nell'ancoraggio antico alla
civiltà occidentale, dovremmo tenere da conto, certezza del diritto che, per
usare una definizione di un grande filosofo del diritto, è «la specifica
eticità del diritto». Senza, tuttavia, far riferimento soltanto a questo
valore, anche nella comparazione degli interessi e dei diritti che in qualche
modo vengono a confliggere non possiamo che indicare la strada del mantenimento
delle proposte che il Governo ha fatto dal punto di vista della programmazione
dei numeri e non possiamo che accedere alla saggia proposta della Commissione
di andare incontro alla condizione di questi giovani, che sono stati immessi
nelle facoltà nel modo di cui abbiamo parlato, agevolandoli con la possibilità
di evitare i danni dal punto di vista della leva e dal punto di vista del
mantenimento e dell'esercizio del diritto allo studio, consentendo loro di
iscriversi al secondo anno di altri corsi o, nel caso in cui abbiano superato
quest'anno l'esame di ammissione, di iscriversi quest'anno al secondo anno di
medicina. Credo che questo sia un segno di grande apertura e di grande
attenzione verso questi giovani, che io credo meritino comunque la nostra
considerazione, anche se sappiamo che, purtroppo, nel nostro paese è molto
attiva l'industria di ciò che può realizzarsi a monte di ogni procedura. Ho
sotto gli occhi una guida al ricorso contro il numero chiuso che è stata
distribuita anche quest'anno alla chiusura delle prove per l'accesso alla
facoltà di medicina.
Per queste ragioni, che sono legate a problemi di alta moralità, ma anche di
concreti e specifici interessi del settore formativo, credo che il Parlamento
vorrà seguire la proposta della Commissione, che saggiamente indica un modo per
contemperare l'interesse dei giovani, che non deve essere pretermesso, e
l'interesse più generale alla formazione adeguata dei nostri medici, dei nostri
odontoiatri, dei nostri architetti e di tutti gli altri formandi che debbono
sottostare al numero programmato (Applausi dei deputati dei gruppi dei
Democratici di sinistra-l'Ulivo, dei Popolari e democratici-l'Ulivo e dei Democratici-l'Ulivo).
ANGELA NAPOLI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. A che titolo?
ANGELA NAPOLI. Signor Presidente, prima di passare alla fase dell'espressione dei pareri da parte del relatore, vorrei chiederle di poter riformulare il mio subemendamento 0.1.2.4 in questo modo: anziché «sostituire il comma 1», «sostituire i commi 1, 2, 3 e 4». In caso contrario, infatti, il subemendamento non avrebbe senso.
PRESIDENTE. Sì, onorevole Napoli, ammetto questa riformulazione perché
sostanzialmente l'approvazione di questo subemendamento renderebbe
incompatibili i commi 2, 3 e 4. Questa riformulazione rende più chiara
l'effetto del subemendamento, quindi sono d'accordo: lo stesso discorso vale
per il subemendamento Cangemi 0.1.2.15.
Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere
della Commissione.
SERGIO SOAVE, Relatore. Signor Presidente, per rendere comprensibile
il parere che esprimerò su ogni singolo subemendamento, devo fare una
precisazione sostanziale.
La Commissione, avendo esaminato le proposte di legge Jervolino Russo ed altri,
Cangemi, Napoli ed altri e Teresio Delfino ed altri, ha espresso parere
contrario sulla cosiddetta sanatoria ed ha proposto un emendamento,
l'emendamento 1.2, che stabilisce quanto ha spiegato poc'anzi il ministro: ad
esempio, la possibilità di iscrizione per tutti i ragazzi al secondo anno.
Conseguentemente sono stati presentati subemendamenti a tale emendamento.
Nell'espressione dei pareri la Commissione ha tenuto conto del fatto che ci
sono subemendamenti che ripropongono, di fatto, la sanatoria e le norme,
quindi, sulle quali la Commissione si è espressa negativamente. Altri
subemendamenti tendono a migliorare l'emendamento della Commissione e su di
esso esprimerò parere favorevole.
Pertanto, la Commissione esprime parere contrario sugli identici subemendamenti
Napoli 0.1.2.4 e Cangemi 0.1.2.15 e sul subemendamento Napoli 0.1.2.5, perché
ripropongono la sanatoria. Esprime inoltre parere contrario sul subemendamento
Cangemi 0.1.2.16, perché amplia l'applicazione della sanatoria a tutti i
ricorrenti e non solo a quelli che hanno ottenuto la sospensiva. Per lo stesso
motivo la Commissione esprime parere contrario sul subemendamento Napoli
0.1.2.10.
Per quanto riguarda il subemendamento Siniscalchi 0.1.2.3, sul quale la
Commissione esprime parere contrario, va detto che esso va contro lo spirito
non solo della legge, ma anche delle direttive comunitarie e della
programmazione degli accessi, perché, demandare alle singole università la decisione,
significherebbe vanificare la scelta della programmazione degli accessi
approvata da questo Parlamento.
La Commissione esprime parere contrario sugli identici subemendamenti Cangemi
0.1.2.2 e Napoli 0.1.2.9 e sui subemendamenti Napoli 0.1.2.8 e Napoli 0.1.2.6.
La Commissione esprime parere favorevole sul subemendamento Mazzocchin
0.1.2.11, il quale, precisando la questione del diploma universitario, evita
successivi equivoci; esprime altresì parere favorevole sui subemendamenti
Mazzocchin 0.1.2.12 e Dedoni 0.1.2.14: per quanto riguarda quest'ultimo...
ANGELA NAPOLI. Questo sì che è una vergogna!
SERGIO SOAVE, Relatore. ...vorrei proporre che le parole: «di cui all'articolo 1» siano sostituite dalle seguenti: «di cui al comma 1».
PRESIDENTE. Onorevole Dedoni, lei è d'accordo?
ANTONINA DEDONI. Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Prego, onorevole Soave.
SERGIO SOAVE, Relatore. Per quanto riguarda il subemendamento Dedoni 0.1.2.14 vorrei spiegare, viste le reazioni che ci sono state al momento in cui ho espresso il parere, che questo è il subemendamento della cosiddetta sanatoria di merito, perché permette l'iscrizione al secondo anno a coloro che hanno presentato ricorso e hanno sostenuto almeno due esami.
ANGELA NAPOLI. Ai figli di papà!
SERGIO SOAVE, Relatore. Si è scelto il limite dei due esami, perché
questi sono già previsti dalle norme per il diritto allo studio. Naturalmente,
sappiamo che nella discriminazione viene così introdotta un'ulteriore
discriminazione, tuttavia ci è parso di dover sostenere questa proposta.
La Commissione invita l'onorevole Bracco a ritirare il suo subemendamento
0.1.2.13, soprattutto se dovesse essere approvato il subemendamento Dedoni
0.1.2.14.
La Commissione esprime parere contrario sui subemendamenti Napoli 0.1.2.7 e De
Franciscis 0.1.2.1, anche se per quest'ultimo si tratta di un ulteriore
ampliamento della maglia del merito: in esso, infatti si propone di ampliare le
disposizioni anche a chi ha sostenuto almeno un esame dei rispettivi corsi di laurea.
Credo che bisognerebbe comunque chiedere all'onorevole De Franciscis di
chiarire che il termine «sostenuto» ha valore di «superato»; altrimenti la
portata dell'emendamento sarebbe troppo larga. In ogni caso il parere è
contrario.
Esprimo infine parere favorevole all'emendamento 1.2 della Commissione.
PRESIDENTE. Il Governo?
LUCIANO GUERZONI, Sottosegretario di Stato per l'università, la ricerca scientifica e tecnologica. Il Governo condivide il parere del relatore ad eccezione del subemendamento Dedoni 0.1.2.14 per il quale il Governo si rimette all'Assemblea.
ROBERTO MANZIONE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROBERTO MANZIONE. Presidente, non so quanto tempo il mio gruppo abbia a disposizione.
PRESIDENTE. Per richiami al regolamento, complessivamente 15 minuti. Il suo gruppo è «fuori» di un minuto. Quindi le posso dare eventualmente la parola a titolo personale.
ROBERTO MANZIONE. Signor Presidente, le chiederei, in base ai suoi poteri che le derivano dall'articolo 8, comma 2 del regolamento, di dirigere e regolamentare i lavori dell'aula, di valutare la possibilità di ampliare i tempi perché a me pare che nella condizione in cui versa il mio gruppo si trovino tutti i gruppi. Le chiederei cioè un prolungamento non eccessivo dei tempi, tale comunque da consentirci di affrontare, visto che complessivamente il merito del provvedimento è stato ormai evidenziato, quei due o tre nodi, quei due o tre emendamenti che sono rimasti. Le sottopongo questa richiesta; se non sarà accolta le chiederò allora di poter parlare per dichiarazione di voto a titolo personale.
PRESIDENTE. Onorevole Manzione, avevo già detto ieri che non avrei aumentato
i tempi perché altrimenti non riusciamo a concludere l'esame del provvedimento.
Tuttavia ho compreso quali sono i termini della situazione e quindi aumenterò
di un terzo ma non di più i tempi originariamente dati.
Passiamo alla votazione degli identici subemendamenti Napoli 0.1.2.4 e Cangemi
0.1.2.15.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Dalla Chiesa. Ne ha
facoltà.
NANDO DALLA CHIESA. Signor Presidente, vorrei sottoporre all'attenzione dei
colleghi il pieghevole, a cui ha fatto riferimento poc'anzi il ministro
Zecchino, che è stato presentato agli studenti che facevano la prova per
l'accesso - quest'anno e non l'anno scorso - alla facoltà di architettura al
Politecnico di Milano. In questo pieghevole, che simbolicamente esordisce con
un simbolo di vittoria, ossia con due dita alzate, si dice: «Migliaia di
studenti sono riusciti ad iscriversi alle facoltà a numero chiuso grazie al
CESI. Come? Chiama il nostro numero verde! Come contattarci? Guida al ricorso
al numero chiuso». Il principio che viene poi espresso a me sembra molto
eloquente: «Il numero chiuso non ha impedito a migliaia di studenti che si sono
rivolti al CESI di iscriversi alla facoltà prescelta».
A me sembra che qui sia sorta un'industria del numero programmato e del
raggiramento del numero programmato, che ha già partorito delle società, le
quali non sono gli avvocati ai quali si rivolgono i ragazzi inconsapevoli per
essere aiutati nelle loro cause, ma società che vanno a cercarsi i ragazzi in
tutte le facoltà promettendo loro che comunque riusciranno ad evitare l'esito
dell'esame. Questo lo si può promettere grazie al fatto che questi signori
assicurano che alla fine ci sarà qualcuno - e saremmo noi - che darà la
sanatoria. Ebbene, noi siamo il braccio operativo di questa società, che lo si
pensi o meno (Applausi)! Siamo cioè quelli che danno la possibilità di
promettere - non l'anno scorso ma quest'anno, a settembre e ad ottobre - il
risultato che i ragazzi si attendono.
Attenzione poi perché i ragazzi non vengono tanto presi in giro in quanto nel
pieghevole si dice che la sentenza del TAR potrà essere, nel merito, anche tesa
ad annullare il provvedimento di sospensione. C'è scritto! La stessa società
che organizza i ricorsi avverte che la sentenza del TAR nel merito potrebbe
andare in un'altra direzione. Ma perché questo rischio effettivamente non c'è,
cosa che non può essere scritta in questo testo? Perché vi è la certezza del
«padrinaggio» politico e della sanatoria.
Non credo che vi sia una cultura del sospetto; questi sono dati veri, così come
credo che sia vero il ruolo molto dubbio di alcuni TAR. Ho presentato esposti -
lo ripeto perché alcuni colleghi non lo sanno - al Consiglio di Stato, al
Consiglio superiore della giustizia amministrativa e alla procura della
Repubblica contro il TAR del Lazio e uno dei tre organi cui mi sono rivolto mi
ha già comunicato che si sta interessando della faccenda.
Mi sembra molto strano, ad esempio, che dei 308 ricorsi accertati con
sospensiva dal TAR, neppure uno in tutto un anno sia stato concluso con una
sentenza di merito. Perché neanche uno in un anno, se non per creare i
presupposti della sanatoria?
E ancora, mi sono fatto dare un campione di quelle sentenze perché voglio
capire come mai la grande maggioranza sia accettata e una minoranza respinta a
parità di argomentazione del proponente. Qual è la ragione per cui una
minoranza viene respinta e una maggioranza accettata, se le argomentazioni
prodotte dai ricorrenti sono le stesse? Dipende forse dagli avvocati che
presentano il ricorso o dagli studi che hanno rapporti con questo TAR (Applausi)?
Perché in questa guida al ricorso contro il numero chiuso si indicano anche i
TAR cui bisogna rivolgersi e si dice agli studenti di adire gli uni piuttosto
che gli altri, in quanto vi sono ottimi precedenti?
Allora credo che non vi sia problema di uguaglianza, ma un grande problema di
disuguaglianza e chiedo ancora quale sia la ragione per cui vi è un numero
proporzionalmente così alto di ricorsi per la facoltà di odontoiatria - in
proporzione al numero degli iscritti - rispetto alla facoltà di medicina. Forse
perché diversamente dalle facoltà di architettura e di medicina, il corso di
odontoiatria assicura la massima rendita di posizione. Quanto vale uno studio
dentistico, quanto si è disposti ad investire in ogni direzione per ottenere la
sua apertura o per mantenerlo all'interno della dinastia familiare?
Infine, sono giunte all'amministrazione de La Sapienza di Roma lettere di
studenti che denunciano come un imbroglio sul quale indagare quanto è accaduto
l'anno scorso e quanto sta accadendo quest'anno. Domando al Parlamento:
facciamo da sponda agli studenti che chiedono legalità o a questo mercimonio (Applausi)?
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cangemi. Ne ha facoltà.
LUCA CANGEMI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, facciamo un pressante
invito affinché siano approvati questi emendamenti che riproducono
letteralmente il testo presentato dall'onorevole Jervolino Russo. Sottolineo
questo nome perché penso che sia uno di quelli che, di per se stessi, sgombrano
il campo da accuse di «padrinaggio» e di scorrettezza (Applausi dei deputati
del gruppo misto-Rifondazione comunista-progressisti).
Chiediamo che siano approvati questi emendamenti che chiedono esattamente di
estendere le stesse previsioni dell'anno scorso anche ai ricorsisti di
quest'anno. Lo chiedono perché, come ci ha detto qualche minuto il ministro
Zecchino, non vi è alcuna differenza tra i ricorsisti dell'anno scorso e quelli
di quest'anno.
Onorevoli colleghi e colleghe, la regolarizzazione delle iscrizioni dei giovani
che hanno presentato ricorso contro l'esclusione determinata dal numero chiuso
e che hanno ottenuto la sospensiva dei TAR è l'unica soluzione sensata ed equa
che il Parlamento possa offrire a questa vicenda.
Finora questa discussione ha fatto fatica a svilupparsi come si vede anche
dagli interventi dei colleghi, trovando un ostacolo ingombrante in un
atteggiamento insopportabile che al confronto nel merito e all'analisi dei
problemi sostituisce l'invettiva e l'insulto tanto più intollerabili quanto più
venati di una retorica antimeridionale ai confini del razzismo dichiarato. Vi
sono demagoghi - lo dico ai colleghi che hanno parlato di lobby -
forniti di cattedra che, dalle pagine del Corriere della Sera o dalle
comode poltrone della conferenza dei rettori, intimano al Parlamento di
difendere la legalità del sistema universitario italiano espellendo migliaia di
ragazzi dagli atenei (Applausi di deputati del gruppo di Forza Italia),
spezzando il loro progetto di vita e di studio, che ha mosso i primi passi. A
questi sepolcri imbiancati sfuggono i costi delle baronie, le reti nepotistiche
che governano gran parte dell'università, gli intrecci perversi tra atenei e
poteri economici, le irrisolte questioni dei rapporti con gli ordini
professionali. Le grandi e quotidiane illegalità delle università, le
distorsioni strutturali, lo spreco di intelligenze appaiono al professore
Panebianco e agli altri semplici dettagli; l'università italiana è minacciata,
invece, dai ricorsisti, per di più in maggioranza meridionali e coperti da
parlamentari meridionali.
Misero spettacolo veramente, ma anche problema di non poco conto, il fatto che
questa tesi, invece di essere respinta al mittente dall'intero Parlamento per
il modo in cui è stata avanzata, anche se si tratta di un mittente fornito di
titoli accademici, abbia avuto un'eco ed un sostegno in quest'aula.
Di altro veramente, colleghe e colleghi, c'è bisogno. Occorre un approccio
consapevole e problematico; d'altronde, come non averlo - lo dico al
sottosegretario perché il ministro non è più presente - dopo la busta di
Palermo! Del resto, permettetemi di dirlo, i percorsi brillanti di tanti
ragazzi che sono entrati nelle università con i ricorsi fanno giustizia anche
per chi parte da un criterio meritocratico, che non è il nostro.
Ragazzi e ragazze hanno iniziato fra mille difficoltà un percorso di studio; lo
hanno iniziato - lo voglio sottolineare, colleghe e colleghi - a volte essendo
vittime di speculazioni, ma altre volte organizzandosi grazie anche ai grandi
organismi democratici del nostro paese, perché non è soltanto il Cesi ad
organizzare i ricorsi, ma anche la CGIL ed i collettivi studenteschi (Commenti
dei deputati del gruppo di Forza Italia). Questo dovete dire!
PRESIDENTE. Onorevole Cangemi, deve concludere.
LUCA CANGEMI. Signor Presidente, dobbiamo approvare i nostri subemendamenti, perché solo essi, non altri, possono impedire ulteriori discriminazioni. La cosiddetta sanatoria di merito, concludo veramente (Applausi dei deputati del gruppo misto-Rifondazione comunista-progressisti)...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Cangemi.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Melograni. Ne ha
facoltà.
PIERO MELOGRANI. Signor Presidente, un anno fa, nel corso della discussione
di un provvedimento analogo a quello oggi in esame (facevo parte del Comitato
dei nove), invitai tutti, anche i deputati del mio gruppo, a votare contro. Fu
un grande insuccesso - non mi ricordo quanti voti raggiungemmo (ben inteso,
contro la sanatoria) - ed anche nel mio gruppo la divisione fu notevole.
Oggi, per le stesse ragioni dello scorso anno, mi oppongo alla sanatoria.
Capisco benissimo gli interessi particolari degli studenti ricorrenti, molti
dei quali hanno stazionato a lungo nei giorni scorsi a piazza Montecitorio.
PAOLO MANCA. Se bastasse stazionare nelle piazze per orientare il Parlamento...
PIERO MELOGRANI. Tuttavia, noi dobbiamo difendere gli interessi generali e
non quelli particolari (Applausi).
Consapevole dell'imbarazzo che può suscitare un provvedimento di sanatoria
riguardante interessi particolari, anche l'onorevole Manzione, lo scorso anno,
dichiarò a la Repubblica che assolutamente sarebbe stata l'ultima volta
che il Parlamento avrebbe votato un provvedimento di sanatoria; come vedete,
non è e non sarà l'ultima volta, perché gli stessi manifestini dei quali ha
parlato l'onorevole Dalla Chiesa inducono a pensare che sia nata un'industria
per lo sfruttamento del ricorso. Ho chiesto anche i prezzi di questi ricorsi.
Si tratta di interessi di alcuni miliardi perché poi i prezzi oscillano. Tra
l'altro, badate bene, dal voto di oggi dipende anche il pagamento della seconda
rata del ricorso, perché questi servizi per i ricorrenti chiedono una cifra a
fondo perduto (all'incirca la metà) e la seconda rata sarà pagata soltanto se
noi oggi voteremo la sanatoria nel modo come è stato indicato. Nei manifestini
si parla di TAR buoni e di TAR cattivi e altro. Non è il caso che io insista
sulle cose che sono state dette dal presidente Castellani, dall'onorevole
Bracco, dall'onorevole Palumbo e dallo stesso ministro Zecchino. Naturalmente,
il primo subemendamento che noi votiamo oggi è decisivo perché se questo atto
firmato dall'onorevole Napoli sarà approvato la discussione sarà praticamente
chiusa.
Quindi, invito caldamente la Camera a votare contro il subemendamento
dell'onorevole Napoli (Applausi del deputato Orlando) nonostante il
fatto che verso l'onorevole Napoli abbia anche molta simpatia, ma in questo
caso mi dissocio completamente da lei (Applausi).
PRESIDENTE. Constato l'assenza dell'onorevole Teresio Delfino che aveva
chiesto di parlare. S'intende che vi abbia rinunziato.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Manzione. Ne ha
facoltà.
ROBERTO MANZIONE. Signor Presidente, intendo fare due valutazioni in merito a questo primo subemendamento che è all'ordine del giorno dell'Assemblea. Voglio rispondere alle osservazioni che ha fatto nel merito il signor ministro, che poi si è allontanato, e ad alcune delle osservazioni che sono state fatte ieri in aula (mi riferisco a un collega che stimo molto e che è l'onorevole Bracco), ma prima voglio dire al collega Dalla Chiesa che certe interpretazioni dietrologiche, che dimostrano una cultura del sospetto che merita solo gli applausi della Lega e che non gli consente di misurarsi nel merito delle richieste degli studenti dovendo soltanto cercare di capire cosa c'è dietro, anziché comprendere che cosa chiedono e perché lo chiedono ...
NANDO DALLA CHIESA. È qua, nel provvedimento.
ROBERTO MANZIONE. ... dimostra che probabilmente avrebbe dovuto fare l'inquirente e non il politico che cerca di comprendere quali sono le motivazioni. Comunque, collega Dalla Chiesa, misurati con il merito se hai le capacità.
NANDO DALLA CHIESA. Tu ti misuri con i voti che ti danno, questo è il tuo merito: i voti del tuo collegio!
PRESIDENTE. Calma, calma, onorevoli colleghi. Prego onorevole Manzione.
ROBERTO MANZIONE. Allora, collega Dalla Chiesa, non c'è nessuno interessato nel mio collegio: attiva la tua inquisizione e verificalo (Applausi di deputati del gruppo di Forza Italia)!
NANDO DALLA CHIESA. Siete tutti qua!
ROBERTO MANZIONE. Siamo tutti ...?
Signor Presidente, lei ha interrotto due volte il collega Cuscunà perché
interloquiva con il ministro correttamente, ma non interrompe il collega Dalla
Chiesa che non mi consente di parlare (Commenti)!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non credo che favoriamo la comprensione dei
problemi in questo modo!
Colleghi, per cortesia, prendete posto. Onorevole Cuscunà, prenda posto per
favore. Onorevole Romani, prenda posto per piacere.
Onorevole Zaccheo, prenda posto per piacere.
Onorevole Zaccheo, la richiamo all'ordine per la prima volta.
Onorevole Cuscunà, lei è già stato richiamato all'ordine per due volte, si
accomodi (Commenti dei deputati Zaccheo e Malgieri). Mi riferivo
all'altro collega, non esageriamo.
Prego, onorevole Manzione prosegua pure.
ROBERTO MANZIONE. Signor Presidente, la prego di tenere conto dei tempi dell'interruzione. Come stavo dicendo, senza entrare nel merito delle interpretazioni dietrologiche, che non affrontano in concreto le richieste e le motivazioni degli studenti.
PRESIDENTE. Onorevole Frigato, la richiamo all'ordine per la prima volta. Onorevole Frigato, la richiamo all'ordine per la seconda volta. Onorevole Casinelli, la richiamo all'ordine per la prima volta. Insomma, colleghi, dobbiamo controllare tutta l'aula? Non ho capito che senso ha. Sembra di stare con dei ragazzini. Prego, onorevole Manzione.
ROBERTO MANZIONE. Mi permetto di evidenziare poche considerazioni ai
colleghi, che vorrei mi dedicassero un minimo di attenzione solo per due
minuti, cercando poi di dire se si riconoscono o meno in quanto dirò, partendo
dal ragionamento del collega Bracco, il quale, tutto sommato, diceva cose
giuste, però facendo finta di dimenticare altre cose.
Voglio partire dalla sanatoria dell'anno scorso: alla fine, come osservava il
professor Melograni, l'anno scorso, quest'Assemblea, con una maggioranza quasi
coesa ma trasversale (maggioranza intesa come numero, non come contrapposizione
di forze politiche), ha approvato, con l'articolo 5 della legge-quadro, la
sanatoria, perché, è vero, collega Bracco, che vi era stata una sentenza della
Corte costituzionale che aveva stabilito che, tutto sommato, il potere delegato
al ministro si fondava sulla normativa comunitaria, ma è pur vero che quella
stessa sentenza della Corte costituzionale aveva precisato che era opportuno,
se non necessario, provvedere in questa materia non con la delegificazione, ma
con una legge-quadro. Risulta agli atti, dalla sentenza.
Ebbene, abbiamo varato la legge che il ministro continua a chiamare legge 2
agosto 1999: rispetto ad essa, sottosegretario Guerzoni, voi del MURST avete
scritto agli atenei che non era applicabile (è una nota del 4 agosto 1999,
inviata a tutti gli atenei), perché - aggiungevate -, dovendo essere pubblicata
soltanto il 6 agosto, sarebbe entrata in vigore dopo la vacatio legis il
22 agosto. Il collega Bracco osserva allora: la legge n. 264 del 1999
stabilisce che le facoltà definiscono il numero degli studenti ammessi sulla
base di un rapporto tra studenti, docenti, spazi e strumentazioni disponibili,
dando quindi, al di là del dato formale, una valenza effettiva alla normativa
contenuta nell'articolo 4 della legge. Ed il ministro ha detto poco fa: per
quanto riguarda la determinazione del numero programmato, noi del MURST abbiamo
rinunciato ad esercitare un potere, attenendoci alle proposte che le singole
facoltà hanno avanzato. Cosa significa, allora? Se dite alle facoltà che non è
possibile applicare la nuova normativa, che pure richiamate, e se poi tenete
conto di quello che hanno previsto le facoltà, di fatto chiudete il cerchio
sulla base di un assioma: non è stato applicata per l'anno accademico 1999-2000
la normativa-quadro, che è intervenuta anche perché la Corte costituzionale ce
lo ha indicato. Questo è il dato, che emerge da quello che dite voi, non che
dico io! Se così è, quando alla fine sostengo che questa sanatoria è una coda
di quella dell'anno scorso, perché le condizioni non sono state modificate,
sostengo un'eresia? No; allora, quelli che sono contrari devono avere il
coraggio di riconoscere che hanno sbagliato a votare per la sanatoria l'anno
scorso. Se dicessero questo, la loro posizione sarebbe coerente; diversamente,
non è stato modificato alcunché, perché le facoltà non si sono potute attenere all'obbligo
che lo stesso collega Bracco individuava come percorso per arrivare a
determinare le condizioni per il numero programmato (Applausi dei deputati
del gruppo dell'UDEUR e di deputati del gruppo di Forza Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Berlinguer. Ne ha facoltà.
LUIGI BERLINGUER. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi sono risolto ad
intervenire sulla questione perché ritengo che la materia abbia accalorato
l'Assemblea, forse comprensibilmente, ma che il punto di decisione oggi non
abbia quella valenza ideologica, in molti casi legittima, che ha caratterizzato
atteggiamenti conformi in precedenza.
La questione in questo caso mi sembra differente: non è in gioco il numero
chiuso sì o no, che può dividere il Parlamento, come è avvenuto nel passato,
con legittime posizioni di tutte le parti, perché oggi non stiamo discutendo
del numero chiuso, tant'è vero che gli emendamenti che vengono proposti da
coloro che chiedono la sanatoria riguardano un solo anno o, come adesso si è
espresso efficacemente l'onorevole Manzione, una coda: il problema è quanto è
lunga questa coda, non altro.
Quindi, non si tratta di una questione di principio se si chiede questa nuova
disposizione di sanatoria solo per l'anno accademico 1999-2000; non si tratta,
dunque, di una questione di principio se sia giusto o meno selezionare
all'accesso o alla fine, perché non è questo il problema. Tuttavia, un accenno
va fatto, perché il numero chiuso in Italia è stato espunto dall'ordinamento
universitario: dei trentaquattro o trentacinque corsi di laurea almeno trenta,
trentuno o trentadue non sono a numero chiuso. Pertanto, non si è accettata in
Italia l'idea di selezionare all'inizio come, ad esempio, hanno fatto gli inglesi,
che hanno una feroce selezione all'inizio e nessuna selezione in itinere,
perché il numero degli iscritti è uguale a quello dei laureati, mentre da noi
il numero dei laureati è un terzo di quello degli iscritti.
Tuttavia, per medicina, veterinaria e odontoiatria c'è una questione specifica:
noi non abbiamo piena competenza esclusiva in Italia perché intervengono
normative europee che noi abbiamo tradotto in normativa italiana, per cui,
comunque, per il laureato in medicina che si deve iscrivere al corso di
specializzazione il numero è già deciso in sede europea. Il rischio per un
ragazzo che si laurei in medicina e non possa seguire la specializzazione
successiva è quello di conseguire una laurea non spendibile nella sua attività
professionale, perché il medico generico non può lavorare (Applausi di
deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
Ricordiamo, cari colleghi, che per quanto riguarda medicina ci sono sei anni di
corso di laurea, che ordinariamente diventano otto, per la stragrande maggioranza
degli studenti, quasi per la totalità, poi ci sono cinque o sei anni - perché
c'è un anno che si perde - di specializzazione: il totale, quindi, è di
quattordici anni di università. A trentatré anni un padre di famiglia consegue
appena in quel momento il titolo; se ha sbagliato nella scelta, è un errore
irrimediabile. Altra situazione è quella in cui si trova chi si laurea a
ventidue, ventitré, ventiquattro o venticinque anni, con una laurea ad ampio
spettro e non fortemente professionalizzante, tale per cui può cercare diversi
tipi di lavoro.
Quindi, se noi non avvertiamo all'inizio il ragazzo e se non c'è un minimo di
programmazione, questo diventa un nocumento grave per i ragazzi, non per
l'intero ordinamento soltanto. E nella cultura democratica italiana, lasciatemi
dire, della sinistra si è sempre trovato un equilibrio tra libertà generale e
programmazione, perché anche l'idea di programmazione fa parte del patrimonio
della cultura della sinistra e non soltanto l'idea della generale libertà
astratta (Applausi di deputati del gruppo dei Democratici di
sinistra-l'Ulivo)! E l'idea della libertà dell'articolo 3, secondo comma,
della Costituzione è diversa dall'idea di un'apertura generica che non
garantisce le condizioni effettuali del godimento della libertà stessa.
Anche a tale proposito, questa tematica è un po' sullo sfondo, tanto è vero che
con il Ministero della sanità il Ministero dell'università ha un costante
conflitto, diciamo la verità, perché il Ministero della sanità, sia quanto
c'era la collega Bindi sia con il suo successore, chiedono un numero chiuso e
programmato comunque molto severo, molto più basso, nonostante le posizioni
politiche dei singoli ministri, come diceva il ministro dell'università, perché
c'è questa condizione particolare.
Vi è poi la questione dell'esperienza effettiva sui riuniti, che sarebbero le
sedi di lavoro degli odontoiatri, all'interno dell'anatomia patologica o
dell'anatomia umana nello studio delle parti del corpo umano sul cadavere
oppure nell'esperienza effettiva di attività medica, che condizionano la
formazione e creano una delle condizioni di effettiva libertà nell'esercizio e
nel conseguimento di una capacità professionale. Quindi, noi dobbiamo
considerare tutto questo insieme.
La cultura moderna afferma un principio nuovo, soprattutto in questi ultimi
anni: non il diritto allo studio, ma il diritto al successo formativo (Applausi
di deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e dei Popolari e
democratici-l'Ulivo), che è il grande punto nuovo di elevamento della
qualità del diritto al successo formativo. Il gap fra quanti si
iscrivono e quanti si laureano è una malattia tipica di una concezione parziale
della libertà che noi abbiamo avuto nella nostra università. Ma, lo ripeto,
questa non è la materia di oggi. Quindi, ci possiamo anche dividere su questa
problematica, ma non è la materia di oggi.
Fino ad oggi abbiamo avuto una disciplina contorta - non si può negare - per
cui si è dovuta pronunciare la Corte costituzionale, la quale ha detto che
erano legittimi i provvedimenti del Ministero precedenti a quella sentenza, che
individuavano nelle facoltà di medicina, veterinaria e odontoiatria, quelle che
introducevano il numero programmato. È vero che la legge di sanatoria
introdotta l'anno scorso attraverso un suggerimento della Corte costituzionale
per difendere con normazione primaria questa problematica e tutelarla è
arrivata ad agosto - collega Manzione - ma la Corte costituzionale ha
considerato legittimo il decreto del ministro dell'università n. 245, che aveva
introdotto la disciplina precedente alla quale si aggancia l'effettiva
soluzione proposta dall'università e dal ministero. Il problema che abbiamo di
fronte è quello che hanno evidenziato alcuni colleghi: la consapevolezza o meno
di questi ragazzi, circa la diversità della normativa. Mi riferisco a coloro
che hanno fatto la domanda per ottenere la sospensiva del TAR nell'ultimo anno,
e non in quelli precedenti, quindi non sostenuti dall'organizzazione più
importante degli studenti universitari, che negli anni precedenti è andata a
raccogliere le firme per presentare i ricorsi e che quest'anno non l'ha fatto,
così come l'anno scorso.
Mi rivolgo al mio compagno di banco ed amico Siniscalchi per dire che se si va
da un avvocato e gli si chiede di essere difesi, ci si informa di quante chance
ci sono di vincere o di perdere; l'avvocato, in onestà, lo deve dire e non deve
spingere comunque al ricorso sperando in un altro esito che non sia quello
giudiziario (Applausi di deputati dei gruppi dei Democratici di
sinistra-l'Ulivo e dei Popolari e democratici-l'Ulivo). Allora, questi
ragazzi sapevano, così come gli altri, in numero di cinque volte superiore, che
hanno rinunciato al ricorso o che si sono estraniati dalla procedura. Se esiste
un problema di equità, mettiamo sullo stesso piano coloro che hanno osato e
coloro che hanno deciso di non osare. Per i primi occorre capire se il fatto di
osare fosse suffragato da una qualche consapevolezza; successivamente il Consiglio
di Stato e i TAR, infatti, hanno dimostrato che il provvedimento era parziale.
Sarà opportuno, quindi, che con un atto di saggezza il Parlamento faccia sapere
che non possiamo procedere con code interminabili perché l'operazione era stata
già chiusa dalla sentenza della Corte costituzionale e dalla legge n. 240,
nonché dal precedente decreto ministeriale n. 245. Oggi ci troviamo di fronte
alla necessità...
PRESIDENTE. Onorevole Berlinguer, deve concludere.
LUIGI BERLINGUER. ...alla necessità di dare un segno della serietà di questo Parlamento, della sua consapevolezza di aprire una fase nuova e di assicurare l'equità fra gli studenti (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e dei Popolari e democratici-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Del Barone, al quale ricordo che ha due minuti di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE DEL BARONE. Signor Presidente, questa mattina sono rimasto
veramente allibito perché credevo che si dovesse parlare del numero chiuso, del
numero programmato e di un provvedimento falsamente definito di sanatoria; dico
«falsamente» perché non si tratta di sanatoria, in quanto è qualcosa che si
ricollega al provvedimento dell'anno scorso. Ieri mi sono trovato
simpaticamente attaccato dall'amico Bracco, il quale mi ricordava la mia
posizione nell'ambito degli ordini; ricordo benissimo la mia posizione, ricordo
perfettamente tutti i provvedimenti legati al numero programmato e al numero chiuso,
ma in questo momento non c'entrano, perché nella fattispecie si tratta di dare
giustizia su un atto che ha visto premiati i giovani ricorrenti dell'anno
scorso; quest'anno, con riferimento allo stesso provvedimento e alla stessa
legge, i ricorrenti dovrebbero essere premiati allo stesso modo.
L'onorevole Dalla Chiesa ha fatto un'ampia dissertazione su un foglietto
mandato dagli avvocati; non ne condivido il contenuto, ma, certamente, non mi
sento in grado di proibire agli avvocati di scrivere ciò che vogliono. È come
quando si discute dei medici e sul fatto che uno guadagna 60 mila lire e un
altro 500 mila lire, entrambe le impostazioni sono valide.
Colleghi, non voglio addentrarmi in discussioni di questo tipo, ma l'onorevole
Dalla Chiesa ha usato un'espressione che non mi è piaciuta nemmeno un po': «un
padrinato politico». Del padrinato politico, dei voti di dieci o venti persone,
dichiaro ufficialmente di fregarmene. In questo caso si tratta di valorizzare
un atto di giustizia. Amico Dalla Chiesa, io non ho detto che Università
oggi presentava un grosso titolo «Scandali al sole». In estate sono
scoppiati gli scandali dei concorsi dei procuratori legali, dei maestri, dei
quiz agli esami di ammissione alla facoltà di medicina. Si tratta di verificare
se vi sia del marcio e dove sia, e il marcio nella «quizzologia» stupidamente
imperante negli esami per l'ammissione alla facoltà di medicina esiste nella
maniera più netta. Quest'anno il ministro ha cercato di buttarlo a mare,
facendo ripetere il 25 esami che dovevano essere sostenuti il 5. Gli anni
scorsi, attraverso meandri che non si possono delineare, ma che esistono,
abbiamo visto fare porcherie e, quindi, penso che questi ragazzi siano stati
già puniti.
Credo che anche le dichiarazioni dell'onorevole Berlinguer e del ministro
possano essere considerate come motivo in positivo per dire «sì» a questa che
non è una sanatoria, ma è un collegamento alla legge dell'anno scorso. Infatti,
il ministro ha ammesso che in questi anni le cose non sono andate bene e ci
sono revisioni da fare. L'onorevole Berlinguer ha fatto un discorso in cui ha
messo sullo stesso livello gli aspetti negativi per l'una e per l'altra
formazione.
Pertanto, il mio «sì» al collegamento alla legge dell'anno scorso e all'accettazione
di quella che si chiama sanatoria, ma non lo è, è convinto. Si ricominci poi da
capo, ma - per l'amor di Dio - basandosi sulle leggi e non su fogliettini di
propaganda di avvocati che fanno il loro mestiere e nulla più.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bianchi Clerici. Ne ha facoltà.
GIOVANNA BIANCHI CLERICI. Signor Presidente, la Lega nord Padania voterà
convintamente contro i due subemendamenti Napoli 0.1.2.4 e Cangemi 0.1.2.15 che
intendono ripristinare la sanatoria, ciò che la Commissione cultura ha invece
bocciato grazie a due emendamenti soppressivi, uno a firma dei colleghi Dalla
Chiesa e Mazzocchin e uno a firma della Lega nord.
La Commissione cultura, approvando quegli emendamenti soppressivi riferiti alla
proposta di legge Jervolino Russo, assunta come testo base, ha dato mandato a
riferire all'Assemblea in senso sfavorevole. Si è poi giunti in aula con un
emendamento della Commissione, che noi voteremo, che prevede la salvaguardia
delle provvidenze e la salvaguardia nei confronti del servizio militare per gli
studenti che sono incappati in questa disavventura. Ciò non toglie che la
nostra fermissima posizione contro la sanatoria vada qui ribadita ancora una
volta. Credo che i colleghi, al di là di tutte le ragioni e di tutte le
posizioni che sono state espresse nel corso della discussione generale e sul
complesso degli emendamenti, siano consapevoli che questo Parlamento è stato
messo di fronte a un vero e proprio ricatto. Fuori da quest'aula, in piazza
Montecitorio, per giorni interi abbiamo visto gruppi di studenti - che
dovrebbero rappresentare la classe dirigente del futuro - urlare una parola:
«sanatoria». Mi chiedo se i colleghi non abbiano paura di una nuova generazione
di studenti che, come ripeto, saranno la classe dirigente del futuro, che si
appella a tutti gli escamotage per riuscire a salvare il posto e cerca
il «santo in paradiso» di turno, che in questo caso è rappresentato da alcuni
colleghi presenti in aula.
Signor Presidente, l'anno scorso abbiamo approvato una legge. Ricordo
perfettamente che durante l'esame di quella legge, che regolava l'accesso
programmato ad alcune facoltà - quelle di cui parliamo oggi - e in cui
all'articolo 5 fu inserita la sanatoria per l'anno scorso, noi della Lega nord
arrivammo al punto di votare contro la legge, perché non volevamo renderci
complici di una sanatoria che già l'anno scorso consideravamo inaccettabile e
contro ogni principio di rigore e di serietà. A maggior ragione lo pensiamo
oggi, che stiamo ragionando in presenza di una legge approvata da questo
Parlamento. Credo che tutti i colleghi debbano fare un esame di coscienza e
rendersi conto che il Parlamento non può farsi complice di un'azione che
rovinerà per sempre tutti coloro che d'ora in avanti si iscriveranno già pronti
- è stato dimostrato - a presentare un nuovo ricorso sapendo che qualche santo
in paradiso provvederà (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord
Padania).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Siniscalchi, che ha due minuti. Ne ha facoltà.
VINCENZO SINISCALCHI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei ribadire in modo sintetico il mio convincimento già espresso nel corso della discussione di ieri. L'intervento elevato dell'onorevole Berlinguer mi ha restituito molta tranquillità nei confronti degli accenti furibondi che abbiamo ascoltato in quest'aula verso chi ha soltanto, per la parte che mi riguarda ma credo per tutti quelli che la pensano come me su questo provvedimento, il difetto di voler pensare anche diversamente da qualche altro. L'intervento sereno ed elevato dell'onorevole Berlinguer però non mi ha distolto dal piccolo grande problema che è alla base della nostra volontà di votare a favore dei subemendamenti. Come abbiamo più volte detto, il problema è di carattere sociale; le crociate che propone il collega Dalla Chiesa sono certamente apprezzabili ma ci portano in una direzione assai lontana da quello che ci interessa verificare in quest'aula, se cioè sia possibile - come noi riteniamo - risolvere un problema che riguarda un'infinità di studenti, molti dei quali hanno superato alcuni esami in virtù dell'applicazione di un provvedimento della giurisdizione di questo Stato, quella dei tribunali amministrativi regionali, un'infinità di studenti molti dei quali appartengono a famiglie che hanno creduto non soltanto - ne sono convinto - nei sortilegi degli avvocati perché, se così fosse, bisognerebbe ipotizzare che gli avvocati sono capaci di combinare vere e proprie associazioni delittuose con tribunali, Consigli di Stato e addirittura con membri di questo Parlamento. Vorrei riportare la questione in una dimensione di serenità e riaffermare che, per quanti sforzi abbia fatto, io, che qualche cosa pure in questi anni ho praticato, non riesco a vedere qui - e lo dico soprattutto al ministro - un problema di certezza del diritto. Spesso si agitano in quest'aula immortali principi che spesso tuttavia vengono tralasciati; direi che in questo paese è bello sentir parlare di cultura della certezza del diritto ma sarebbe ancor più bello parlare di cultura della certezza della pena. Che però la certezza del diritto debba passare sui sacrifici di questi giovani, sulla incertezza di un provvedimento legislativo che, a mio avviso, doveva contemperare esigenze di tempo di entrata in vigore ed esigenze che si sarebbero verificate successivamente...
PRESIDENTE. Dovrebbe concludere.
VINCENZO SINISCALCHI. ...a me pare paradossale. Quindi torniamo alla forza di queste proposte di modifica che ci consentono al tempo stesso di rispettare legittime aspettative che si sono verificate e di mettere a posto anche le direttive comunitarie. È giusto che queste siano state rispettate ma quante altre dovrebbero essere rispettate ed attuate nel nostro paese? Ecco perché insisto, per la parte che mi riguarda, ad esprimere un voto di dissenso rispetto al mio gruppo ed ad appellarmi ai colleghi affinché votano anch'essi a favore.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Biondi. Ne ha facoltà.
ALFREDO BIONDI. Signor Presidente, parlo a titolo personale perché non ho
capito bene come si sia orientato il gruppo ed è bene che su queste cose non vi
siano paratie disciplinari ma che ognuno appartenga alla propria sensibilità e
coscienza di fronte ai problemi degli altri.
Ho sentito la requisitoria del collega e amico Dalla Chiesa: sinceramente debbo
dire che i suoi toni alti erano inversamente proporzionali all'entità degli
argomenti che ha utilizzato. Egli si è dimenticato che quando si accede alla
giurisdizione - anche a quella amministrativa - si può avere una soluzione
immediata, oppure una soluzione transitoria e che, sulla base della condizione
transitoria, si sono verificate iscrizioni, sono stati superati esami e si è
creato un rapporto in cui il credito dello studente nei confronti
dell'università è stato aperto dai rettori, di volta in volta e a seconda delle
rispettive posizioni. Che ci si parli di certezza del diritto in casi del
genere, mi sembra davvero un fuor d'opera! Mi è piaciuto di più il discorso
(più modulato) dell'onorevole Melograni, ma mi permetto di dire ai professori
di tutto il mondo, uniti nell'impostazione baronale che allontana dall'università
coloro che ci vogliono andare (Applausi di deputati dei gruppi di Forza
Italia e di Alleanza nazionale e dei deputati del gruppo misto-Rifondazione
comunista-progressisti), che se ogni volta, davanti a situazioni del
genere, si dovesse avere una sentenza, parleremmo davvero di certezza del
diritto, invece che di una realtà in cui lo slalom speciale dell'applicazione
del diritto determina incertezza.
L'amico Siniscalchi, poco fa, ha rivendicato il diritto di ogni difensore, di
fronte a chi gli chiede un patrocinio, di rivolgersi alla propria coscienza e
non - come ha detto il collega Berlinguer - di fare il giudice del diritto che
gli viene affidato, deve esservi, dunque, un corretto adempimento nei confronti
di un mandato ricevuto, che postula la fiducia nell'attesa della sentenza.
Signor Presidente, mi dispiace che l'onorevole Dalla Chiesa ci abbia anche
confessato di aver fatto denuncia contro il TAR del Lazio. Da molti banchi ho
sentito lamentare che talvolta la giustizia viene aggredita perché non se ne
condividono le decisioni. Signor Presidente, lei sa benissimo come la penso in
certe materie. Mi sono preso le responsabilità che mi spettavano perché si
potesse stabilire all'inizio, attraverso la legge, quale fosse la possibilità
di applicazione di determinate misure che potevano essere, di volta in volta,
più o meno severe. Non credo, però, che sia giusto aggredire - come è stato
detto - il TAR del Lazio perché ha assunto decisioni non gradite a qualcuno:
altro che libelli inviati a coloro che vogliono un accesso alla giustizia
amministrativa! Qui si minacciano i giudici e si prende una posizione molto
grave, che mi dispiace aver ascoltato in questa sede.
Signor Presidente, voterò convintamente affinché sia consentito a chi ha
sostenuto un esame, a chi è stato presente ai corsi, a chi ha studiato, a chi
ha pagato, di poter continuare a farlo (Applausi di deputati dei gruppi di
Forza Italia e di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Colletti. Ne ha facoltà.
LUCIO COLLETTI. Signor Presidente, interverrò brevemente perché ritengo che
la discussione abbia toccato tutti i temi possibili e a titolo personale. Ho
riletto questa mattina l'intervento del collega Soda che avevo udito ieri ed ho
ascoltato con piena adesione quanto affermato dall'onorevole Melograni.
Aggiungo anche che ho trovato persuasivi i ragionamenti dell'onorevole
Berlinguer.
Poiché so di appartenere ad un gruppo parlamentare le cui opinioni
sull'argomento sono divise, preannuncio il mio voto contrario alla sanatoria (Applausi
di deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale e dei deputati
del gruppo dei Democratici-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fongaro, al quale ricordo che a 2 minuti di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.
CARLO FONGARO. Signor Presidente, l'intervento del collega Berlinguer è
stato certamente esaustivo e convincente, ma prendo atto che vi è stato chi,
credendo di entrare nel merito della questione, in realtà si è limitato a
cavillare. Il fatto è che vi sono personaggi e partiti politici che si limitano
a prendere posizione solo in funzione del consenso elettorale, piuttosto che a
valutare veramente nel merito la questione. È evidente che l'università deve
preparare laureati e non disoccupati, ma per entrare nel merito della questione
vorrei riferire un'esperienza personale, anche per ribadire il concetto che il
numero chiuso per alcune facoltà è il male minore.
Io mi laureai nel 1976 in architettura. Non c'era il numero chiuso e in quegli
anni le università sfornavano decine di migliaia di laureati. Dopo un primo
periodo, in cui ci si arrangia, finalmente cominciai a lavorare, però
moltissimi miei colleghi non ebbero questa fortuna e, non potendo fare gli
architetti, andarono a fare i disegnatori in fabbriche che nulla avevano a che
fare con l'architettura; fecero i bozzettisti nelle agenzie pubblicitarie
oppure furono assunti nelle pubbliche amministrazioni, ma non utilizzando il
titolo di studio della laurea, bensì quello della scuola media superiore,
perché per laureati non c'erano posti. Con ciò voglio dire che è importante
anche il messaggio che diamo con queste sanatorie, premiando coloro che non
hanno accettato una regolamentazione che è nell'interesse di tutti: è un
messaggio sbagliato, scorretto, che porta a non accettare una regola che è
comunque rivolta all'interesse generale, anche al loro.
In conclusione, anche a nome del gruppo della Lega nord Padania chiedo un atto
di responsabilità, per evitare che migliaia di giovani intraprendano un cammino
lungo ed estremamente rischioso.
ANGELA NAPOLI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Napoli, non posso darle la parola, perché lei è già intervenuta sul complesso degli emendamenti.
ANGELA NAPOLI. Chiedo di parlare per fatto personale.
PRESIDENTE. Questo tipo di interventi si svolge alla fine della seduta.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Neri. Ne ha
facoltà.
SEBASTIANO NERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io mi trovo nella
singolare posizione di chi, condividendo senza riserve le proposizioni di chi
in quest'aula si opporrebbe all'approvazione di questa cosiddetta sanatoria,
tuttavia nella giornata di ieri è stato definitivamente convinto
dell'opportunità del voto a favore di questo provvedimento, che dovrebbe
risolvere i problemi di tanti ragazzi e di tante famiglie, dall'intervento di
un collega che merita grande stima, ancorché di avversa parte politica, l'onorevole
Soda. Tra le altre cose, l'onorevole Soda ha detto anche che i ricorrenti al
TAR che hanno ottenuto ed utilizzato un provvedimento di sospensiva della
negazione di ammissione al corso universitario non andavano premiati in quanto,
comunque, sapevano che il provvedimento di sospensiva era temporaneo e non li
sottraeva all'alea del giudizio di merito. Questo passaggio mi ha convinto,
perché mi ha indotto a fare una riflessione, che desidero esporre ai colleghi.
In primo luogo un cittadino che, a torto o a ragione, ritiene di essere stato
leso nei suoi interessi legittimi in un paese democratico che è anche Stato di
diritto ha una sola via per far riconoscere le sue ragioni, vere o presunte:
quella di rivolgersi alla competente autorità giudiziaria. Nel momento in cui
quella autorità emette un legittimo provvedimento, che è eseguibile e produce
effetti, il cittadino ha il diritto di avvalersene. Se poi in questo sistema
paese, di cui siamo responsabili soprattutto noi operatori della politica, non
c'è la possibilità concreta di avere risposte giudiziarie definitive in tempi
ragionevoli (come stanno a dimostrare le centinaia di condanne che il nostro
paese riceve per la cosiddetta denegata giustizia), il problema non è delle
famiglie e dei ragazzi, ma di un sistema che non riesce, nel giro di pochi
mesi, a dire loro se nel merito avevano o meno diritto di chiedere ciò che
hanno chiesto ed ottenuto. Allora, questa situazione non è figlia della
speculazione e della malafede di chi «ci ha provato», come ho sentito dire, ma
è figlia dell'incapacità del sistema della giustizia amministrativa di dare le
risposte che deve dare. Pertanto, pur condividendo integralmente quanto è stato
detto qui innanzitutto dal ministro dell'università, senatore Zecchino, debbo
dire che oggi abbiamo il dovere morale e civile di riconoscere che questa
situazione è figlia dell'incapacità di amministrare la giustizia che esiste nel
nostro paese. Questa situazione non può produrre effetti che devono essere
pagati dalle famiglie: la logica del dare l'esempio una volta per tutte
appartiene a culture e ideologie che non ho mai condiviso. Viceversa, ritengo
che siano le regole e le certezze a dover definire lo spartiacque in un paese
civile.
Queste sono le ragioni in base alle quali voterò a favore di tutti i
subemendamenti che consentiranno un diritto allo studio che il cattivo
funzionamento della nostra giustizia amministrativa finiva per negare in forza
di malintesi principi generali che hanno poco a che vedere con la situazione de
qua (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maura Cossutta. Ne ha facoltà.
MAURA COSSUTTA. Signor Presidente, intervengo brevemente, perché credo che
dovremmo approvare al più presto questo provvedimento.
Preannuncio che il mio gruppo voterà a favore di questi subemendamenti, come
abbiamo già sottolineato nel corso della discussione generale. Vorrei tuttavia
ricordare ai compagni ed ai colleghi che questo provvedimento è stato caricato
di temi che poco hanno a che fare con la situazione di cui stiamo trattando:
ciò non per banalizzare o per scegliere un pragmatismo quasi agnostico che non
affronta i problemi, ma, lo ripeto, su questa coda di sanatoria - come è stata
definita dal collega Manzione - sono stati caricati temi e problemi non
risolvibili con questo provvedimento.
Innanzitutto, si è detto che si tratta di problemi veri: sono state svolte
osservazioni critiche sui TAR e sono stati fatti ragionamenti giuridici sulla
certezza del diritto. Tutto ciò merita risposte e approfondimenti che non
possono tuttavia essere dati da questo provvedimento.
In secondo luogo, si è parlato del business dei ricorsi: noi siamo
contrari a qualsiasi tipo di business ma, senza ipocrisie, vogliamo
riflettere sul fatto che esiste il business se vi è una domanda inevasa,
di qualsiasi settore si tratti. Pertanto, dovremmo semmai capire meglio il
merito delle richieste e delle necessità di questi ragazzi, come hanno
giustamente sottolineato anche altri colleghi.
In terzo luogo, vorrei parlare dell'enfasi contro ogni sanatoria. Ritengo che
qualsiasi sanatoria dimostri l'esistenza di un fallimento: dimostri, cioè,
l'esistenza di limiti, di inadeguatezze o di norme troppe rigide. Ho
partecipato ai lavori della Commissione affari sociali relativi alle sanatorie
del personale della sanità: se voi dite, colleghi, che questi studenti devono
accettare il rischio, ritenete che anche quei lavoratori avrebbero dovuto
accettare il rischio? Essi, infatti, sapevano che, qualora avessero firmati i
contratti libero professionali, perché la legge impediva l'assunzione,
avrebbero corso un rischio, ma il loro rapporto di lavoro era subordinato, dal
punto di vista giuridico. Avremmo dovuto penalizzare quei lavoratori perché
sapevano di aver accettato di correre un rischio? O anche in quel caso, mi
rivolgo all'onorevole Dalla Chiesa, avremmo dovuto fare il braccio operativo di
questa legittima domanda di sanatoria? Ritengo, pertanto, che ci sia stata troppa
enfasi su questa sanatoria e su questo provvedimento sia stata fatta un po'
troppa ideologia.
Per quanto riguarda la questione del diritto allo studio, onorevole Berlinguer,
sono assolutamente d'accordo sul fatto che - questa è la nuova cultura della
sinistra: parlo come esponente di sinistra - oggi debba essere certamente
garantito il diritto allo studio, perché ciò è garanzia di successo formativo.
Tuttavia, noi siamo favorevoli ad un'università più moderna, di maggiore
qualità e siamo favorevoli altresì ad una maggiore professionalità, ma non
possiamo caricare tutto ciò su questo provvedimento e colpevolizzare questi
studenti se questo successo formativo non c'è. Ritengo invece utile approvare
questi subemendamenti ed impegnarci fortemente per portare avanti altre
riforme, come abbiamo sottolineato in sede di discussione generale: mi
riferisco alla riforma dei cicli, all'applicazione seria del decreto Servizio
sanitario nazionale-università, al finanziamento del piano straordinario per
l'edilizia ed i servizi universitari di qualità, alla ricerca. Ritengo,
insomma, che solo dopo aver fatto ciò potremmo governare questa materia
intricata a monte e fornire risposte certe e consapevoli a quei giovani per
dare speranze certe alle università, governate da processi reali e non da
interessi corporativi.
Credo, pertanto, che approvare questi subemendamenti sia necessario per non
penalizzare gli studenti, anche se non è sufficiente, perché sono convinta,
come altri colleghi della maggioranza, che dobbiamo affrontare insieme il tema
più generale di un'università più moderna e all'altezza dei compiti
assegnativi.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale l'onorevole Turci, al quale ricordo che ha un minuto di tempo. Ne ha facoltà.
LANFRANCO TURCI. Data la natura di questo dibattito, desidero che rimanga
agli atti la mia posizione. Sono contrario a questa sanatoria e per tale motivo
parlo a titolo personale.
L'anno scorso mio figlio ha partecipato alla prova di ammissione alla facoltà
delle scienze delle comunicazioni all'università di Bologna; non ha superato la
prova e si è iscritto ad un'altra facoltà. Credo che non sappia nemmeno cosa
siano i TAR.
Venendo da una storia politica in cui gli errori ideologici sono stati
tantissimi ma le norme di condotta morale sono state molto importanti, ritengo
che le regole vadano rispettate. Quando non le si condividono si fa una
battaglia politica a viso aperto per cambiarle (ad esempio in questo caso sul
numero chiuso). Se c'è qualcuno che approfitta e ha fatto dei trucchi, si
denunciano i trucchi e non si cercano soluzioni personali opportunistiche,
nemmeno di gruppo. Credo che sia un problema di serietà dire di no in questo
Parlamento a tali atteggiamenti. Se dovessimo votare a favore di questa
sanatoria daremmo una prova diseducativa, di permanenza del vecchio costume
italico e ai giovani daremmo l'esempio peggiore (Applausi di deputati dei
gruppi della Democratici di sinistra-l'Ulivo e dei Popolari e democratici-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Petrella. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE PETRELLA. Vorrei che si abbassassero i toni di questa discussione
che mi è sembrata estremamente accesa. Per tale motivo vorrei esprimere il mio
apprezzamento per il discorso dell'onorevole Berlinguer che è stata
estremamente pacato.
Non sono d'accordo quando da parte di alcuni colleghi si vogliono dare lezioni
di legalità o di moralità a chi sta conducendo una battaglia nella quale crede
con termini offensivi anche nei confronti di chi ha presentato questa proposta
di legge.
Molti colleghi, da qualsiasi parte abbiano parlato, hanno espresso un giudizio
negativo sulla sanatoria, hanno però dato ragione agli studenti dicendo che
erano delle vittime.
Se questi studenti sono delle vittime dobbiamo approvare la sanatoria, se
pensiamo il contrario allora no. Personalmente esprimerò un voto a favore.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Orlando, al quale ricordo che ha un minuto di tempo. Ne ha facoltà.
FEDERICO ORLANDO. Presidente, noi democratici voteremo contro questa
ennesima indulgenza plenaria. Ce ne sono già state tante in quest'anno
giubilare, con o senza il soccorso di qualche Zecchino-tornese!
Noi pensiamo che abbia torto l'onorevole Manzione quando accusa l'onorevole
Dalla Chiesa con una cattiveria ad personam anzi ad cognominem,
che si poteva risparmiare di fare dietrologie e inquisizioni. Noi non facciamo
né dietrologie né inquisizioni e non entriamo nemmeno nel merito del
provvedimento; le ragioni che ci portano a votare contro perché le ha esposte
con grande serenità e competenza l'onorevole Berlinguer nelle cui parole
personalmente mi riconosco.
Presidente, voglio soltanto ricordare ai colleghi che ci sono dei momenti in
cui prima ancora delle ragioni di una sanatoria va affrontata la cultura della
sanatoria. Noi siamo contro la cultura della sanatoria anche come deputati
liberali meridionali, tale è chi vi sta parlando. Per un secolo ci siamo
portati addosso la fama di essere dei clientelari e degli ascari, per cui
dobbiamo finirla con questa cultura (Applausi dei deputati del gruppo dei
Democratici-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto a titolo personale, l'onorevole Manzoni, al quale ricordo che ha un minuto di tempo. Ne ha facoltà.
VALENTINO MANZONI. Onorevoli colleghi, mi sono posto alcuni interrogativi
nel corso di questa discussione, ai quali in cuor mio ho già dato risposta, ma
vorrei che agli stessi interrogativi rispondessero tutti i colleghi deputati.
La sospensiva, onorevoli colleghi, come sapete, è una misura cautelare che
l'organo di giurisdizione amministrativa assume quando ritiene che si debbano
assicurare gli effetti della sentenza di merito, evitandosi così che dalla
situazione che vede il giovane studente escluso dai corsi derivi allo stesso,
in futuro un danno irreparabile cioè non risarcibile con equivalente in denaro.
Vedo questo Parlamento...
PRESIDENTE. Deve concludere, il minuto a sua disposizione è terminato e ha già parlato l'onorevole Neri per il suo gruppo.
VALENTINO MANZONI. Va bene, allora dichiaro il voto favorevole sui subemendamenti al nostro esame.
PRESIDENTE. La ringrazio, come vede ha espresso il suo voto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale,
l'onorevole Buontempo, che dispone di un minuto. Ne ha facoltà.
TEODORO BUONTEMPO. Mi paiono incredibili toni alti su una vicenda del genere. Non si tratta di una sanatoria perché le iscrizioni sono state chiuse il 31 luglio e le domande sono state presentate entro quella data. La legge è stata pubblicata il 17 agosto ed ha inevitabilmente creato queste aspettative. Non mi pare che chi cerca un posto di lavoro e di realizzare il suo futuro possa essere criminalizzato e ritenuto un malfattore. Semmai, malfattori sono coloro che creano le aspettative dei giovani. È grave creare aspettative e non rispettarle. In questo caso è responsabile il Parlamento perché non ha varato una legge chiara che avrebbe dovuto impedire tali aspettative, pertanto esprimerò voto favorevole.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Palumbo, al quale ricordo che dispone di un minuto. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE PALUMBO. Presidente, intervengo solamente per ribadire - avendolo già detto ieri - che avendo il gruppo di Forza Italia lasciato ampia libertà di voto, non darò segnale di votazione ai colleghi del mio schieramento sui primi due identici subemendamenti.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici
subemendamenti Napoli 0.1.2.4 e Cangemi 0.1.2.15, nel testo modificato, non
accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 384
Votanti 354
Astenuti 30
Maggioranza 178
Hanno votato sì 156
Hanno votato no 198).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul
subemendamento Napoli 0.1.2.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 372
Votanti 345
Astenuti 27
Maggioranza 173
Hanno votato sì 147
Hanno votato no 198).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul
subemendamento Cangemi 0.1.2.16, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 392
Votanti 365
Astenuti 27
Maggioranza 183
Hanno votato sì 150
Hanno votato no 215).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul
subemendamento Napoli 0.1.2.10, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 390
Votanti 359
Astenuti 31
Maggioranza 180
Hanno votato sì 151
Hanno votato no 208).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul
subemendamento Siniscalchi 0.1.2.3, non accettato dalla Commissione né dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 393
Votanti 363
Astenuti 30
Maggioranza 182
Hanno votato sì 164
Hanno votato no 199).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli
identici subemendamenti Cangemi 0.1.2.2 e Napoli 0.1.2.9, non accettati dalla
Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 396
Votanti 366
Astenuti 30
Maggioranza 184
Hanno votato sì 163
Hanno votato no 203).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul
subemendamento Napoli 0.1.2.8, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 384
Votanti 349
Astenuti 35
Maggioranza 175
Hanno votato sì 150
Hanno votato no 199).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul
subemendamento Mazzocchin 0.1.2.11, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 395
Votanti 334
Astenuti 61
Maggioranza 168
Hanno votato sì 209
Hanno votato no 125).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul
subemendamento Napoli 0.1.2.6, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 393
Votanti 355
Astenuti 38
Maggioranza 178
Hanno votato sì 147
Hanno votato no 208).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul
subemendamento Mazzocchin 0.1.2.12, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 390
Votanti 337
Astenuti 53
Maggioranza 169
Hanno votato sì 243
Hanno votato no 94).
Passiamo alla votazione del subemendamento Dedoni 0.1.2.14.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Di Capua. Ne ha facoltà.
FABIO DI CAPUA. Presidente, intervengo per dichiarare il mio voto contrario su questo subemendamento e sull'emendamento della Commissione 1.2. Condivido pienamente le valutazioni fatte da tantissimi colleghi contro questo provvedimento.Mi sembra che misure intermedie di negoziazione neghino le ragioni che hanno indotto a rigettare un'ipotesi di sanatoria: fare uno, due o zero esami non cambia la valutazione del diritto che gli studenti hanno o non hanno. Mi sembra un rimangiarsi le ragioni e le motivazioni fondate che inducono al rigetto del provvedimento (Applausi di deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole
Palumbo. Ne ha facoltà.
Onorevole Palumbo, ha un minuto.
GIUSEPPE PALUMBO. Signor Presidente, anch'io mi sono già espresso contro il
subemendamento Dedoni 0.1.2.14. Se diamo la possibilità a chi ha sostenuto un
esame, due esami o ha solo frequentato le lezioni di iscriversi, creiamo altre
disparità: la sanatoria o la si fa per tutti i ricorrenti o non la si fa.
Per tali ragioni, invito a votare contro questo subemendamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Del
Barone. Ne ha facoltà.
Onorevole Del Barone, ha un minuto.
GIUSEPPE DEL BARONE. Signor Presidente, considero il subemendamento Dedoni
0.1.2.14 una specie di «stupro giuridico». Infatti, ci troviamo dinanzi non ad
una forma di protezionismo di tutti, ma ad una forma squallida di favoritismo
di pochi (Applausi di deputati del gruppo di Alleanza nazionale) e,
conseguentemente, siamo nettamente contrari. Probabilmente, la prossima volta
l'onorevole Dalla Chiesa ci porterà volantini di avvocati che si batteranno su
questo punto; vorrò vedere, infatti, gli eventuali futuri medici che non sono
stati iscritti come avrebbero potuto sostenere due esami.
Per favore, si tratta di un subemendamento che non va ed al quale dico «no» in
maniera decisa.
ROBERTO MANZIONE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROBERTO MANZIONE. Signor Presidente, una precisazione: secondo me,
nell'ordine di votazione dei subemendamenti vi è un errore. Infatti, esistono
due ipotesi che dovremo valutare, la prima delle quali prevede una sanatoria di
merito «a due esami», l'altra che prevede una sanatoria di merito (è quella
contenuta nel subemendamento 0.1.2.1 presentato dal collega De Franciscis, che
accetta la riformulazione proposta dalla Commissione) «ad un esame». È più
lontana dal testo della Commissione la sanatoria «ad un esame» rispetto a
quella «a due esami».
Signor Presidente, o lei ci dice che comunque la votazione del subemendamento
Dedoni 0.1.2.14 non è preclusiva del subemendamento De Franciscis 0.1.2.1,
oppure, essendo la sanatoria «ad un esame» più lontana dal testo, il relativo
subemendamento va votato prima di quello relativo alla sanatoria «a due esami».
La sanatoria «ad un esame» si avvicina di più alla sanatoria totale rispetto a
quella «a due esami», che pertanto è più restrittiva. L'ipotesi più lontana da
quella formulata dalla Commissione è la sanatoria «ad un esame».
PRESIDENTE. Per quel che riesco a capire - può darsi che mi sbagli e, quindi, le chiedo aiuto -, il subemendamento Dedoni 0.1.2.14 incide direttamente sul comma, a differenza dell'altro.
ROBERTO MANZIONE. È uguale!
PRESIDENTE. Ha ragione, è uguale.
ROBERTO MANZIONE. Il subemendamento più lontano è quello della sanatoria «ad un esame» e, quindi, dobbiamo votarlo prima.
PRESIDENTE. Onorevole Manzione, mentre il collega De Franciscis propone di aggiungere un comma 6, la collega Dedoni incide «all'interno» dell'emendamento 1.2 della Commissione. Mi sono spiegato?
ROBERTO MANZIONE. Presidente, il problema è la preclusione. Noi operiamo per preclusioni partendo sempre dalla proposta più lontana dal testo. L'ipotesi più lontana è la sanatoria «ad un esame»; subito dopo viene la sanatoria «a due esami».
PRESIDENTE. Onorevole Manzione, mi deve spiegare perché la sanatoria «ad un esame» è più lontana di quella «a due esami».
ROBERTO MANZIONE. Presidente, la sanatoria «a due esami» è più restrittiva e, quindi, più vicina all'ipotesi negativa della Commissione, che prevede di sanare soltanto gli effetti e non le iscrizioni, mentre la sanatoria «ad un esame» è più ampia e si avvicina di più alla sanatoria totale, che è stata bocciata.
PRESIDENTE. In questo senso ha ragione, vi è stato un errore; naturalmente,
il subemendamento De Franciscis 0.1.2.1 diventa preclusivo del subemendamento
Dedoni 0.1.2.14. Passiamo pertanto alla votazione del subemendamento De
Franciscis 0.1.2.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buontempo. Ne ha
facoltà.
Onorevole Buontempo, ha un minuto.
TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, non è il caso di fare i legislatori «alla vergognosa»: o si riconosce un principio o non lo si riconosce. Non giocate sulla pelle dei ragazzi, non mi pare giusto.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Signorini. Ne ha facoltà.
STEFANO SIGNORINI. Signor Presidente, il collega Buontempo ha ragione dicendo che è una vergogna qui si dica di no ad una sanatoria e si dice di sì ad una minisanatoria. Credo che in ogni caso vi sia ingiustizia. È una legge che non deve essere approvata per non arrecare danno a tutti quegli studenti che non hanno fatto ricorso credo quindi che l'Assemblea dovrebbe dire di no anche a questo subemendamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole
Ruzzante, che ha un minuto. Ne ha facoltà.
Onorevole Mauro, onorevole Mauro! Onorevole Mauro, la richiamo all'ordine per
la prima volta.
PIERO RUZZANTE. Intervengo solo per dichiarare che condivido le considerazioni dell'onorevole Manzione. Già la Commissione si è espressa con un parere favorevole sul subemendamento Dedoni 0.1.2.14. Voterò anche il subemendamento De Franciscis 0.1.2.1 e chiedo di poterlo sottoscrivere.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Napoli. Ne ha facoltà.
ANGELA NAPOLI. Signor Presidente, annuncio il voto contrario del gruppo di Alleanza nazionale perché se si deve parlare di «sanatoria» (lo dico tra virgolette perché non si tratta di una sanatoria) questa dovrebbe valere per tutti e non per gli ottanta «figli di papà». Quelli sì, sono «figli di papà».
PRESIDENTE. Sta bene.
ROBERTO MANZIONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Manzione, di nuovo? Che altro è successo?
ROBERTO MANZIONE. Vorrei fare la dichiarazione di voto sul subemendamento De Franciscis 0.1.2.1.
PRESIDENTE. Un minuto, prego.
ROBERTO MANZIONE. Mi permetto di ricordare all'Assemblea che vi era un atteggiamento favorevole della Commissione rispetto alla sanatoria per merito. Abbiamo stabilito che rispetto alla sanatoria per merito (e il Presidente lo ha accettato), l'ipotesi è quella che deve essere votato per primo il subemendamento che prevede di aver sostenuto almeno un esame, che è preclusivo di quello che prevede due esami. Collega Napoli, anch'io avrei voluto la sanatoria totale e mi sono difeso. In questo momento dobbiamo cercare di garantire perlomeno tutti quelli che hanno avuto la capacità e la fortuna di poter fare perlomeno un esame.
GIUSEPPE PALUMBO. La fortuna!
ROBERTO MANZIONE. In politica dobbiamo cercare almeno di tutelare le posizioni tutelabili e non possiamo buttare a mare tutti. Conseguentemente chiedo al relatore di precisare il parere perché, allo stato, votandosi prima il subemendamento De Franciscis 0.1.2.1 è chiaro che deve esprimersi la Commissione.
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole relatore, è stata posta una questione che merita una risposta, di qualunque tipo.
SERGIO SOAVE, Relatore. Il problema riguarda la preclusione, perché da un punto di vista formale mi pare che la collocazione del subemendamento De Franciscis 0.1.2.1 sia corretta, nel senso che, trattandosi di subemendamenti, la distanza va calcolata rispetto all'emendamento 1.2 della Commissione e non rispetto all'ipotetica sanatoria.
ROBERTO MANZIONE. Soave hai tentato di svicolare per l'ennesima volta! Se ci dai il parere, per favore!
SERGIO SOAVE, Relatore. Quando Manzione dice che è più lontano, si riferisce alla sanatoria, ma in realtà, rispetto all'emendamento 1.2 della Commissione è più lontano il subemendamento Dedoni 0.1.2.14. E quindi è giusta la collocazione che è stata data dagli uffici.
PRESIDENTE. Onorevole Soave, non credo che sia così. Sa perché? È una cosa un po' complicata. L'emendamento 1.2 della Commissione non prevede alcun esame. Ora, nel momento in cui si prevedono degli esami il punto più lontano è quello che prevede un ostacolo minore ...
ROBERTO MANZIONE. E l'ostacolo minore è un esame e non due!
PRESIDENTE. ... perché allarga di più il concetto, perciò è più lontano
rispetto all'altro.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Veltri, che ha un
minuto. Ne ha facoltà.
ELIO VELTRI. Signor Presidente, intervengo solo per dire che l'università è uno dei comparti più illegali della vita e dell'organizzazione statuale di questo paese. Mi sono astenuto precedentemente perché il pasticcio è stato commesso dal Governo e dal Parlamento. Non partecipo alla prossima votazione perché il pasticcio va aumentando.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul
subemendamento De Franciscis 0.1.2.1, non accettato dalla Commissione né dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 396
Votanti 352
Astenuti 44
Maggioranza 177
Hanno votato sì 75
Hanno votato no 277).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul
subemendamento Dedoni 0.1.2.14, nel testo riformulato, accettato dalla
Commissione sul quale il Governo si rimette all'Assemblea.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 395
Votanti 357
Astenuti 38
Maggioranza 179
Hanno votato sì 129
Hanno votato no 228).
Onorevole Bracco, accetta l'invito al ritiro del suo subemendamento 0.1.2.13?
FABRIZIO FELICE BRACCO. Sì, signor Presidente.
ROBERTO MANZIONE. Bravo, Bracco, hai fatto un buon lavoro!
PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Bracco.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Napoli 0.1.2.7, non accettato dalla Commissione né dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 391
Votanti 356
Astenuti 35
Maggioranza 179
Hanno votato sì 137
Hanno votato no 219).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento
1.2 della Commissione, interamente sostitutivo dell'articolo 1, accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).