CAMERA DEI DEPUTATI - XIII LEGISLATURA
Resoconto della VII Commissione permanente
(Cultura, scienza e istruzione)
Tratto dagli atti ufficiali della Camera dei deputati www.camera.it

SEDE REFERENTE

Giovedì 28 settembre 2000. - Presidenza del Presidente Giovanni CASTELLANI. - Interviene il sottosegretario di Stato per l'università e la ricerca scientifica e tecnologica Luciano Guerzoni.

La seduta comincia alle 8.50.

Accesso ai corsi universitari.
C. 6914 Cangemi, C. 7011 Jervolino Russo, C. 7049 Napoli, C. 7217 Teresio Delfino.
(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame delle proposte di legge in titolo, rinviato nella seduta di ieri.

Giovanni CASTELLANI, presidente, avverte che la Conferenza dei Presidenti dei gruppi ha confermato l'iscrizione nel calendario dei lavori dell'Assemblea delle proposte di legge all'ordine del giorno con inizio nella seduta del 2 ottobre.
È quindi necessario che la Commissione concluda i suoi lavori nella seduta di oggi, con l'adozione di un testo base, la votazione di eventuali emendamenti e del mandato al relatore.

Sergio SOAVE (DS-U), relatore, propone l'adozione della proposta di legge C. 7011 come testo base per il seguito dell'esame, in quanto tale proposta di legge limita la regolarizzazione a coloro che abbiano ottenuto un provvedimento di sospensiva dai TAR e si presenta, quindi, come la più restrittiva di quelle in esame.

La Commissione adotta la proposta di legge C. 7011 come testo base per il seguito dell'esame.

Il sottosegretario Luciano GUERZONI fa presente che il Governo ritiene di aver ottemperato a quanto previsto dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 383 del 1998 e che le università abbiano regolarmente agito applicando le norme vigenti all'atto dell'emanazione dei bandi. Un'eventuale sanatoria costituisce, quindi, una violazione del principio di legalità. Peraltro, in considerazione del fatto che numerosi gruppi hanno sottoscritto le proposte di legge in esame, fa presente che il Governo si rimette alle decisioni del Parlamento.

Giovanni CASTELLANI, presidente, propone di fissare il termine per la presentazione degli emendamenti alle ore 12.30 di oggi.

La Commissione concorda.

Giovanni CASTELLANI, presidente, rinvia il seguito dell'esame alla seduta già convocata al termine della seduta antimeridiana dell'Assemblea.

La seduta termine alle 9.20.

SEDE REFERENTE

Giovedì 28 settembre 2000. - Presidenza del Presidente Giovanni CASTELLANI. - Intervengono i sottosegretari di Stato per l'università e la ricerca scientifica e tecnologica Luciano Guerzoni e Antonino Cuffaro e il sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali Carlo Carli.

La seduta comincia alle 13.45.

Accesso ai corsi universitari.
C. 6914 Cangemi, C. 7011 Jervolino Russo, C. 7049 Napoli, C. 7217 Teresio Delfino.
(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame delle proposte di legge in titolo, rinviato nella seduta di questa mattina.

Giovanni CASTELLANI, presidente, ricorda che nella seduta di stamattina è stata adottata come testo base la proposta di legge 7011 ed è stato fissato il termine per la presentazione degli emendamenti; sono stati, quindi, presentati due emendamenti (vedi allegato 1), il primo soppressivo di entrambi gli articoli della proposta di legge, il secondo soppressivo del solo articolo 1.

Angela NAPOLI (AN), intervenendo sugli emendamenti, fa presente che le proposte di legge abbinate - presentate da quattro gruppi differenti - intendono risolvere un problema che anche quest'anno riguarda l'accesso ai corsi di studio per i quali vige il numero chiuso, problema del quale non può essere imputata la responsabilità agli studenti.
Sottolinea, invece, le responsabilità del Ministero che non ha adeguatamente definito le procedure per garantire l'uniformità di giudizio e non ha esercitato un effettivo controllo sulle situazioni locali. Gli atenei, d'altro canto, non hanno potuto applicare la legge n. 264 del 1999 che è stata pubblicata ad agosto, quando i bandi per l'anno accademico 1999-2000 erano già stati emanati. Deve inoltre essere considerato il fatto che i diversi tribunali amministrativi regionali hanno emanato decisioni del tutto eterogenee.
Ad avviso del suo gruppo, quindi, esiste una situazione che necessita di un provvedimento legislativo che possa consentire - per l'ultima volta - la regolarizzazione dell'iscrizione di tali studenti ai corsi di laurea che stanno frequentando, anche in considerazione del fatto che spesso gli stessi studenti hanno già affrontato spese e sostenuto esami.
Pertanto, dichiara voto contrario sugli emendamenti 1.1 e 1.2, invitando i deputati ad assumere un atteggiamento responsabile nei riguardi dei giovani a cui oggi, spesso, mancano punti di riferimento.

Giovanna BIANCHI CLERICI (LNIP) ricorda che la Conferenza dei capigruppo aveva inserito nel calendario dei lavori dell'Assemblea per il 2 ottobre le proposte di legge in esame «ove la Commissione avesse concluso i suoi lavori» ma, a seguito dell'ultima riunione della Conferenza, tale inciso è stato soppresso, per cui la Commissione ha avuto a disposizione solo una settimana e non ha potuto nemmeno costituire un Comitato ristretto. Osserva che, benchè la Commissione abbia concluso l'iter di tanti progetti di legge, questi non sono stati calendarizzati in Assemblea.
Già l'anno scorso è stata approvata una sanatoria che ora si intende estendere al 1999-2000 e questo non ha senso, visto che il Parlamento stesso ha approvato una legge che regola l'accesso ai corsi universitari. Agire nell'interesse dei giovani significa far sì che essi si rendano conto che non tutti sono tagliati per una determinata professione. Inoltre, l'approvazione di un'ulteriore sanatoria significherebbe trovarsi dinanzi allo stesso problema l'anno venturo.

Luca CANGEMI (misto-RC-PRO) ritiene sia dovere del Parlamento approvare in tempi brevi la sanatoria per l'anno 1999-2000. Ritiene che sia inaccettabile fare demagogia nei confronti dei deboli e tali sono nella fattispecie i ragazzi che sono stati ammessi con riserva. Sottolinea, quindi, che tra i soggetti meritoriamente impegnati sulla questione vi sono i sindacati, come la CGIL e che si tratta di una situazione diversificata. Ai colleghi che si scagliano contro la sanatoria parlando di equità, ricorda che le università stanno adottando orientamenti diversi e così pure i TAR. Pertanto si dovrebbe affrontare il problema con maggiore problematicità.
Conclude, dunque, sottolineando che l'unico segnale di equità che il Parlamento può dare è quello di approvare la sanatoria.

Giuseppe PETRELLA (DS-U) premette che svolgerà il suo intervento dissentendo da altri rappresentanti del suo gruppo. Condivide gran parte delle osservazioni del deputato Napoli, mentre ritiene demagogiche quelle del deputato Cangemi. Riferendosi a quanto rilevato dal deputato Bianchi Clerici, sottolinea che la situazione degli studenti richiede una soluzione urgente e ciò giustifica la calendarizzazione in Assemblea delle proposte in esame. Del resto si tratta di un intervento normativo semplice per cui non occorre un particolare approfondimento istruttorio da parte della Commissione. Ritiene che nel momento in cui si consente a degli studenti di frequentare i corsi e di superare degli esami, non si può poi annullare tutto e che gli studenti coinvolti sono numerosi, per cui non si può sottovalutare il problema. Non condivide quindi gli emendamenti soppressivi presentati e dichiara il suo voto contrario.

Giuseppe DEL BARONE (misto-CCD), dopo aver rilevato che il provvedimento all'ordine del giorno riguarda problemi di grande rilievo, quali quelli del diritto allo studio e dell'accesso ai corsi universitari, sottolinea che l'iscrizione nel calendario dei lavori dell'Assemblea è dovuta anche alla trasversalità delle posizioni all'interno dei gruppi sull'argomento.
La questione deve essere affrontata con la massima urgenza, in quanto riguarda giovani che hanno già frequentato corsi universitari, superato esami e sostenuto spese; per alcuni la mancata sanatoria potrebbe significare non poter aver diritto al rinvio del servizio militare. Vi è, cioè, il rischio che questi giovani si vedano cancellare di colpo un intero anno di studio. Fa presente, inoltre, che la legge n. 264 non è stata applicata dalle università per quanto riguarda l'anno accademico 1999-2000.
Ricorda quindi la nota questione delle prove di accesso alla facoltà di medicina, in cui vi è stato un doveroso intervento del Ministro, che ha sospeso tali prove per le irregolarità verificatesi. Osserva che irregolarità c'erano state anche nelle prove svolte negli anni passati.
L'approvazione di una ultima legge di sanatoria eviterebbe così un danno certo a numerosi giovani e costituirebbe un atto di giustizia. Si dovrà poi affrontare seriamente la questione nel merito, ritenendo, per esempio, che una selezione effettuata dal rigore dei primi esami del corso di laurea sia più efficace di quella fatta da quiz di dubbia validità.
Preannuncia quindi voto contrario sugli emendamenti presentati.

Nando DALLA CHIESA (D-U) rileva che le proposte in esame sono volte ad introdurre la terza sanatoria dopo quelle degli anni scorsi e questo equivale ad affermare che vi sono concorsi che non valgono per tutti. Dopo aver introdotto un principio, ora non si ha la determinazione necessaria per mantenerlo. Tutti gli anni si afferma che la sanatoria non verrà più approvata e puntualmente l'anno successivo riemerge lo stesso problema. Sarebbe comprensibile chiedersi se i concorsi per la scuole di specializzazione diano sufficienti garanzie di trasparenza e interrogarsi sull'opportunità di costituire una commissione d'inchiesta. È noto che i medici si sono battuti per l'introduzione del numero chiuso, ma ora se il figlio di qualche medico viene bocciato agli esami per l'accesso ai corsi, la bocciatura non viene accettata e si chiede la collaborazione del Parlamento. Per parte sua, è convinto che il TAR del Lazio emetta le ordinanze di ammissione sotto la pressione degli avvocati che presentano i ricorsi. Ritiene, inoltre, necessario che il Governo fornisca i dati sugli esiti dei ricorsi nei diversi TAR.
Non può esimersi, infine, dal notare che sembra prevalere un atteggiamento culturale di molti deputati del Sud molto diverso rispetto a quella «cultura della legalità» che la società civile meridionale aveva espresso, anche con forza, negli ultimi anni. Senz'altro determinati comportamenti non aiutano, anzi rischiano di soffocare la cultura della legalità. Si tratta, in conclusione, di un problema politico di non poco conto.

Adriano VIGNALI (DS-U) rileva che la cultura della regione dalla quale proviene non è tale da accettare lezioni di moralità politica né dal deputato Dalla Chiesa, né da altri. Non condivide gli emendamenti soppressivi, sottolineando la necessità di affrontare il problema in modo problematico. Anche chi sostiene il numero programmato non può esimersi dall'interrogarsi sulla situazione di fatto dell'università italiana, nell'ambito della quale la facoltà di medicina si caratterizza per essere una di quelle in cui vi è stata minore legalità. Pertanto rigetta l'accusa secondo cui vi sarebbe una collusione tra Parlamento e figli dei medici, come rilevato dal deputato Dalla Chiesa. In realtà esiste un problema politico e non è certo la magistratura il potere che deve decidere. Inoltre, non si può certo dire che il Nord sia un «esempio» di legalità.
Ritiene pertanto che la minor ingiustizia sia quella di approvare una norma di sanatoria e, dopo aver espresso l'invito a smorzare i toni della polemica, preannuncia voto contrario sugli emendamenti presentati.

Fabrizio BRACCO (DS-U), premesso che il suo gruppo si presenta in Commissione e si presenterà in Assemblea senza dare una indicazione sul voto, fa presente che esprimerà la sua posizione personale.
Ricorda che la Commissione si è occupata in varie occasioni del numero programmato, per cui il dibattito si è già svolto sia in occasione del decreto sull'autonomia didattica che dell'approvazione della legge n. 264 del 1999. Ora si svolge una prova nazionale uguale per tutti che nelle intenzioni del Parlamento avrebbe dovuto superare tutti i problemi denunciati. Occorre a suo avviso un atteggiamento coerente da parte del Parlamento.
Il problema degli studenti va affrontato da più punti di vista. In proposito ritiene particolarmente illuminante una lettera inviata dal rappresentante degli studenti riservisti, che fa presente che gran parte di loro ha presentato ricorso dopo aver ricevuto dai legali informazioni incomplete, in quanto questi si sono ben guardati dall'informarli dell'orientamento contrario del Consiglio di Stato e del fatto che le iscrizioni già compiute erano state sanate solo grazie ad una legge. Molti studenti sono state vittime di un'azione di volantinaggio compiuta da agenzie, in particolare una romana, che hanno occupato il vuoto lasciato dalle associazioni studentesche. Vi è da chiedersi allora se tutti i cittadini che per qualche problema si vedono respinta un'istanza dagli organi giurisdizionali amministrativi debbano rivolgersi al Parlamento per risolvere il loro problema. Ritiene inaccettabile far passare un principio di tal sorta.
Fa presente, inoltre, che molti genitori hanno saputo prima dei deputati dell'iscrizione nel calendario dei lavori in Assemblea delle proposte di legge di cui la Commissione ha iniziato l'esame solo questa settimana.

Angela NAPOLI (AN) fa presente al deputato Bracco che il provvedimento è stato inserito nel calendario dell'Assemblea da oltre una settimana.

Fabrizio BRACCO (DS-U), riprendendo il suo intervento, osserva che molti studenti non ammessi ai corsi a numero chiuso, si iscrivono ad altre facoltà e se mai ritentano l'anno successivo, mentre c'è una parte della popolazione studentesca che ormai tutti gli anni cerca di «forzare» le cose. Se si continua ad assecondare tale forzatura, si rischia di doverlo fare anche l'anno prossimo. Peraltro l'orientamento dei TAR non è concorde e la sanatoria riguarda solo coloro che hanno ottenuto la sospensiva e non quelli per i quali la relativa richiesta è stata respinta, per cui la sanatoria viola il principio di equità e quello di legalità. Aggiunge che quest'anno qualche facoltà non aveva alcun posto, in conseguenza delle sanatorie degli anni scorsi.
Certamente ci sono delle vittime che sono gli studenti tratti in errore che rischiano di perdere un anno accademico, di perdere la possibilità di chiedere il rinvio del servizio militare, di vedersi annullare gli esami, perdendo, quindi, borse di studio e agevolazioni, di vedersi ormai nella situazione di non poter frequentare corsi di un'altra facoltà, essendo decorsi i termini per l'iscrizione. Ritiene che sia opportuno affrontare tali problemi e trovare una soluzione, senza però violare il principio previsto dalle leggi vigenti. Ma, purtroppo, le proposte sono state iscritte all'ordine del giorno dell'Assemblea il 2 ottobre prossimo e ciò rischia di non rendere praticabile la soluzione da lui prospettata.

Giovanni CASTELLANI, presidente, ricorda che la Commissione deve concludere l'esame prima di lunedì 2 ottobre. Sarà possibile però proporre all'Assemblea un rinvio in Commissione.

Domenico VOLPINI (PD-U), parlando a titolo personale, anche in considerazione del fatto che alcuni deputati del suo gruppo sono presentatori di uno dei progetti di legge abbinati, ricorda di esser stato relatore alla Camera della legge n. 264 del 1999, nel corso del cui esame era stato sostenuto da gran parte dei deputati che si sarebbe trattato dell'ultima sanatoria; ciò aveva consentito di superare l'obiezione di lui formulata secondo la quale una sanatoria avrebbe potuto mettere in difficoltà le facoltà interessate, soprattutto per quanto riguarda la possibilità di accesso negli anni successivi.
Osserva, inoltre, che per due volte il Parlamento, approvando norme di sanatoria, ha in qualche modo delegittimato le decisioni della magistratura, tenuta invece ad applicare le leggi vigenti. Pertanto, nella attuale situazione in cui si sta consolidando una giurisprudenza amministrativa sulla legittimità del numero chiuso, si propone un nuovo intervento legislativo di sanatoria. Occorre poi considerare che i ricorsi hanno dati esiti differenti: non sempre i TAR hanno infatti accolto le istanze di sospensiva; inoltre, se si regolarizza l'iscrizione degli iscritti con riserva, può accadere che siano iscritti gli ultimi in graduatoria e non il primo dei non ammessi. Infine, ribadisce che una eventuale nuova iscrizione ex lege di numerosi studenti potrà impedire ad altri giovani di iscriversi alle facoltà negli anni venturi.
In conclusione, rappresenta al Governo la necessità di stanziare adeguati fondi per le facoltà di medicina ed odontoiatria.

Vincenzo SINISCALCHI (DS-U) dichiara di apprezzare l'apertura del suo capogruppo e preannuncia voto contrario sugli emendamenti 1.1 e 1.2, condividendo le osservazioni del deputato Petrella.
Fa presente di essersi interessato al problema in esame da molti mesi e, dissentendo dalle considerazioni svolte dal deputato Dalla Chiesa, ritiene che ragioni sociali e politiche impongano di prendere atto che si è venuta a creare una disparità di trattamento.
È evidente che la legge n. 264 del 1999 non può incidere su un diritto costituzionale come il diritto allo studio, così come non si può dire che il provvedimento in esame sollevi questioni di legittimità costituzionale. Si tratta invece di vedere se esiste l'esigenza di un intervento legislativo per risolvere un problema pratico. La citata legge n. 264, che ha trovato un ampio consenso in Parlamento, non ha risolto appieno le questioni di diritto transitorio; è quindi necessario colmare una lacuna della normativa vigente, al fine di sanare un'ingiustizia che prescinde dalle singole posizioni dei ricorrenti. Senz'altro, infatti, vi sono state speculazioni, ma non si possono colpire coloro che sono stati vittime non solo di speculatori, ma anche di contrastanti decisioni giurisprudenziali.
Sulle ipotesi formulate dal deputato Bracco, che ha indicato una diversa possibilità di uscita dalla situazione creatasi, ritiene che il Governo dovrebbe presentare una proposta in tal senso.

Valentina APREA (FI) fa presente che il suo gruppo non dà indicazioni di voto sul provvedimento in esame. Personalmente dichiara che si asterrà nella votazione in Commissione, preannunciando fin d'ora il voto contrario in Assemblea.
Ritiene che ci si trovi dinanzi ad un uso distorto della legge, trattandosi della terza sanatoria sulla questione. Poiché si è parlato del futuro dei giovani, rileva in proposito che le proposte in esame non aiutano certamente i giovani stessi. È quindi contraria al contenuto delle proposte all'ordine del giorno perché costituiscono un modo per differenziare l'Italia dal reso dell'Europa, perché non tutti i ragazzi hanno presentato ricorso, perché ratificando ammissioni senza regola si creano le premesse di una massiccia disoccupazione.
Conclude, rilevando che il Parlamento non può piegarsi per la terza volta all'interesse di pochi senza considerare gli interessi generali.

Maria LENTI (misto-RC-PRO) rileva che il dibattito si sta in effetti svolgendo sul numero chiuso e che, sulla questione sono sostenibili diverse opinioni. Per parte sua sottolinea che è positiva la distinzione tra potere legislativo e potere giurisdizionale, in quanto garantisce il controllo reciproco tra i due poteri. Rileva, quindi, che appare particolarmente grave che in alcune facoltà non sia stato valutato in alcun modo il diploma di maturità e in altre è stato valutato al 50 per cento.
Conclude sottolineando che parte della sinistra ha cambiato opinione in merito al diritto allo studio.

Roberto MANZIONE (UDEUR) premette che rispetta tutte le opinioni espresse, ma il parlamentare dovrebbe essere interprete delle esigenze della gente e non chiamarsi fuori dai problemi rinviandone la soluzione alla magistratura.
Occorre avere il coraggio di prendere atto che non esiste una realtà asettica, ma i problemi vanno visti nel loro contesto. Se esiste una responsabilità occorre avere il coraggio di denunciarla, probabilmente tale responsabilità è dei TAR che forse interpretano male le norme approvate dal Parlamento. Insomma, è evidente che c'è un'anomalia nel sistema e ritiene che occorre farsi carico del problema e fare in modo che la questione sia affrontata dall'Assemblea.
È quindi contrario agli emendamenti soppressivi presentati.

Giovanni CASTELLANI, presidente, preannuncia il suo voto favorevole agli emendamenti soppressivi presentati, ritenendo la sanatoria ingiusta, sperequativa, diseducativa nei confronti degli studenti che non hanno presentato ricorso e che sono molti di più di quelli che lo hanno fatto. Inoltre, la sanatoria incide negativamente sulla programmazione e sull'autonomia del sistema universitario.
Si dichiara favorevole, quindi, alla proposta formulata dal deputato Bracco, volta ad evitare che ricadano sugli studenti le conseguenze di una mancata sanatoria.

Il sottosegretario Luciano GUERZONI preannuncia che farà pervenire alla Commissione tutti i dati aggiornati relativi ai ricorsi presentati. Ricorda che, quando l'anno scorso si introdusse la sanatoria, la motivazione fu essenzialmente la seguente: era pendente un ricorso davanti alla Corte Costituzionale e vi era un'oggettiva incertezza sulla normativa in questione, per cui molti studenti si erano tutelati presentando ricorsi al TAR.
Molti furono i parlamentari che l'anno scorso dissero che si trattava dell'ultima sanatoria. La legge entrò in vigore ad agosto, ma gli atenei avevano già emanato i bandi non in assenza di una normativa, ma in conformità al regolamento approvato con decreto ministeriale n. 245 del 1997 che la Corte Costituzionale ha riconosciuto legittimo. Perciò il Ministero l'anno scorso non ha emanato alcun ricorso in deroga al numero programmato. Ciò era noto a tutti e soprattutto agli avvocati. In sostanza le università hanno legittimamente applicato le norme vigenti. Circa 3.800 studenti hanno presentato ricorso e 2.500 sono stati accolti dal TAR; il Consiglio di Stato, invece, sta sistematicamente rigettando tutte le sospensive. In questa situazione ora si vorrebbe con una legge ratificare le pronunce del TAR e porre nel nulla quelle del Consiglio di Stato e questo appare un'interferenza con l'esercizio del potere giurisdizionale. Inoltre il TAR, in sede di merito, sta dando torto agli studenti e allora il dovere del Parlamento è chiedersi se veramente si stanno tutelando i diritti degli studenti, oppure si tutelano i «furbi» che hanno presentato ricorso, a scapito dei numerosi studenti che non l'hanno fatto.

Angela NAPOLI (AN) ritiene che l'intervento del Sottosegretario Guerzoni sta vincolando il Parlamento, violandone la libertà.

Il Sottosegretario Luciano GUERZONI precisa che non è sua intenzione - e non potrebbe certo farlo - vincolare il Parlamento, ma esporre la sua opinione sulla questione in esame.
Fa presente che il Governo ha disposto un finanziamento agli atenei con vincolo di destinazione per le finalità indicate dal deputato Volpini. Occorre quindi chiedere alle singole università come sono stati impiegati tali fondi.
Conclude rilevando che il Governo è disponibile a ricercare una soluzione che consenta di ridurre al minimo il danno agli studenti interessati, che in gran parte sono incolpevoli. A tal fine è necessario, tuttavia, un minimo di tempo, per predisporre gli opportuni emendamenti.

Giovanni CASTELLANI, presidente, avverte che, se sarà approvato l'emendamento

1.1, soppressivo dell'intera proposta di legge, porrà direttamente in votazione il mandato a riferire in senso contrario all'Assemblea.

Sergio SOAVE (DS-U), relatore, si rimette alla Commissione sugli emendamenti 1.1 e 1.2.

Il sottosegretario Luciano GUERZONI si rimette alla Commissione sugli emendamenti 1.1 e 1.2.

Angela NAPOLI (AN) ritiene grave che il relatore si sia rimesso alla Commissione: se non condivide il testo dovrebbe dimettersi dalla funzione di relatore.

La Commissione approva l'emendamento Dalla Chiesa 1.1, risultando conseguentemente assorbito l'emendamento Bianchi Clerici 1.2. Delibera quindi di dare mandato al relatore Soave a riferire in senso contrario all'Assemblea sul progetto di legge C. 7011, adottato come testo base, e sulle abbinate proposte di legge, nonchè di richiedere l'autorizzazione a riferire oralmente. Nomina infine il Comitato dei nove.

Sull'ordine dei lavori.

Giovanni CASTELLANI, presidente, propone un'inversione dell'ordine del giorno nel senso di passare subito all'esame dello schema di decreto ministeriale per l'attuazione degli interventi per gli enti e gli istituti vigilati dal Ministero per i beni e le attività culturali, di proseguire con l'esame in sede referente del progetto di legge recante interventi edilizi per l'università di Urbino (C. 1127 e abbinate) e di svolgere successivamente l'esame degli altri atti del Governo inseriti nel calendario dei lavori e dell'Ufficio di Presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi.

La Commissione concorda.

Giovanni CASTELLANI, presidente, sospende quindi la seduta in sede referente.

La seduta, sospesa alle 16.15, è ripresa alle 16.40

 

                                           In Aula alla Camera dei Deputati

                                                               Tratto dagli atti ufficiali della Camera dei deputati www.camera.it

Seguito della discussione della proposta di legge: Jervolino Russo ed altri: Estensione dell'ambito di applicazione dell'articolo 5 della legge 2 agosto 1999, n. 264, in materia di accesso ai corsi universitari (7011) e delle abbinate proposte di legge: Cangemi; Napoli ed altri; Teresio Delfino ed altri (6914-7049-7217).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta di legge di iniziativa dei deputati Jervolino Russo ed altri: Estensione dell'ambito di applicazione dell'articolo 5 della legge 2 agosto 1999, n. 264, in materia di accesso ai corsi universitari; e delle abbinate proposte di legge: Cangemi; Napoli ed altri; Teresio Delfino ed altri.
Ricordo che nella seduta di ieri è proseguita la discussione sul complesso degli emendamenti e subemendamenti presentati all'articolo 1 (vedi l'allegato A - A.C. 7011 sezione 1).

Seduta n. 799 del 26/10/2000

                                                 Si riprende la discussione della proposta di legge 7011 e abbinate.

(Ripresa esame dell'articolo 1 - A.C. 7011)

ORTENSIO ZECCHINO, Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ORTENSIO ZECCHINO, Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica. Signor Presidente, onorevoli deputati, la questione al nostro esame che ieri ha animato un dibattito molto appassionato che divide i gruppi e che interroga ciascuno di noi su questioni complesse come il rigore del diritto, le possibilità di contemperare lo stesso rigore con criteri equitativi. Il tema è rivelatore di una molteplicità di contraddizioni all'interno del sistema universitario e dell'organizzazione dello Stato più in generale, dei suoi poteri e delle sue articolazioni.
La prima contraddizione: come sapete siamo il paese che ha il più alto numero di medici al mondo in rapporto agli abitanti eppure abbiamo una domanda fortissima non calante di iscrizioni in medicina.

NICOLÒ ANTONIO CUSCUNÀ. Prepariamo i medici per mandarli nel mondo.

ORTENSIO ZECCHINO, Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica. È segno che non esiste e non funziona nel nostro paese una seria politica di orientamento che renda consapevoli i giovani delle scelte che intendono compiere. Si impone, allora, un'inversione di tendenza. Nei testi che riformano l'università abbiamo imposto alle università di istituire servizi di orientamento e avremo anche metodi e sistemi per sanzionare l'eventuale violazione di questa prescrizione.
Desidero sottolineare che la politica di orientamento deve essere il cardine per ipotizzare una università rinnovata e un collegamento fra scuola secondaria e università, che è uno dei punti dolenti complessivamente del nostro sistema. La politica di orientamento significa negazione del numero chiuso. Noi abbiamo fatto questa scelta nonostante qualche tempo fa vi siano state forti sollecitazioni da parte di molti leader politici perché si realizzasse nel nostro paese il numero chiuso.
Ho sempre detto che considero quella misura una odiosa misura dirigista e che dobbiamo muoverci, invece, nella logica dell'orientamento e della verifica delle condizioni che possono consentire di seguire l'itinerario che si presceglie. Questa è la scelta che abbiamo fatto in generale sulla riforma, quando abbiamo posto fine alla indiscriminata possibilità di iscrizione all'università a prescindere dalla condizione di partenza.
Abbiamo voluto innovare profondamente proprio perché riteniamo che al numero chiuso si debba rispondere, invece, con una libertà, che però non sia una demagogica affermazione di un diritto che poi non può essere esercitato. Noi vogliamo che si realizzi all'inizio la verifica della presenza di condizioni che potranno consentire agli studenti di percorrere l'intero iter senza difficoltà.
Dico questo in generale. Naturalmente vi sono i limiti comunitari, che tutti voi conoscete, in base ai quali per alcune facoltà siamo costretti ad adottare il numero programmato: medicina, odontoiatria e architettura. Per questa facoltà non abbiamo altra scelta.
Con questa affermazione, peraltro nota, potrei ritenere superate tutte le perorazioni, rispetto alle quali non sono insensibile, che tanti colleghi parlamentari hanno fatto sul problema dei limiti al programma della vita. Si è detto che non abbiamo il diritto di comprimere e in qualche modo di stravolgere il programma della vita, ma c'è questa esigenza comunitaria che ci sovrasta.
Voglio aggiungere, tuttavia che, se non ci fosse questa esigenza comunitaria, nei confronti di questi nostri giovani noi dovremmo comunque preoccuparci di affrontare non soltanto il problema degli sbocchi lavorativi - perché i ventunomila giovani che hanno chiesto quest'anno di entrare nella facoltà di medicina non potrebbero trovare soddisfazione dal punto di vista professionale -, ma un problema ancora più grande, quello di garantire una formazione adeguata, che non può essere sostenuta e mantenuta per un numero così vasto.
Ma queste valutazioni sono tutte contenute nella scelta comunitaria, alla quale non possiamo che adeguarci. La scelta del numero programmato nelle facoltà che conoscete ci viene dettata da questa esigenza.
Noi abbiamo voluto realizzare il numero programmato con garanzie maggiorate rispetto al passato. Abbiamo fissato procedure molto più trasparenti e, come sapete, quest'anno abbiamo duramente sanzionato alcune leggerezze di alcune università, proprio per garantire la massima trasparenza. Credo che il completamento di questa trasparenza dovrà realizzarsi con la graduatoria unica nazionale, per consentire ai giovani vincitori di scegliere liberamente l'università sulla base della collocazione nella graduatoria, perché, nel momento in cui abbiamo fissato l'unicità dei test selettivi per l'intero territorio nazionale, non possiamo accettare che si determinino condizioni di oggettiva sperequazione nell'accesso tra università e università. Voi sapete come in alcune università si possa ottenere l'accesso con un punteggio anche basso, mentre invece, con un punteggio alto, si possa restare fuori da università più accorsate. La graduatoria nazionale non comprime l'autonomia, ma introduce questo criterio di giustizia che può consentire la scelta per merito.
Voglio anche aggiungere alcune notizie. Nella definizione del numero programmato il Ministero dell'università ha finito per assecondare soltanto le proposte delle università, in qualche modo tralasciando il parere, pur fortemente motivato, della sanità. La sanità ci proponeva per quest'anno non più di 5.500 unità da formare ma abbiamo acconsentito alle richieste delle università, alle quali c'eravamo rivolti e siamo arrivati così a 7.356 posti per medicina e a 776 posti per odontoiatria (mi limito ai dati di queste due facoltà che sono le più complesse e creano maggiori problemi). Lo ripeto, la sanità proponeva 5.500 posti per medicina e 600 per odontoiatria e noi ci siamo spinti oltre proprio per tener conto, non tanto del problema del mercato del lavoro, quanto della possibilità di formare anche sotto il profilo dell'utilizzazione delle strutture, soddisfacendo così le richieste di tutte le università.
Anche quest'anno - e ahimè ci sono tutte le premesse per temere che questa situazione si ripresenterà anche nei prossimi anni - si è fatto ricorso agli organi di giustizia amministrativa. Dal punto di vista giuridico riteniamo che l'avvicendarsi di normative non abbia in alcun modo inciso sulla regolarità e sull'efficienza del sistema. I concorsi dello scorso anno sono stati realizzati con una normativa il cui iter parlamentare non ha avuto incertezze. Peraltro, la procedura era ormai consolidata nella sua legittimità dalla sentenza della Corte costituzionale, le modalità sono state identiche a quelle precedenti e quindi non vi è alcuna interferenza tra la nuova normativa e quella precedente che ha regolato, secondo i noti principi giuridici, il concorso precedente.
Non vi è alcuna ragione giuridica che induca a modificare il nostro convincimento. Se solo vi fosse una sola ragione di incertezza, per ragioni di giustizia dovremmo affermare che per tutti i partecipanti si pone la necessità di cancellare per quest'anno il numero programmato. Se questa fosse la ragione, se davvero il Parlamento ritenesse che vi è una ragione di incertezza che incide sulla regolarità delle prove, dovremmo giungere alla conclusione che per tutti, indiscriminatamente per tutti, è necessario annullare quelle prove e ammettere tutti. Credo che il Parlamento non chieda questo.
Se non vi sono ragioni giuridiche generali, vi è soltanto la rilevantissima condizione di fatto di alcuni studenti che sono stati immessi nell'università con un provvedimento dell'autorità giudiziaria, un provvedimento peraltro non definitivo e assunto nell'oggettiva irresponsabilità dei provvedimenti che non richiedono motivazione. Questo è un tema - e il collega Cola ieri dai banchi di Alleanza nazionale ne ha parlato in via generale - sul quale il Governo ed il Parlamento dovrebbero soffermarsi con maggiore attenzione. Viviamo in una condizione di grande incertezza sulle sorti del nostro diritto anche a causa dell'ipergarantismo che si traduce nella rottura della più grande garanzia che il diritto deve offrire: la garanzia della certezza. I provvedimenti assunti nella irresponsabilità oggettiva della mancanza di motivazione offrono questa pericolosa breccia al principio generale di certezza del diritto.
Oggi però ci si chiede di sanare questa situazione che si è creata, di sanare cioè la situazione di giovani che hanno frequentato le facoltà dopo essere stati ammessi dai provvedimenti dell'autorità giudiziaria. Dobbiamo chiederci a questo punto se, assumendo questo come valore e come interesse prevalente, noi non finiamo per comprimere ed annullare interessi anch'essi meritevoli dal punto di vista della tutela e della certezza.
I valori che dobbiamo prendere in considerazione sono due. La situazione di fatto ha la sua valenza giuridica e morale, ma dobbiamo compararla con due diritti ed interessi prevalenti.
Il primo è l'interesse (o il diritto) degli altri giovani: finiremmo per comprimere e travolgere immotivatamente gli interessi degli altri giovani che hanno partecipato e si sono magari collocati in una posizione più alta. Sulla base di quale ragione - aumentando i posti - possiamo escludere coloro che nella graduatoria di merito si sono collocati in posizioni più avanzate? Non sarebbe questa un'indebita compressione e violazione dei diritti degli esclusi, che si trovano magari in una posizione di graduatoria più alta? A questo interrogativo non si può sfuggire.
L'altro interesse, di carattere più generale, è quello alla formazione, che è insieme interesse dei singoli e del sistema. Badate bene, vi sono numeri che dovrebbero essere ben tenuti presenti. Per quanto riguarda la facoltà di odontoiatria, vi sono 773 ammessi; ciò significa che il sistema universitario ha dichiarato di poter formare questo numero di persone. Formare non significa soltanto l'antica lezione cattedratica, bensì la possibilità di utilizzare una strumentazione senza la quale non vi è apprendimento.

MARIA LENTI. Basterebbe aumentare la strumentazione, signor ministro!

FERDINANDO TARGETTI. Ma vogliamo fare 57 milioni di dentisti?

ORTENSIO ZECCHINO, Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica. Onorevole Lenti, nel disegno di legge finanziaria il Governo ha rafforzato fortemente, per la prima volta, i fondi e gli stanziamenti per l'università; mi auguro che il Parlamento possa fare di più e di meglio o, almeno, garantire che le proposte del Governo siano confermate. Ci auguriamo che il sistema universitario italiano possa essere incrementato e sollecitato da nuovi sostegni. Tuttavia, a fronte dei 773 posti per odontoiatria, le proposte di legge in esame propongono di aggiungerne 1.077 unità, il che - nella situazione attuale - non consentirebbe a quei soggetti l'utilizzo delle strumentazioni nell'attività formativa. Mi sembra che in termini tecnici - voi medici lo sapete - l'insieme delle apparecchiature che servono agli odontoiatri si chiami «riunito».

NICOLÒ ANTONIO CUSCUNÀ. Allora, cominciate a chiudere le università che non hanno attrezzature!

PRESIDENTE. Onorevole Cuscunà, se si chiudessero le università, il problema si aggraverebbe

NICOLÒ ANTONIO CUSCUNÀ. Cominciate con quella di Caserta, che non ha nemmeno la biblioteca e il laboratorio!

PRESIDENTE. Onorevole Cuscunà, per cortesia. Prego, signor ministro.

ORTENSIO ZECCHINO, Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica. Onorevole Cuscunà...

NICOLÒ ANTONIO CUSCUNÀ. Voi la lasciate senza biblioteca! Lei l'ha lasciata senza biblioteca e senza laboratorio!

ORTENSIO ZECCHINO, Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica. ...quando ella vorrà interrogare il Governo su questi aspetti, il Governo sarà pronto a risponderle.

NICOLÒ ANTONIO CUSCUNÀ. L'ho fatto! Tantissime interrogazioni senza aver mai avuto risposta!

PRESIDENTE. Onorevole Cuscunà, la richiamo all'ordine per la prima volta. Prego, signor ministro.

ORTENSIO ZECCHINO, Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica. Il Governo sarà pronto a risponderle e le risponderà che in due anni si è fatto molto per il riequilibrio tra nord e sud. Lei fa riferimento ad un ateneo del sud d'Italia in difficoltà. Si informi presso il rettore del secondo ateneo napoletano su quante risorse aggiuntive...

NICOLÒ ANTONIO CUSCUNÀ. Mi riferisco alla formazione! Stiamo parlando di formazione, signor ministro!

PRESIDENTE. Onorevole Cuscunà, la richiamo all'ordine per la seconda volta. Prego, signor ministro.

ORTENSIO ZECCHINO, Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica. Onorevole Cuscunà, lei pone un problema giusto. Nel nostro sistema vi è un grande squilibrio tra diverse università ed il riparto con il quale fino ad oggi si è proceduto, ha fatto riferimento alla spesa storica, provocando l'immobilità ed il mantenimento delle differenze. Al contrario, abbiamo introdotto nuovi criteri per superare gli squilibri e si possono vedere i frutti rilevanti e tangibili di tale politica di riequilibrio (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, dei Popolari e democratici-l'Ulivo e dei Democrati-l'Ulivo - Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).

ANGELA NAPOLI. Sì, vedi l'università di Messina: ne parlerò in dichiarazione di voto!

ORTENSIO ZECCHINO, Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica. Ho inviato al Parlamento la proposta di piano triennale per l'università. Uno degli obiettivi centrali è il superamento degli squilibri attualmente esistenti tra le università; infatti, non competerà al MURST la chiusura degli atenei, ma dovremo realizzare condizioni di autentica concorrenza tra le università. Questo è l'obiettivo, ma deve essere preceduto da una politica di riequilibrio che consenta alle università di iniziare, in qualche modo, da uno stesso nastro di partenza. Questa è la condizione.
Il Parlamento deve sapere che approvando questa legge condannerebbe tutti gli odontoiatri e tutti i medici (tutti, badate bene, non solo i nuovi, ma anche i vecchi) ad un'assoluta impossibilità di adeguata formazione. Il più che raddoppio del numero avrebbe questa conseguenza, che sarebbe nefasta, ad un tempo, per i giovani che vogliamo favorire e per quelli che già sono entrati. Allora, a fronte di questi interessi, così rilevanti e così confliggenti con l'interesse, che pure esiste e che io riconosco, dei giovani che sono stati avviati agli studi universitari con questo provvedimento di sospensione, ebbene, nella comparazione di questi interessi, dicevo, il Governo non può che esprimere con forza il parere che questa ipotesi disastrerebbe ad un tempo la condizione formativa e creerebbe un vulnus dal punto di vista dei diritti che pure i giovani hanno acquisito nel momento in cui hanno partecipato al concorso, sono stati giudicati e sono stati inseriti in un certo ordine di merito nelle graduatorie.
Badate bene, queste ragioni non vogliono fare riferimento solo al valore della certezza del diritto, che pure è valore che noi, nell'ancoraggio antico alla civiltà occidentale, dovremmo tenere da conto, certezza del diritto che, per usare una definizione di un grande filosofo del diritto, è «la specifica eticità del diritto». Senza, tuttavia, far riferimento soltanto a questo valore, anche nella comparazione degli interessi e dei diritti che in qualche modo vengono a confliggere non possiamo che indicare la strada del mantenimento delle proposte che il Governo ha fatto dal punto di vista della programmazione dei numeri e non possiamo che accedere alla saggia proposta della Commissione di andare incontro alla condizione di questi giovani, che sono stati immessi nelle facoltà nel modo di cui abbiamo parlato, agevolandoli con la possibilità di evitare i danni dal punto di vista della leva e dal punto di vista del mantenimento e dell'esercizio del diritto allo studio, consentendo loro di iscriversi al secondo anno di altri corsi o, nel caso in cui abbiano superato quest'anno l'esame di ammissione, di iscriversi quest'anno al secondo anno di medicina. Credo che questo sia un segno di grande apertura e di grande attenzione verso questi giovani, che io credo meritino comunque la nostra considerazione, anche se sappiamo che, purtroppo, nel nostro paese è molto attiva l'industria di ciò che può realizzarsi a monte di ogni procedura. Ho sotto gli occhi una guida al ricorso contro il numero chiuso che è stata distribuita anche quest'anno alla chiusura delle prove per l'accesso alla facoltà di medicina.
Per queste ragioni, che sono legate a problemi di alta moralità, ma anche di concreti e specifici interessi del settore formativo, credo che il Parlamento vorrà seguire la proposta della Commissione, che saggiamente indica un modo per contemperare l'interesse dei giovani, che non deve essere pretermesso, e l'interesse più generale alla formazione adeguata dei nostri medici, dei nostri odontoiatri, dei nostri architetti e di tutti gli altri formandi che debbono sottostare al numero programmato (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, dei Popolari e democratici-l'Ulivo e dei Democratici-l'Ulivo).

ANGELA NAPOLI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. A che titolo?

ANGELA NAPOLI. Signor Presidente, prima di passare alla fase dell'espressione dei pareri da parte del relatore, vorrei chiederle di poter riformulare il mio subemendamento 0.1.2.4 in questo modo: anziché «sostituire il comma 1», «sostituire i commi 1, 2, 3 e 4». In caso contrario, infatti, il subemendamento non avrebbe senso.

PRESIDENTE. Sì, onorevole Napoli, ammetto questa riformulazione perché sostanzialmente l'approvazione di questo subemendamento renderebbe incompatibili i commi 2, 3 e 4. Questa riformulazione rende più chiara l'effetto del subemendamento, quindi sono d'accordo: lo stesso discorso vale per il subemendamento Cangemi 0.1.2.15.
Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

SERGIO SOAVE, Relatore. Signor Presidente, per rendere comprensibile il parere che esprimerò su ogni singolo subemendamento, devo fare una precisazione sostanziale.
La Commissione, avendo esaminato le proposte di legge Jervolino Russo ed altri, Cangemi, Napoli ed altri e Teresio Delfino ed altri, ha espresso parere contrario sulla cosiddetta sanatoria ed ha proposto un emendamento, l'emendamento 1.2, che stabilisce quanto ha spiegato poc'anzi il ministro: ad esempio, la possibilità di iscrizione per tutti i ragazzi al secondo anno. Conseguentemente sono stati presentati subemendamenti a tale emendamento.
Nell'espressione dei pareri la Commissione ha tenuto conto del fatto che ci sono subemendamenti che ripropongono, di fatto, la sanatoria e le norme, quindi, sulle quali la Commissione si è espressa negativamente. Altri subemendamenti tendono a migliorare l'emendamento della Commissione e su di esso esprimerò parere favorevole.
Pertanto, la Commissione esprime parere contrario sugli identici subemendamenti Napoli 0.1.2.4 e Cangemi 0.1.2.15 e sul subemendamento Napoli 0.1.2.5, perché ripropongono la sanatoria. Esprime inoltre parere contrario sul subemendamento Cangemi 0.1.2.16, perché amplia l'applicazione della sanatoria a tutti i ricorrenti e non solo a quelli che hanno ottenuto la sospensiva. Per lo stesso motivo la Commissione esprime parere contrario sul subemendamento Napoli 0.1.2.10.
Per quanto riguarda il subemendamento Siniscalchi 0.1.2.3, sul quale la Commissione esprime parere contrario, va detto che esso va contro lo spirito non solo della legge, ma anche delle direttive comunitarie e della programmazione degli accessi, perché, demandare alle singole università la decisione, significherebbe vanificare la scelta della programmazione degli accessi approvata da questo Parlamento.
La Commissione esprime parere contrario sugli identici subemendamenti Cangemi 0.1.2.2 e Napoli 0.1.2.9 e sui subemendamenti Napoli 0.1.2.8 e Napoli 0.1.2.6.
La Commissione esprime parere favorevole sul subemendamento Mazzocchin 0.1.2.11, il quale, precisando la questione del diploma universitario, evita successivi equivoci; esprime altresì parere favorevole sui subemendamenti Mazzocchin 0.1.2.12 e Dedoni 0.1.2.14: per quanto riguarda quest'ultimo...

ANGELA NAPOLI. Questo sì che è una vergogna!

SERGIO SOAVE, Relatore. ...vorrei proporre che le parole: «di cui all'articolo 1» siano sostituite dalle seguenti: «di cui al comma 1».

PRESIDENTE. Onorevole Dedoni, lei è d'accordo?

ANTONINA DEDONI. Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Prego, onorevole Soave.

SERGIO SOAVE, Relatore. Per quanto riguarda il subemendamento Dedoni 0.1.2.14 vorrei spiegare, viste le reazioni che ci sono state al momento in cui ho espresso il parere, che questo è il subemendamento della cosiddetta sanatoria di merito, perché permette l'iscrizione al secondo anno a coloro che hanno presentato ricorso e hanno sostenuto almeno due esami.

ANGELA NAPOLI. Ai figli di papà!

SERGIO SOAVE, Relatore. Si è scelto il limite dei due esami, perché questi sono già previsti dalle norme per il diritto allo studio. Naturalmente, sappiamo che nella discriminazione viene così introdotta un'ulteriore discriminazione, tuttavia ci è parso di dover sostenere questa proposta.
La Commissione invita l'onorevole Bracco a ritirare il suo subemendamento 0.1.2.13, soprattutto se dovesse essere approvato il subemendamento Dedoni 0.1.2.14.
La Commissione esprime parere contrario sui subemendamenti Napoli 0.1.2.7 e De Franciscis 0.1.2.1, anche se per quest'ultimo si tratta di un ulteriore ampliamento della maglia del merito: in esso, infatti si propone di ampliare le disposizioni anche a chi ha sostenuto almeno un esame dei rispettivi corsi di laurea. Credo che bisognerebbe comunque chiedere all'onorevole De Franciscis di chiarire che il termine «sostenuto» ha valore di «superato»; altrimenti la portata dell'emendamento sarebbe troppo larga. In ogni caso il parere è contrario.
Esprimo infine parere favorevole all'emendamento 1.2 della Commissione.

PRESIDENTE. Il Governo?

LUCIANO GUERZONI, Sottosegretario di Stato per l'università, la ricerca scientifica e tecnologica. Il Governo condivide il parere del relatore ad eccezione del subemendamento Dedoni 0.1.2.14 per il quale il Governo si rimette all'Assemblea.

ROBERTO MANZIONE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROBERTO MANZIONE. Presidente, non so quanto tempo il mio gruppo abbia a disposizione.

PRESIDENTE. Per richiami al regolamento, complessivamente 15 minuti. Il suo gruppo è «fuori» di un minuto. Quindi le posso dare eventualmente la parola a titolo personale.

ROBERTO MANZIONE. Signor Presidente, le chiederei, in base ai suoi poteri che le derivano dall'articolo 8, comma 2 del regolamento, di dirigere e regolamentare i lavori dell'aula, di valutare la possibilità di ampliare i tempi perché a me pare che nella condizione in cui versa il mio gruppo si trovino tutti i gruppi. Le chiederei cioè un prolungamento non eccessivo dei tempi, tale comunque da consentirci di affrontare, visto che complessivamente il merito del provvedimento è stato ormai evidenziato, quei due o tre nodi, quei due o tre emendamenti che sono rimasti. Le sottopongo questa richiesta; se non sarà accolta le chiederò allora di poter parlare per dichiarazione di voto a titolo personale.

PRESIDENTE. Onorevole Manzione, avevo già detto ieri che non avrei aumentato i tempi perché altrimenti non riusciamo a concludere l'esame del provvedimento. Tuttavia ho compreso quali sono i termini della situazione e quindi aumenterò di un terzo ma non di più i tempi originariamente dati.
Passiamo alla votazione degli identici subemendamenti Napoli 0.1.2.4 e Cangemi 0.1.2.15.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Dalla Chiesa. Ne ha facoltà.

NANDO DALLA CHIESA. Signor Presidente, vorrei sottoporre all'attenzione dei colleghi il pieghevole, a cui ha fatto riferimento poc'anzi il ministro Zecchino, che è stato presentato agli studenti che facevano la prova per l'accesso - quest'anno e non l'anno scorso - alla facoltà di architettura al Politecnico di Milano. In questo pieghevole, che simbolicamente esordisce con un simbolo di vittoria, ossia con due dita alzate, si dice: «Migliaia di studenti sono riusciti ad iscriversi alle facoltà a numero chiuso grazie al CESI. Come? Chiama il nostro numero verde! Come contattarci? Guida al ricorso al numero chiuso». Il principio che viene poi espresso a me sembra molto eloquente: «Il numero chiuso non ha impedito a migliaia di studenti che si sono rivolti al CESI di iscriversi alla facoltà prescelta».
A me sembra che qui sia sorta un'industria del numero programmato e del raggiramento del numero programmato, che ha già partorito delle società, le quali non sono gli avvocati ai quali si rivolgono i ragazzi inconsapevoli per essere aiutati nelle loro cause, ma società che vanno a cercarsi i ragazzi in tutte le facoltà promettendo loro che comunque riusciranno ad evitare l'esito dell'esame. Questo lo si può promettere grazie al fatto che questi signori assicurano che alla fine ci sarà qualcuno - e saremmo noi - che darà la sanatoria. Ebbene, noi siamo il braccio operativo di questa società, che lo si pensi o meno (Applausi)! Siamo cioè quelli che danno la possibilità di promettere - non l'anno scorso ma quest'anno, a settembre e ad ottobre - il risultato che i ragazzi si attendono.
Attenzione poi perché i ragazzi non vengono tanto presi in giro in quanto nel pieghevole si dice che la sentenza del TAR potrà essere, nel merito, anche tesa ad annullare il provvedimento di sospensione. C'è scritto! La stessa società che organizza i ricorsi avverte che la sentenza del TAR nel merito potrebbe andare in un'altra direzione. Ma perché questo rischio effettivamente non c'è, cosa che non può essere scritta in questo testo? Perché vi è la certezza del «padrinaggio» politico e della sanatoria.
Non credo che vi sia una cultura del sospetto; questi sono dati veri, così come credo che sia vero il ruolo molto dubbio di alcuni TAR. Ho presentato esposti - lo ripeto perché alcuni colleghi non lo sanno - al Consiglio di Stato, al Consiglio superiore della giustizia amministrativa e alla procura della Repubblica contro il TAR del Lazio e uno dei tre organi cui mi sono rivolto mi ha già comunicato che si sta interessando della faccenda.
Mi sembra molto strano, ad esempio, che dei 308 ricorsi accertati con sospensiva dal TAR, neppure uno in tutto un anno sia stato concluso con una sentenza di merito. Perché neanche uno in un anno, se non per creare i presupposti della sanatoria?
E ancora, mi sono fatto dare un campione di quelle sentenze perché voglio capire come mai la grande maggioranza sia accettata e una minoranza respinta a parità di argomentazione del proponente. Qual è la ragione per cui una minoranza viene respinta e una maggioranza accettata, se le argomentazioni prodotte dai ricorrenti sono le stesse? Dipende forse dagli avvocati che presentano il ricorso o dagli studi che hanno rapporti con questo TAR (Applausi)? Perché in questa guida al ricorso contro il numero chiuso si indicano anche i TAR cui bisogna rivolgersi e si dice agli studenti di adire gli uni piuttosto che gli altri, in quanto vi sono ottimi precedenti?
Allora credo che non vi sia problema di uguaglianza, ma un grande problema di disuguaglianza e chiedo ancora quale sia la ragione per cui vi è un numero proporzionalmente così alto di ricorsi per la facoltà di odontoiatria - in proporzione al numero degli iscritti - rispetto alla facoltà di medicina. Forse perché diversamente dalle facoltà di architettura e di medicina, il corso di odontoiatria assicura la massima rendita di posizione. Quanto vale uno studio dentistico, quanto si è disposti ad investire in ogni direzione per ottenere la sua apertura o per mantenerlo all'interno della dinastia familiare?
Infine, sono giunte all'amministrazione de La Sapienza di Roma lettere di studenti che denunciano come un imbroglio sul quale indagare quanto è accaduto l'anno scorso e quanto sta accadendo quest'anno. Domando al Parlamento: facciamo da sponda agli studenti che chiedono legalità o a questo mercimonio (Applausi)?

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cangemi. Ne ha facoltà.

LUCA CANGEMI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, facciamo un pressante invito affinché siano approvati questi emendamenti che riproducono letteralmente il testo presentato dall'onorevole Jervolino Russo. Sottolineo questo nome perché penso che sia uno di quelli che, di per se stessi, sgombrano il campo da accuse di «padrinaggio» e di scorrettezza (Applausi dei deputati del gruppo misto-Rifondazione comunista-progressisti).
Chiediamo che siano approvati questi emendamenti che chiedono esattamente di estendere le stesse previsioni dell'anno scorso anche ai ricorsisti di quest'anno. Lo chiedono perché, come ci ha detto qualche minuto il ministro Zecchino, non vi è alcuna differenza tra i ricorsisti dell'anno scorso e quelli di quest'anno.
Onorevoli colleghi e colleghe, la regolarizzazione delle iscrizioni dei giovani che hanno presentato ricorso contro l'esclusione determinata dal numero chiuso e che hanno ottenuto la sospensiva dei TAR è l'unica soluzione sensata ed equa che il Parlamento possa offrire a questa vicenda.
Finora questa discussione ha fatto fatica a svilupparsi come si vede anche dagli interventi dei colleghi, trovando un ostacolo ingombrante in un atteggiamento insopportabile che al confronto nel merito e all'analisi dei problemi sostituisce l'invettiva e l'insulto tanto più intollerabili quanto più venati di una retorica antimeridionale ai confini del razzismo dichiarato. Vi sono demagoghi - lo dico ai colleghi che hanno parlato di lobby - forniti di cattedra che, dalle pagine del Corriere della Sera o dalle comode poltrone della conferenza dei rettori, intimano al Parlamento di difendere la legalità del sistema universitario italiano espellendo migliaia di ragazzi dagli atenei (Applausi di deputati del gruppo di Forza Italia), spezzando il loro progetto di vita e di studio, che ha mosso i primi passi. A questi sepolcri imbiancati sfuggono i costi delle baronie, le reti nepotistiche che governano gran parte dell'università, gli intrecci perversi tra atenei e poteri economici, le irrisolte questioni dei rapporti con gli ordini professionali. Le grandi e quotidiane illegalità delle università, le distorsioni strutturali, lo spreco di intelligenze appaiono al professore Panebianco e agli altri semplici dettagli; l'università italiana è minacciata, invece, dai ricorsisti, per di più in maggioranza meridionali e coperti da parlamentari meridionali.
Misero spettacolo veramente, ma anche problema di non poco conto, il fatto che questa tesi, invece di essere respinta al mittente dall'intero Parlamento per il modo in cui è stata avanzata, anche se si tratta di un mittente fornito di titoli accademici, abbia avuto un'eco ed un sostegno in quest'aula.
Di altro veramente, colleghe e colleghi, c'è bisogno. Occorre un approccio consapevole e problematico; d'altronde, come non averlo - lo dico al sottosegretario perché il ministro non è più presente - dopo la busta di Palermo! Del resto, permettetemi di dirlo, i percorsi brillanti di tanti ragazzi che sono entrati nelle università con i ricorsi fanno giustizia anche per chi parte da un criterio meritocratico, che non è il nostro.
Ragazzi e ragazze hanno iniziato fra mille difficoltà un percorso di studio; lo hanno iniziato - lo voglio sottolineare, colleghe e colleghi - a volte essendo vittime di speculazioni, ma altre volte organizzandosi grazie anche ai grandi organismi democratici del nostro paese, perché non è soltanto il Cesi ad organizzare i ricorsi, ma anche la CGIL ed i collettivi studenteschi (Commenti dei deputati del gruppo di Forza Italia). Questo dovete dire!

PRESIDENTE. Onorevole Cangemi, deve concludere.

LUCA CANGEMI. Signor Presidente, dobbiamo approvare i nostri subemendamenti, perché solo essi, non altri, possono impedire ulteriori discriminazioni. La cosiddetta sanatoria di merito, concludo veramente (Applausi dei deputati del gruppo misto-Rifondazione comunista-progressisti)...

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Cangemi.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Melograni. Ne ha facoltà.

PIERO MELOGRANI. Signor Presidente, un anno fa, nel corso della discussione di un provvedimento analogo a quello oggi in esame (facevo parte del Comitato dei nove), invitai tutti, anche i deputati del mio gruppo, a votare contro. Fu un grande insuccesso - non mi ricordo quanti voti raggiungemmo (ben inteso, contro la sanatoria) - ed anche nel mio gruppo la divisione fu notevole.
Oggi, per le stesse ragioni dello scorso anno, mi oppongo alla sanatoria. Capisco benissimo gli interessi particolari degli studenti ricorrenti, molti dei quali hanno stazionato a lungo nei giorni scorsi a piazza Montecitorio.

PAOLO MANCA. Se bastasse stazionare nelle piazze per orientare il Parlamento...

PIERO MELOGRANI. Tuttavia, noi dobbiamo difendere gli interessi generali e non quelli particolari (Applausi).
Consapevole dell'imbarazzo che può suscitare un provvedimento di sanatoria riguardante interessi particolari, anche l'onorevole Manzione, lo scorso anno, dichiarò a la Repubblica che assolutamente sarebbe stata l'ultima volta che il Parlamento avrebbe votato un provvedimento di sanatoria; come vedete, non è e non sarà l'ultima volta, perché gli stessi manifestini dei quali ha parlato l'onorevole Dalla Chiesa inducono a pensare che sia nata un'industria per lo sfruttamento del ricorso. Ho chiesto anche i prezzi di questi ricorsi. Si tratta di interessi di alcuni miliardi perché poi i prezzi oscillano. Tra l'altro, badate bene, dal voto di oggi dipende anche il pagamento della seconda rata del ricorso, perché questi servizi per i ricorrenti chiedono una cifra a fondo perduto (all'incirca la metà) e la seconda rata sarà pagata soltanto se noi oggi voteremo la sanatoria nel modo come è stato indicato. Nei manifestini si parla di TAR buoni e di TAR cattivi e altro. Non è il caso che io insista sulle cose che sono state dette dal presidente Castellani, dall'onorevole Bracco, dall'onorevole Palumbo e dallo stesso ministro Zecchino. Naturalmente, il primo subemendamento che noi votiamo oggi è decisivo perché se questo atto firmato dall'onorevole Napoli sarà approvato la discussione sarà praticamente chiusa.
Quindi, invito caldamente la Camera a votare contro il subemendamento dell'onorevole Napoli (Applausi del deputato Orlando) nonostante il fatto che verso l'onorevole Napoli abbia anche molta simpatia, ma in questo caso mi dissocio completamente da lei (Applausi).

PRESIDENTE. Constato l'assenza dell'onorevole Teresio Delfino che aveva chiesto di parlare. S'intende che vi abbia rinunziato.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Manzione. Ne ha facoltà.

ROBERTO MANZIONE. Signor Presidente, intendo fare due valutazioni in merito a questo primo subemendamento che è all'ordine del giorno dell'Assemblea. Voglio rispondere alle osservazioni che ha fatto nel merito il signor ministro, che poi si è allontanato, e ad alcune delle osservazioni che sono state fatte ieri in aula (mi riferisco a un collega che stimo molto e che è l'onorevole Bracco), ma prima voglio dire al collega Dalla Chiesa che certe interpretazioni dietrologiche, che dimostrano una cultura del sospetto che merita solo gli applausi della Lega e che non gli consente di misurarsi nel merito delle richieste degli studenti dovendo soltanto cercare di capire cosa c'è dietro, anziché comprendere che cosa chiedono e perché lo chiedono ...

NANDO DALLA CHIESA. È qua, nel provvedimento.

ROBERTO MANZIONE. ... dimostra che probabilmente avrebbe dovuto fare l'inquirente e non il politico che cerca di comprendere quali sono le motivazioni. Comunque, collega Dalla Chiesa, misurati con il merito se hai le capacità.

NANDO DALLA CHIESA. Tu ti misuri con i voti che ti danno, questo è il tuo merito: i voti del tuo collegio!

PRESIDENTE. Calma, calma, onorevoli colleghi. Prego onorevole Manzione.

ROBERTO MANZIONE. Allora, collega Dalla Chiesa, non c'è nessuno interessato nel mio collegio: attiva la tua inquisizione e verificalo (Applausi di deputati del gruppo di Forza Italia)!

NANDO DALLA CHIESA. Siete tutti qua!

ROBERTO MANZIONE. Siamo tutti ...?
Signor Presidente, lei ha interrotto due volte il collega Cuscunà perché interloquiva con il ministro correttamente, ma non interrompe il collega Dalla Chiesa che non mi consente di parlare (Commenti)!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non credo che favoriamo la comprensione dei problemi in questo modo!
Colleghi, per cortesia, prendete posto. Onorevole Cuscunà, prenda posto per favore. Onorevole Romani, prenda posto per piacere.
Onorevole Zaccheo, prenda posto per piacere.
Onorevole Zaccheo, la richiamo all'ordine per la prima volta.
Onorevole Cuscunà, lei è già stato richiamato all'ordine per due volte, si accomodi (Commenti dei deputati Zaccheo e Malgieri). Mi riferivo all'altro collega, non esageriamo.
Prego, onorevole Manzione prosegua pure.

ROBERTO MANZIONE. Signor Presidente, la prego di tenere conto dei tempi dell'interruzione. Come stavo dicendo, senza entrare nel merito delle interpretazioni dietrologiche, che non affrontano in concreto le richieste e le motivazioni degli studenti.

PRESIDENTE. Onorevole Frigato, la richiamo all'ordine per la prima volta. Onorevole Frigato, la richiamo all'ordine per la seconda volta. Onorevole Casinelli, la richiamo all'ordine per la prima volta. Insomma, colleghi, dobbiamo controllare tutta l'aula? Non ho capito che senso ha. Sembra di stare con dei ragazzini. Prego, onorevole Manzione.

ROBERTO MANZIONE. Mi permetto di evidenziare poche considerazioni ai colleghi, che vorrei mi dedicassero un minimo di attenzione solo per due minuti, cercando poi di dire se si riconoscono o meno in quanto dirò, partendo dal ragionamento del collega Bracco, il quale, tutto sommato, diceva cose giuste, però facendo finta di dimenticare altre cose.
Voglio partire dalla sanatoria dell'anno scorso: alla fine, come osservava il professor Melograni, l'anno scorso, quest'Assemblea, con una maggioranza quasi coesa ma trasversale (maggioranza intesa come numero, non come contrapposizione di forze politiche), ha approvato, con l'articolo 5 della legge-quadro, la sanatoria, perché, è vero, collega Bracco, che vi era stata una sentenza della Corte costituzionale che aveva stabilito che, tutto sommato, il potere delegato al ministro si fondava sulla normativa comunitaria, ma è pur vero che quella stessa sentenza della Corte costituzionale aveva precisato che era opportuno, se non necessario, provvedere in questa materia non con la delegificazione, ma con una legge-quadro. Risulta agli atti, dalla sentenza.
Ebbene, abbiamo varato la legge che il ministro continua a chiamare legge 2 agosto 1999: rispetto ad essa, sottosegretario Guerzoni, voi del MURST avete scritto agli atenei che non era applicabile (è una nota del 4 agosto 1999, inviata a tutti gli atenei), perché - aggiungevate -, dovendo essere pubblicata soltanto il 6 agosto, sarebbe entrata in vigore dopo la vacatio legis il 22 agosto. Il collega Bracco osserva allora: la legge n. 264 del 1999 stabilisce che le facoltà definiscono il numero degli studenti ammessi sulla base di un rapporto tra studenti, docenti, spazi e strumentazioni disponibili, dando quindi, al di là del dato formale, una valenza effettiva alla normativa contenuta nell'articolo 4 della legge. Ed il ministro ha detto poco fa: per quanto riguarda la determinazione del numero programmato, noi del MURST abbiamo rinunciato ad esercitare un potere, attenendoci alle proposte che le singole facoltà hanno avanzato. Cosa significa, allora? Se dite alle facoltà che non è possibile applicare la nuova normativa, che pure richiamate, e se poi tenete conto di quello che hanno previsto le facoltà, di fatto chiudete il cerchio sulla base di un assioma: non è stato applicata per l'anno accademico 1999-2000 la normativa-quadro, che è intervenuta anche perché la Corte costituzionale ce lo ha indicato. Questo è il dato, che emerge da quello che dite voi, non che dico io! Se così è, quando alla fine sostengo che questa sanatoria è una coda di quella dell'anno scorso, perché le condizioni non sono state modificate, sostengo un'eresia? No; allora, quelli che sono contrari devono avere il coraggio di riconoscere che hanno sbagliato a votare per la sanatoria l'anno scorso. Se dicessero questo, la loro posizione sarebbe coerente; diversamente, non è stato modificato alcunché, perché le facoltà non si sono potute attenere all'obbligo che lo stesso collega Bracco individuava come percorso per arrivare a determinare le condizioni per il numero programmato (Applausi dei deputati del gruppo dell'UDEUR e di deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Berlinguer. Ne ha facoltà.

LUIGI BERLINGUER. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi sono risolto ad intervenire sulla questione perché ritengo che la materia abbia accalorato l'Assemblea, forse comprensibilmente, ma che il punto di decisione oggi non abbia quella valenza ideologica, in molti casi legittima, che ha caratterizzato atteggiamenti conformi in precedenza.
La questione in questo caso mi sembra differente: non è in gioco il numero chiuso sì o no, che può dividere il Parlamento, come è avvenuto nel passato, con legittime posizioni di tutte le parti, perché oggi non stiamo discutendo del numero chiuso, tant'è vero che gli emendamenti che vengono proposti da coloro che chiedono la sanatoria riguardano un solo anno o, come adesso si è espresso efficacemente l'onorevole Manzione, una coda: il problema è quanto è lunga questa coda, non altro.
Quindi, non si tratta di una questione di principio se si chiede questa nuova disposizione di sanatoria solo per l'anno accademico 1999-2000; non si tratta, dunque, di una questione di principio se sia giusto o meno selezionare all'accesso o alla fine, perché non è questo il problema. Tuttavia, un accenno va fatto, perché il numero chiuso in Italia è stato espunto dall'ordinamento universitario: dei trentaquattro o trentacinque corsi di laurea almeno trenta, trentuno o trentadue non sono a numero chiuso. Pertanto, non si è accettata in Italia l'idea di selezionare all'inizio come, ad esempio, hanno fatto gli inglesi, che hanno una feroce selezione all'inizio e nessuna selezione in itinere, perché il numero degli iscritti è uguale a quello dei laureati, mentre da noi il numero dei laureati è un terzo di quello degli iscritti.
Tuttavia, per medicina, veterinaria e odontoiatria c'è una questione specifica: noi non abbiamo piena competenza esclusiva in Italia perché intervengono normative europee che noi abbiamo tradotto in normativa italiana, per cui, comunque, per il laureato in medicina che si deve iscrivere al corso di specializzazione il numero è già deciso in sede europea. Il rischio per un ragazzo che si laurei in medicina e non possa seguire la specializzazione successiva è quello di conseguire una laurea non spendibile nella sua attività professionale, perché il medico generico non può lavorare (Applausi di deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
Ricordiamo, cari colleghi, che per quanto riguarda medicina ci sono sei anni di corso di laurea, che ordinariamente diventano otto, per la stragrande maggioranza degli studenti, quasi per la totalità, poi ci sono cinque o sei anni - perché c'è un anno che si perde - di specializzazione: il totale, quindi, è di quattordici anni di università. A trentatré anni un padre di famiglia consegue appena in quel momento il titolo; se ha sbagliato nella scelta, è un errore irrimediabile. Altra situazione è quella in cui si trova chi si laurea a ventidue, ventitré, ventiquattro o venticinque anni, con una laurea ad ampio spettro e non fortemente professionalizzante, tale per cui può cercare diversi tipi di lavoro.
Quindi, se noi non avvertiamo all'inizio il ragazzo e se non c'è un minimo di programmazione, questo diventa un nocumento grave per i ragazzi, non per l'intero ordinamento soltanto. E nella cultura democratica italiana, lasciatemi dire, della sinistra si è sempre trovato un equilibrio tra libertà generale e programmazione, perché anche l'idea di programmazione fa parte del patrimonio della cultura della sinistra e non soltanto l'idea della generale libertà astratta (Applausi di deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)! E l'idea della libertà dell'articolo 3, secondo comma, della Costituzione è diversa dall'idea di un'apertura generica che non garantisce le condizioni effettuali del godimento della libertà stessa.
Anche a tale proposito, questa tematica è un po' sullo sfondo, tanto è vero che con il Ministero della sanità il Ministero dell'università ha un costante conflitto, diciamo la verità, perché il Ministero della sanità, sia quanto c'era la collega Bindi sia con il suo successore, chiedono un numero chiuso e programmato comunque molto severo, molto più basso, nonostante le posizioni politiche dei singoli ministri, come diceva il ministro dell'università, perché c'è questa condizione particolare.
Vi è poi la questione dell'esperienza effettiva sui riuniti, che sarebbero le sedi di lavoro degli odontoiatri, all'interno dell'anatomia patologica o dell'anatomia umana nello studio delle parti del corpo umano sul cadavere oppure nell'esperienza effettiva di attività medica, che condizionano la formazione e creano una delle condizioni di effettiva libertà nell'esercizio e nel conseguimento di una capacità professionale. Quindi, noi dobbiamo considerare tutto questo insieme.
La cultura moderna afferma un principio nuovo, soprattutto in questi ultimi anni: non il diritto allo studio, ma il diritto al successo formativo (Applausi di deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e dei Popolari e democratici-l'Ulivo), che è il grande punto nuovo di elevamento della qualità del diritto al successo formativo. Il gap fra quanti si iscrivono e quanti si laureano è una malattia tipica di una concezione parziale della libertà che noi abbiamo avuto nella nostra università. Ma, lo ripeto, questa non è la materia di oggi. Quindi, ci possiamo anche dividere su questa problematica, ma non è la materia di oggi.
Fino ad oggi abbiamo avuto una disciplina contorta - non si può negare - per cui si è dovuta pronunciare la Corte costituzionale, la quale ha detto che erano legittimi i provvedimenti del Ministero precedenti a quella sentenza, che individuavano nelle facoltà di medicina, veterinaria e odontoiatria, quelle che introducevano il numero programmato. È vero che la legge di sanatoria introdotta l'anno scorso attraverso un suggerimento della Corte costituzionale per difendere con normazione primaria questa problematica e tutelarla è arrivata ad agosto - collega Manzione - ma la Corte costituzionale ha considerato legittimo il decreto del ministro dell'università n. 245, che aveva introdotto la disciplina precedente alla quale si aggancia l'effettiva soluzione proposta dall'università e dal ministero. Il problema che abbiamo di fronte è quello che hanno evidenziato alcuni colleghi: la consapevolezza o meno di questi ragazzi, circa la diversità della normativa. Mi riferisco a coloro che hanno fatto la domanda per ottenere la sospensiva del TAR nell'ultimo anno, e non in quelli precedenti, quindi non sostenuti dall'organizzazione più importante degli studenti universitari, che negli anni precedenti è andata a raccogliere le firme per presentare i ricorsi e che quest'anno non l'ha fatto, così come l'anno scorso.
Mi rivolgo al mio compagno di banco ed amico Siniscalchi per dire che se si va da un avvocato e gli si chiede di essere difesi, ci si informa di quante chance ci sono di vincere o di perdere; l'avvocato, in onestà, lo deve dire e non deve spingere comunque al ricorso sperando in un altro esito che non sia quello giudiziario (Applausi di deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e dei Popolari e democratici-l'Ulivo). Allora, questi ragazzi sapevano, così come gli altri, in numero di cinque volte superiore, che hanno rinunciato al ricorso o che si sono estraniati dalla procedura. Se esiste un problema di equità, mettiamo sullo stesso piano coloro che hanno osato e coloro che hanno deciso di non osare. Per i primi occorre capire se il fatto di osare fosse suffragato da una qualche consapevolezza; successivamente il Consiglio di Stato e i TAR, infatti, hanno dimostrato che il provvedimento era parziale.
Sarà opportuno, quindi, che con un atto di saggezza il Parlamento faccia sapere che non possiamo procedere con code interminabili perché l'operazione era stata già chiusa dalla sentenza della Corte costituzionale e dalla legge n. 240, nonché dal precedente decreto ministeriale n. 245. Oggi ci troviamo di fronte alla necessità...

PRESIDENTE. Onorevole Berlinguer, deve concludere.

LUIGI BERLINGUER. ...alla necessità di dare un segno della serietà di questo Parlamento, della sua consapevolezza di aprire una fase nuova e di assicurare l'equità fra gli studenti (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e dei Popolari e democratici-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Del Barone, al quale ricordo che ha due minuti di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE DEL BARONE. Signor Presidente, questa mattina sono rimasto veramente allibito perché credevo che si dovesse parlare del numero chiuso, del numero programmato e di un provvedimento falsamente definito di sanatoria; dico «falsamente» perché non si tratta di sanatoria, in quanto è qualcosa che si ricollega al provvedimento dell'anno scorso. Ieri mi sono trovato simpaticamente attaccato dall'amico Bracco, il quale mi ricordava la mia posizione nell'ambito degli ordini; ricordo benissimo la mia posizione, ricordo perfettamente tutti i provvedimenti legati al numero programmato e al numero chiuso, ma in questo momento non c'entrano, perché nella fattispecie si tratta di dare giustizia su un atto che ha visto premiati i giovani ricorrenti dell'anno scorso; quest'anno, con riferimento allo stesso provvedimento e alla stessa legge, i ricorrenti dovrebbero essere premiati allo stesso modo.
L'onorevole Dalla Chiesa ha fatto un'ampia dissertazione su un foglietto mandato dagli avvocati; non ne condivido il contenuto, ma, certamente, non mi sento in grado di proibire agli avvocati di scrivere ciò che vogliono. È come quando si discute dei medici e sul fatto che uno guadagna 60 mila lire e un altro 500 mila lire, entrambe le impostazioni sono valide.
Colleghi, non voglio addentrarmi in discussioni di questo tipo, ma l'onorevole Dalla Chiesa ha usato un'espressione che non mi è piaciuta nemmeno un po': «un padrinato politico». Del padrinato politico, dei voti di dieci o venti persone, dichiaro ufficialmente di fregarmene. In questo caso si tratta di valorizzare un atto di giustizia. Amico Dalla Chiesa, io non ho detto che Università oggi presentava un grosso titolo «Scandali al sole». In estate sono scoppiati gli scandali dei concorsi dei procuratori legali, dei maestri, dei quiz agli esami di ammissione alla facoltà di medicina. Si tratta di verificare se vi sia del marcio e dove sia, e il marcio nella «quizzologia» stupidamente imperante negli esami per l'ammissione alla facoltà di medicina esiste nella maniera più netta. Quest'anno il ministro ha cercato di buttarlo a mare, facendo ripetere il 25 esami che dovevano essere sostenuti il 5. Gli anni scorsi, attraverso meandri che non si possono delineare, ma che esistono, abbiamo visto fare porcherie e, quindi, penso che questi ragazzi siano stati già puniti.
Credo che anche le dichiarazioni dell'onorevole Berlinguer e del ministro possano essere considerate come motivo in positivo per dire «sì» a questa che non è una sanatoria, ma è un collegamento alla legge dell'anno scorso. Infatti, il ministro ha ammesso che in questi anni le cose non sono andate bene e ci sono revisioni da fare. L'onorevole Berlinguer ha fatto un discorso in cui ha messo sullo stesso livello gli aspetti negativi per l'una e per l'altra formazione.
Pertanto, il mio «sì» al collegamento alla legge dell'anno scorso e all'accettazione di quella che si chiama sanatoria, ma non lo è, è convinto. Si ricominci poi da capo, ma - per l'amor di Dio - basandosi sulle leggi e non su fogliettini di propaganda di avvocati che fanno il loro mestiere e nulla più.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bianchi Clerici. Ne ha facoltà.

GIOVANNA BIANCHI CLERICI. Signor Presidente, la Lega nord Padania voterà convintamente contro i due subemendamenti Napoli 0.1.2.4 e Cangemi 0.1.2.15 che intendono ripristinare la sanatoria, ciò che la Commissione cultura ha invece bocciato grazie a due emendamenti soppressivi, uno a firma dei colleghi Dalla Chiesa e Mazzocchin e uno a firma della Lega nord.
La Commissione cultura, approvando quegli emendamenti soppressivi riferiti alla proposta di legge Jervolino Russo, assunta come testo base, ha dato mandato a riferire all'Assemblea in senso sfavorevole. Si è poi giunti in aula con un emendamento della Commissione, che noi voteremo, che prevede la salvaguardia delle provvidenze e la salvaguardia nei confronti del servizio militare per gli studenti che sono incappati in questa disavventura. Ciò non toglie che la nostra fermissima posizione contro la sanatoria vada qui ribadita ancora una volta. Credo che i colleghi, al di là di tutte le ragioni e di tutte le posizioni che sono state espresse nel corso della discussione generale e sul complesso degli emendamenti, siano consapevoli che questo Parlamento è stato messo di fronte a un vero e proprio ricatto. Fuori da quest'aula, in piazza Montecitorio, per giorni interi abbiamo visto gruppi di studenti - che dovrebbero rappresentare la classe dirigente del futuro - urlare una parola: «sanatoria». Mi chiedo se i colleghi non abbiano paura di una nuova generazione di studenti che, come ripeto, saranno la classe dirigente del futuro, che si appella a tutti gli escamotage per riuscire a salvare il posto e cerca il «santo in paradiso» di turno, che in questo caso è rappresentato da alcuni colleghi presenti in aula.
Signor Presidente, l'anno scorso abbiamo approvato una legge. Ricordo perfettamente che durante l'esame di quella legge, che regolava l'accesso programmato ad alcune facoltà - quelle di cui parliamo oggi - e in cui all'articolo 5 fu inserita la sanatoria per l'anno scorso, noi della Lega nord arrivammo al punto di votare contro la legge, perché non volevamo renderci complici di una sanatoria che già l'anno scorso consideravamo inaccettabile e contro ogni principio di rigore e di serietà. A maggior ragione lo pensiamo oggi, che stiamo ragionando in presenza di una legge approvata da questo Parlamento. Credo che tutti i colleghi debbano fare un esame di coscienza e rendersi conto che il Parlamento non può farsi complice di un'azione che rovinerà per sempre tutti coloro che d'ora in avanti si iscriveranno già pronti - è stato dimostrato - a presentare un nuovo ricorso sapendo che qualche santo in paradiso provvederà (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Siniscalchi, che ha due minuti. Ne ha facoltà.

VINCENZO SINISCALCHI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei ribadire in modo sintetico il mio convincimento già espresso nel corso della discussione di ieri. L'intervento elevato dell'onorevole Berlinguer mi ha restituito molta tranquillità nei confronti degli accenti furibondi che abbiamo ascoltato in quest'aula verso chi ha soltanto, per la parte che mi riguarda ma credo per tutti quelli che la pensano come me su questo provvedimento, il difetto di voler pensare anche diversamente da qualche altro. L'intervento sereno ed elevato dell'onorevole Berlinguer però non mi ha distolto dal piccolo grande problema che è alla base della nostra volontà di votare a favore dei subemendamenti. Come abbiamo più volte detto, il problema è di carattere sociale; le crociate che propone il collega Dalla Chiesa sono certamente apprezzabili ma ci portano in una direzione assai lontana da quello che ci interessa verificare in quest'aula, se cioè sia possibile - come noi riteniamo - risolvere un problema che riguarda un'infinità di studenti, molti dei quali hanno superato alcuni esami in virtù dell'applicazione di un provvedimento della giurisdizione di questo Stato, quella dei tribunali amministrativi regionali, un'infinità di studenti molti dei quali appartengono a famiglie che hanno creduto non soltanto - ne sono convinto - nei sortilegi degli avvocati perché, se così fosse, bisognerebbe ipotizzare che gli avvocati sono capaci di combinare vere e proprie associazioni delittuose con tribunali, Consigli di Stato e addirittura con membri di questo Parlamento. Vorrei riportare la questione in una dimensione di serenità e riaffermare che, per quanti sforzi abbia fatto, io, che qualche cosa pure in questi anni ho praticato, non riesco a vedere qui - e lo dico soprattutto al ministro - un problema di certezza del diritto. Spesso si agitano in quest'aula immortali principi che spesso tuttavia vengono tralasciati; direi che in questo paese è bello sentir parlare di cultura della certezza del diritto ma sarebbe ancor più bello parlare di cultura della certezza della pena. Che però la certezza del diritto debba passare sui sacrifici di questi giovani, sulla incertezza di un provvedimento legislativo che, a mio avviso, doveva contemperare esigenze di tempo di entrata in vigore ed esigenze che si sarebbero verificate successivamente...

PRESIDENTE. Dovrebbe concludere.

VINCENZO SINISCALCHI. ...a me pare paradossale. Quindi torniamo alla forza di queste proposte di modifica che ci consentono al tempo stesso di rispettare legittime aspettative che si sono verificate e di mettere a posto anche le direttive comunitarie. È giusto che queste siano state rispettate ma quante altre dovrebbero essere rispettate ed attuate nel nostro paese? Ecco perché insisto, per la parte che mi riguarda, ad esprimere un voto di dissenso rispetto al mio gruppo ed ad appellarmi ai colleghi affinché votano anch'essi a favore.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Biondi. Ne ha facoltà.

ALFREDO BIONDI. Signor Presidente, parlo a titolo personale perché non ho capito bene come si sia orientato il gruppo ed è bene che su queste cose non vi siano paratie disciplinari ma che ognuno appartenga alla propria sensibilità e coscienza di fronte ai problemi degli altri.
Ho sentito la requisitoria del collega e amico Dalla Chiesa: sinceramente debbo dire che i suoi toni alti erano inversamente proporzionali all'entità degli argomenti che ha utilizzato. Egli si è dimenticato che quando si accede alla giurisdizione - anche a quella amministrativa - si può avere una soluzione immediata, oppure una soluzione transitoria e che, sulla base della condizione transitoria, si sono verificate iscrizioni, sono stati superati esami e si è creato un rapporto in cui il credito dello studente nei confronti dell'università è stato aperto dai rettori, di volta in volta e a seconda delle rispettive posizioni. Che ci si parli di certezza del diritto in casi del genere, mi sembra davvero un fuor d'opera! Mi è piaciuto di più il discorso (più modulato) dell'onorevole Melograni, ma mi permetto di dire ai professori di tutto il mondo, uniti nell'impostazione baronale che allontana dall'università coloro che ci vogliono andare (Applausi di deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale e dei deputati del gruppo misto-Rifondazione comunista-progressisti), che se ogni volta, davanti a situazioni del genere, si dovesse avere una sentenza, parleremmo davvero di certezza del diritto, invece che di una realtà in cui lo slalom speciale dell'applicazione del diritto determina incertezza.
L'amico Siniscalchi, poco fa, ha rivendicato il diritto di ogni difensore, di fronte a chi gli chiede un patrocinio, di rivolgersi alla propria coscienza e non - come ha detto il collega Berlinguer - di fare il giudice del diritto che gli viene affidato, deve esservi, dunque, un corretto adempimento nei confronti di un mandato ricevuto, che postula la fiducia nell'attesa della sentenza.
Signor Presidente, mi dispiace che l'onorevole Dalla Chiesa ci abbia anche confessato di aver fatto denuncia contro il TAR del Lazio. Da molti banchi ho sentito lamentare che talvolta la giustizia viene aggredita perché non se ne condividono le decisioni. Signor Presidente, lei sa benissimo come la penso in certe materie. Mi sono preso le responsabilità che mi spettavano perché si potesse stabilire all'inizio, attraverso la legge, quale fosse la possibilità di applicazione di determinate misure che potevano essere, di volta in volta, più o meno severe. Non credo, però, che sia giusto aggredire - come è stato detto - il TAR del Lazio perché ha assunto decisioni non gradite a qualcuno: altro che libelli inviati a coloro che vogliono un accesso alla giustizia amministrativa! Qui si minacciano i giudici e si prende una posizione molto grave, che mi dispiace aver ascoltato in questa sede.
Signor Presidente, voterò convintamente affinché sia consentito a chi ha sostenuto un esame, a chi è stato presente ai corsi, a chi ha studiato, a chi ha pagato, di poter continuare a farlo (Applausi di deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Colletti. Ne ha facoltà.

LUCIO COLLETTI. Signor Presidente, interverrò brevemente perché ritengo che la discussione abbia toccato tutti i temi possibili e a titolo personale. Ho riletto questa mattina l'intervento del collega Soda che avevo udito ieri ed ho ascoltato con piena adesione quanto affermato dall'onorevole Melograni. Aggiungo anche che ho trovato persuasivi i ragionamenti dell'onorevole Berlinguer.
Poiché so di appartenere ad un gruppo parlamentare le cui opinioni sull'argomento sono divise, preannuncio il mio voto contrario alla sanatoria (Applausi di deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale e dei deputati del gruppo dei Democratici-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fongaro, al quale ricordo che a 2 minuti di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.

CARLO FONGARO. Signor Presidente, l'intervento del collega Berlinguer è stato certamente esaustivo e convincente, ma prendo atto che vi è stato chi, credendo di entrare nel merito della questione, in realtà si è limitato a cavillare. Il fatto è che vi sono personaggi e partiti politici che si limitano a prendere posizione solo in funzione del consenso elettorale, piuttosto che a valutare veramente nel merito la questione. È evidente che l'università deve preparare laureati e non disoccupati, ma per entrare nel merito della questione vorrei riferire un'esperienza personale, anche per ribadire il concetto che il numero chiuso per alcune facoltà è il male minore.
Io mi laureai nel 1976 in architettura. Non c'era il numero chiuso e in quegli anni le università sfornavano decine di migliaia di laureati. Dopo un primo periodo, in cui ci si arrangia, finalmente cominciai a lavorare, però moltissimi miei colleghi non ebbero questa fortuna e, non potendo fare gli architetti, andarono a fare i disegnatori in fabbriche che nulla avevano a che fare con l'architettura; fecero i bozzettisti nelle agenzie pubblicitarie oppure furono assunti nelle pubbliche amministrazioni, ma non utilizzando il titolo di studio della laurea, bensì quello della scuola media superiore, perché per laureati non c'erano posti. Con ciò voglio dire che è importante anche il messaggio che diamo con queste sanatorie, premiando coloro che non hanno accettato una regolamentazione che è nell'interesse di tutti: è un messaggio sbagliato, scorretto, che porta a non accettare una regola che è comunque rivolta all'interesse generale, anche al loro.
In conclusione, anche a nome del gruppo della Lega nord Padania chiedo un atto di responsabilità, per evitare che migliaia di giovani intraprendano un cammino lungo ed estremamente rischioso.

ANGELA NAPOLI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Onorevole Napoli, non posso darle la parola, perché lei è già intervenuta sul complesso degli emendamenti.

ANGELA NAPOLI. Chiedo di parlare per fatto personale.

PRESIDENTE. Questo tipo di interventi si svolge alla fine della seduta.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Neri. Ne ha facoltà.

SEBASTIANO NERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io mi trovo nella singolare posizione di chi, condividendo senza riserve le proposizioni di chi in quest'aula si opporrebbe all'approvazione di questa cosiddetta sanatoria, tuttavia nella giornata di ieri è stato definitivamente convinto dell'opportunità del voto a favore di questo provvedimento, che dovrebbe risolvere i problemi di tanti ragazzi e di tante famiglie, dall'intervento di un collega che merita grande stima, ancorché di avversa parte politica, l'onorevole Soda. Tra le altre cose, l'onorevole Soda ha detto anche che i ricorrenti al TAR che hanno ottenuto ed utilizzato un provvedimento di sospensiva della negazione di ammissione al corso universitario non andavano premiati in quanto, comunque, sapevano che il provvedimento di sospensiva era temporaneo e non li sottraeva all'alea del giudizio di merito. Questo passaggio mi ha convinto, perché mi ha indotto a fare una riflessione, che desidero esporre ai colleghi. In primo luogo un cittadino che, a torto o a ragione, ritiene di essere stato leso nei suoi interessi legittimi in un paese democratico che è anche Stato di diritto ha una sola via per far riconoscere le sue ragioni, vere o presunte: quella di rivolgersi alla competente autorità giudiziaria. Nel momento in cui quella autorità emette un legittimo provvedimento, che è eseguibile e produce effetti, il cittadino ha il diritto di avvalersene. Se poi in questo sistema paese, di cui siamo responsabili soprattutto noi operatori della politica, non c'è la possibilità concreta di avere risposte giudiziarie definitive in tempi ragionevoli (come stanno a dimostrare le centinaia di condanne che il nostro paese riceve per la cosiddetta denegata giustizia), il problema non è delle famiglie e dei ragazzi, ma di un sistema che non riesce, nel giro di pochi mesi, a dire loro se nel merito avevano o meno diritto di chiedere ciò che hanno chiesto ed ottenuto. Allora, questa situazione non è figlia della speculazione e della malafede di chi «ci ha provato», come ho sentito dire, ma è figlia dell'incapacità del sistema della giustizia amministrativa di dare le risposte che deve dare. Pertanto, pur condividendo integralmente quanto è stato detto qui innanzitutto dal ministro dell'università, senatore Zecchino, debbo dire che oggi abbiamo il dovere morale e civile di riconoscere che questa situazione è figlia dell'incapacità di amministrare la giustizia che esiste nel nostro paese. Questa situazione non può produrre effetti che devono essere pagati dalle famiglie: la logica del dare l'esempio una volta per tutte appartiene a culture e ideologie che non ho mai condiviso. Viceversa, ritengo che siano le regole e le certezze a dover definire lo spartiacque in un paese civile.
Queste sono le ragioni in base alle quali voterò a favore di tutti i subemendamenti che consentiranno un diritto allo studio che il cattivo funzionamento della nostra giustizia amministrativa finiva per negare in forza di malintesi principi generali che hanno poco a che vedere con la situazione de qua (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maura Cossutta. Ne ha facoltà.

MAURA COSSUTTA. Signor Presidente, intervengo brevemente, perché credo che dovremmo approvare al più presto questo provvedimento.
Preannuncio che il mio gruppo voterà a favore di questi subemendamenti, come abbiamo già sottolineato nel corso della discussione generale. Vorrei tuttavia ricordare ai compagni ed ai colleghi che questo provvedimento è stato caricato di temi che poco hanno a che fare con la situazione di cui stiamo trattando: ciò non per banalizzare o per scegliere un pragmatismo quasi agnostico che non affronta i problemi, ma, lo ripeto, su questa coda di sanatoria - come è stata definita dal collega Manzione - sono stati caricati temi e problemi non risolvibili con questo provvedimento.
Innanzitutto, si è detto che si tratta di problemi veri: sono state svolte osservazioni critiche sui TAR e sono stati fatti ragionamenti giuridici sulla certezza del diritto. Tutto ciò merita risposte e approfondimenti che non possono tuttavia essere dati da questo provvedimento.
In secondo luogo, si è parlato del business dei ricorsi: noi siamo contrari a qualsiasi tipo di business ma, senza ipocrisie, vogliamo riflettere sul fatto che esiste il business se vi è una domanda inevasa, di qualsiasi settore si tratti. Pertanto, dovremmo semmai capire meglio il merito delle richieste e delle necessità di questi ragazzi, come hanno giustamente sottolineato anche altri colleghi.
In terzo luogo, vorrei parlare dell'enfasi contro ogni sanatoria. Ritengo che qualsiasi sanatoria dimostri l'esistenza di un fallimento: dimostri, cioè, l'esistenza di limiti, di inadeguatezze o di norme troppe rigide. Ho partecipato ai lavori della Commissione affari sociali relativi alle sanatorie del personale della sanità: se voi dite, colleghi, che questi studenti devono accettare il rischio, ritenete che anche quei lavoratori avrebbero dovuto accettare il rischio? Essi, infatti, sapevano che, qualora avessero firmati i contratti libero professionali, perché la legge impediva l'assunzione, avrebbero corso un rischio, ma il loro rapporto di lavoro era subordinato, dal punto di vista giuridico. Avremmo dovuto penalizzare quei lavoratori perché sapevano di aver accettato di correre un rischio? O anche in quel caso, mi rivolgo all'onorevole Dalla Chiesa, avremmo dovuto fare il braccio operativo di questa legittima domanda di sanatoria? Ritengo, pertanto, che ci sia stata troppa enfasi su questa sanatoria e su questo provvedimento sia stata fatta un po' troppa ideologia.
Per quanto riguarda la questione del diritto allo studio, onorevole Berlinguer, sono assolutamente d'accordo sul fatto che - questa è la nuova cultura della sinistra: parlo come esponente di sinistra - oggi debba essere certamente garantito il diritto allo studio, perché ciò è garanzia di successo formativo. Tuttavia, noi siamo favorevoli ad un'università più moderna, di maggiore qualità e siamo favorevoli altresì ad una maggiore professionalità, ma non possiamo caricare tutto ciò su questo provvedimento e colpevolizzare questi studenti se questo successo formativo non c'è. Ritengo invece utile approvare questi subemendamenti ed impegnarci fortemente per portare avanti altre riforme, come abbiamo sottolineato in sede di discussione generale: mi riferisco alla riforma dei cicli, all'applicazione seria del decreto Servizio sanitario nazionale-università, al finanziamento del piano straordinario per l'edilizia ed i servizi universitari di qualità, alla ricerca. Ritengo, insomma, che solo dopo aver fatto ciò potremmo governare questa materia intricata a monte e fornire risposte certe e consapevoli a quei giovani per dare speranze certe alle università, governate da processi reali e non da interessi corporativi.
Credo, pertanto, che approvare questi subemendamenti sia necessario per non penalizzare gli studenti, anche se non è sufficiente, perché sono convinta, come altri colleghi della maggioranza, che dobbiamo affrontare insieme il tema più generale di un'università più moderna e all'altezza dei compiti assegnativi.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale l'onorevole Turci, al quale ricordo che ha un minuto di tempo. Ne ha facoltà.

LANFRANCO TURCI. Data la natura di questo dibattito, desidero che rimanga agli atti la mia posizione. Sono contrario a questa sanatoria e per tale motivo parlo a titolo personale.
L'anno scorso mio figlio ha partecipato alla prova di ammissione alla facoltà delle scienze delle comunicazioni all'università di Bologna; non ha superato la prova e si è iscritto ad un'altra facoltà. Credo che non sappia nemmeno cosa siano i TAR.
Venendo da una storia politica in cui gli errori ideologici sono stati tantissimi ma le norme di condotta morale sono state molto importanti, ritengo che le regole vadano rispettate. Quando non le si condividono si fa una battaglia politica a viso aperto per cambiarle (ad esempio in questo caso sul numero chiuso). Se c'è qualcuno che approfitta e ha fatto dei trucchi, si denunciano i trucchi e non si cercano soluzioni personali opportunistiche, nemmeno di gruppo. Credo che sia un problema di serietà dire di no in questo Parlamento a tali atteggiamenti. Se dovessimo votare a favore di questa sanatoria daremmo una prova diseducativa, di permanenza del vecchio costume italico e ai giovani daremmo l'esempio peggiore (Applausi di deputati dei gruppi della Democratici di sinistra-l'Ulivo e dei Popolari e democratici-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Petrella. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE PETRELLA. Vorrei che si abbassassero i toni di questa discussione che mi è sembrata estremamente accesa. Per tale motivo vorrei esprimere il mio apprezzamento per il discorso dell'onorevole Berlinguer che è stata estremamente pacato.
Non sono d'accordo quando da parte di alcuni colleghi si vogliono dare lezioni di legalità o di moralità a chi sta conducendo una battaglia nella quale crede con termini offensivi anche nei confronti di chi ha presentato questa proposta di legge.
Molti colleghi, da qualsiasi parte abbiano parlato, hanno espresso un giudizio negativo sulla sanatoria, hanno però dato ragione agli studenti dicendo che erano delle vittime.
Se questi studenti sono delle vittime dobbiamo approvare la sanatoria, se pensiamo il contrario allora no. Personalmente esprimerò un voto a favore.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Orlando, al quale ricordo che ha un minuto di tempo. Ne ha facoltà.

FEDERICO ORLANDO. Presidente, noi democratici voteremo contro questa ennesima indulgenza plenaria. Ce ne sono già state tante in quest'anno giubilare, con o senza il soccorso di qualche Zecchino-tornese!
Noi pensiamo che abbia torto l'onorevole Manzione quando accusa l'onorevole Dalla Chiesa con una cattiveria ad personam anzi ad cognominem, che si poteva risparmiare di fare dietrologie e inquisizioni. Noi non facciamo né dietrologie né inquisizioni e non entriamo nemmeno nel merito del provvedimento; le ragioni che ci portano a votare contro perché le ha esposte con grande serenità e competenza l'onorevole Berlinguer nelle cui parole personalmente mi riconosco.
Presidente, voglio soltanto ricordare ai colleghi che ci sono dei momenti in cui prima ancora delle ragioni di una sanatoria va affrontata la cultura della sanatoria. Noi siamo contro la cultura della sanatoria anche come deputati liberali meridionali, tale è chi vi sta parlando. Per un secolo ci siamo portati addosso la fama di essere dei clientelari e degli ascari, per cui dobbiamo finirla con questa cultura (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto a titolo personale, l'onorevole Manzoni, al quale ricordo che ha un minuto di tempo. Ne ha facoltà.

VALENTINO MANZONI. Onorevoli colleghi, mi sono posto alcuni interrogativi nel corso di questa discussione, ai quali in cuor mio ho già dato risposta, ma vorrei che agli stessi interrogativi rispondessero tutti i colleghi deputati.
La sospensiva, onorevoli colleghi, come sapete, è una misura cautelare che l'organo di giurisdizione amministrativa assume quando ritiene che si debbano assicurare gli effetti della sentenza di merito, evitandosi così che dalla situazione che vede il giovane studente escluso dai corsi derivi allo stesso, in futuro un danno irreparabile cioè non risarcibile con equivalente in denaro. Vedo questo Parlamento...

PRESIDENTE. Deve concludere, il minuto a sua disposizione è terminato e ha già parlato l'onorevole Neri per il suo gruppo.

VALENTINO MANZONI. Va bene, allora dichiaro il voto favorevole sui subemendamenti al nostro esame.

PRESIDENTE. La ringrazio, come vede ha espresso il suo voto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Buontempo, che dispone di un minuto. Ne ha facoltà.

TEODORO BUONTEMPO. Mi paiono incredibili toni alti su una vicenda del genere. Non si tratta di una sanatoria perché le iscrizioni sono state chiuse il 31 luglio e le domande sono state presentate entro quella data. La legge è stata pubblicata il 17 agosto ed ha inevitabilmente creato queste aspettative. Non mi pare che chi cerca un posto di lavoro e di realizzare il suo futuro possa essere criminalizzato e ritenuto un malfattore. Semmai, malfattori sono coloro che creano le aspettative dei giovani. È grave creare aspettative e non rispettarle. In questo caso è responsabile il Parlamento perché non ha varato una legge chiara che avrebbe dovuto impedire tali aspettative, pertanto esprimerò voto favorevole.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Palumbo, al quale ricordo che dispone di un minuto. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE PALUMBO. Presidente, intervengo solamente per ribadire - avendolo già detto ieri - che avendo il gruppo di Forza Italia lasciato ampia libertà di voto, non darò segnale di votazione ai colleghi del mio schieramento sui primi due identici subemendamenti.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici subemendamenti Napoli 0.1.2.4 e Cangemi 0.1.2.15, nel testo modificato, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 384
Votanti 354
Astenuti 30
Maggioranza 178
Hanno votato
156
Hanno votato
no 198).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Napoli 0.1.2.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 372
Votanti 345
Astenuti 27
Maggioranza 173
Hanno votato
147
Hanno votato
no 198).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Cangemi 0.1.2.16, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 392
Votanti 365
Astenuti 27
Maggioranza 183
Hanno votato
150
Hanno votato
no 215).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Napoli 0.1.2.10, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 390
Votanti 359
Astenuti 31
Maggioranza 180
Hanno votato
151
Hanno votato
no 208).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Siniscalchi 0.1.2.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 393
Votanti 363
Astenuti 30
Maggioranza 182
Hanno votato sì 164
Hanno votato no 199).

 

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici subemendamenti Cangemi 0.1.2.2 e Napoli 0.1.2.9, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 396
Votanti 366
Astenuti 30
Maggioranza 184
Hanno votato
163
Hanno votato
no 203).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Napoli 0.1.2.8, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 384
Votanti 349
Astenuti 35
Maggioranza 175
Hanno votato
150
Hanno votato
no 199).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Mazzocchin 0.1.2.11, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).


(Presenti 395
Votanti 334
Astenuti 61
Maggioranza 168
Hanno votato
209
Hanno votato
no 125).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Napoli 0.1.2.6, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 393
Votanti 355
Astenuti 38
Maggioranza 178
Hanno votato
147
Hanno votato
no 208).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Mazzocchin 0.1.2.12, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 390
Votanti 337
Astenuti 53
Maggioranza 169
Hanno votato
243
Hanno votato
no 94).

Passiamo alla votazione del subemendamento Dedoni 0.1.2.14.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Di Capua. Ne ha facoltà.

FABIO DI CAPUA. Presidente, intervengo per dichiarare il mio voto contrario su questo subemendamento e sull'emendamento della Commissione 1.2. Condivido pienamente le valutazioni fatte da tantissimi colleghi contro questo provvedimento.Mi sembra che misure intermedie di negoziazione neghino le ragioni che hanno indotto a rigettare un'ipotesi di sanatoria: fare uno, due o zero esami non cambia la valutazione del diritto che gli studenti hanno o non hanno. Mi sembra un rimangiarsi le ragioni e le motivazioni fondate che inducono al rigetto del provvedimento (Applausi di deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Palumbo. Ne ha facoltà.
Onorevole Palumbo, ha un minuto.

GIUSEPPE PALUMBO. Signor Presidente, anch'io mi sono già espresso contro il subemendamento Dedoni 0.1.2.14. Se diamo la possibilità a chi ha sostenuto un esame, due esami o ha solo frequentato le lezioni di iscriversi, creiamo altre disparità: la sanatoria o la si fa per tutti i ricorrenti o non la si fa.
Per tali ragioni, invito a votare contro questo subemendamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Del Barone. Ne ha facoltà.
Onorevole Del Barone, ha un minuto.

GIUSEPPE DEL BARONE. Signor Presidente, considero il subemendamento Dedoni 0.1.2.14 una specie di «stupro giuridico». Infatti, ci troviamo dinanzi non ad una forma di protezionismo di tutti, ma ad una forma squallida di favoritismo di pochi (Applausi di deputati del gruppo di Alleanza nazionale) e, conseguentemente, siamo nettamente contrari. Probabilmente, la prossima volta l'onorevole Dalla Chiesa ci porterà volantini di avvocati che si batteranno su questo punto; vorrò vedere, infatti, gli eventuali futuri medici che non sono stati iscritti come avrebbero potuto sostenere due esami.
Per favore, si tratta di un subemendamento che non va ed al quale dico «no» in maniera decisa.

ROBERTO MANZIONE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROBERTO MANZIONE. Signor Presidente, una precisazione: secondo me, nell'ordine di votazione dei subemendamenti vi è un errore. Infatti, esistono due ipotesi che dovremo valutare, la prima delle quali prevede una sanatoria di merito «a due esami», l'altra che prevede una sanatoria di merito (è quella contenuta nel subemendamento 0.1.2.1 presentato dal collega De Franciscis, che accetta la riformulazione proposta dalla Commissione) «ad un esame». È più lontana dal testo della Commissione la sanatoria «ad un esame» rispetto a quella «a due esami».
Signor Presidente, o lei ci dice che comunque la votazione del subemendamento Dedoni 0.1.2.14 non è preclusiva del subemendamento De Franciscis 0.1.2.1, oppure, essendo la sanatoria «ad un esame» più lontana dal testo, il relativo subemendamento va votato prima di quello relativo alla sanatoria «a due esami». La sanatoria «ad un esame» si avvicina di più alla sanatoria totale rispetto a quella «a due esami», che pertanto è più restrittiva. L'ipotesi più lontana da quella formulata dalla Commissione è la sanatoria «ad un esame».

PRESIDENTE. Per quel che riesco a capire - può darsi che mi sbagli e, quindi, le chiedo aiuto -, il subemendamento Dedoni 0.1.2.14 incide direttamente sul comma, a differenza dell'altro.

ROBERTO MANZIONE. È uguale!

PRESIDENTE. Ha ragione, è uguale.

ROBERTO MANZIONE. Il subemendamento più lontano è quello della sanatoria «ad un esame» e, quindi, dobbiamo votarlo prima.

PRESIDENTE. Onorevole Manzione, mentre il collega De Franciscis propone di aggiungere un comma 6, la collega Dedoni incide «all'interno» dell'emendamento 1.2 della Commissione. Mi sono spiegato?

ROBERTO MANZIONE. Presidente, il problema è la preclusione. Noi operiamo per preclusioni partendo sempre dalla proposta più lontana dal testo. L'ipotesi più lontana è la sanatoria «ad un esame»; subito dopo viene la sanatoria «a due esami».

PRESIDENTE. Onorevole Manzione, mi deve spiegare perché la sanatoria «ad un esame» è più lontana di quella «a due esami».

ROBERTO MANZIONE. Presidente, la sanatoria «a due esami» è più restrittiva e, quindi, più vicina all'ipotesi negativa della Commissione, che prevede di sanare soltanto gli effetti e non le iscrizioni, mentre la sanatoria «ad un esame» è più ampia e si avvicina di più alla sanatoria totale, che è stata bocciata.

PRESIDENTE. In questo senso ha ragione, vi è stato un errore; naturalmente, il subemendamento De Franciscis 0.1.2.1 diventa preclusivo del subemendamento Dedoni 0.1.2.14. Passiamo pertanto alla votazione del subemendamento De Franciscis 0.1.2.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buontempo. Ne ha facoltà.
Onorevole Buontempo, ha un minuto.

TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, non è il caso di fare i legislatori «alla vergognosa»: o si riconosce un principio o non lo si riconosce. Non giocate sulla pelle dei ragazzi, non mi pare giusto.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Signorini. Ne ha facoltà.

STEFANO SIGNORINI. Signor Presidente, il collega Buontempo ha ragione dicendo che è una vergogna qui si dica di no ad una sanatoria e si dice di sì ad una minisanatoria. Credo che in ogni caso vi sia ingiustizia. È una legge che non deve essere approvata per non arrecare danno a tutti quegli studenti che non hanno fatto ricorso credo quindi che l'Assemblea dovrebbe dire di no anche a questo subemendamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ruzzante, che ha un minuto. Ne ha facoltà.
Onorevole Mauro, onorevole Mauro! Onorevole Mauro, la richiamo all'ordine per la prima volta.

PIERO RUZZANTE. Intervengo solo per dichiarare che condivido le considerazioni dell'onorevole Manzione. Già la Commissione si è espressa con un parere favorevole sul subemendamento Dedoni 0.1.2.14. Voterò anche il subemendamento De Franciscis 0.1.2.1 e chiedo di poterlo sottoscrivere.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Napoli. Ne ha facoltà.

ANGELA NAPOLI. Signor Presidente, annuncio il voto contrario del gruppo di Alleanza nazionale perché se si deve parlare di «sanatoria» (lo dico tra virgolette perché non si tratta di una sanatoria) questa dovrebbe valere per tutti e non per gli ottanta «figli di papà». Quelli sì, sono «figli di papà».

PRESIDENTE. Sta bene.

ROBERTO MANZIONE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Onorevole Manzione, di nuovo? Che altro è successo?

ROBERTO MANZIONE. Vorrei fare la dichiarazione di voto sul subemendamento De Franciscis 0.1.2.1.

PRESIDENTE. Un minuto, prego.

ROBERTO MANZIONE. Mi permetto di ricordare all'Assemblea che vi era un atteggiamento favorevole della Commissione rispetto alla sanatoria per merito. Abbiamo stabilito che rispetto alla sanatoria per merito (e il Presidente lo ha accettato), l'ipotesi è quella che deve essere votato per primo il subemendamento che prevede di aver sostenuto almeno un esame, che è preclusivo di quello che prevede due esami. Collega Napoli, anch'io avrei voluto la sanatoria totale e mi sono difeso. In questo momento dobbiamo cercare di garantire perlomeno tutti quelli che hanno avuto la capacità e la fortuna di poter fare perlomeno un esame.

GIUSEPPE PALUMBO. La fortuna!

ROBERTO MANZIONE. In politica dobbiamo cercare almeno di tutelare le posizioni tutelabili e non possiamo buttare a mare tutti. Conseguentemente chiedo al relatore di precisare il parere perché, allo stato, votandosi prima il subemendamento De Franciscis 0.1.2.1 è chiaro che deve esprimersi la Commissione.

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole relatore, è stata posta una questione che merita una risposta, di qualunque tipo.

SERGIO SOAVE, Relatore. Il problema riguarda la preclusione, perché da un punto di vista formale mi pare che la collocazione del subemendamento De Franciscis 0.1.2.1 sia corretta, nel senso che, trattandosi di subemendamenti, la distanza va calcolata rispetto all'emendamento 1.2 della Commissione e non rispetto all'ipotetica sanatoria.

ROBERTO MANZIONE. Soave hai tentato di svicolare per l'ennesima volta! Se ci dai il parere, per favore!

SERGIO SOAVE, Relatore. Quando Manzione dice che è più lontano, si riferisce alla sanatoria, ma in realtà, rispetto all'emendamento 1.2 della Commissione è più lontano il subemendamento Dedoni 0.1.2.14. E quindi è giusta la collocazione che è stata data dagli uffici.

PRESIDENTE. Onorevole Soave, non credo che sia così. Sa perché? È una cosa un po' complicata. L'emendamento 1.2 della Commissione non prevede alcun esame. Ora, nel momento in cui si prevedono degli esami il punto più lontano è quello che prevede un ostacolo minore ...

ROBERTO MANZIONE. E l'ostacolo minore è un esame e non due!

PRESIDENTE. ... perché allarga di più il concetto, perciò è più lontano rispetto all'altro.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Veltri, che ha un minuto. Ne ha facoltà.

ELIO VELTRI. Signor Presidente, intervengo solo per dire che l'università è uno dei comparti più illegali della vita e dell'organizzazione statuale di questo paese. Mi sono astenuto precedentemente perché il pasticcio è stato commesso dal Governo e dal Parlamento. Non partecipo alla prossima votazione perché il pasticcio va aumentando.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento De Franciscis 0.1.2.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 396
Votanti 352
Astenuti 44
Maggioranza 177
Hanno votato sì 75
Hanno votato no 277).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Dedoni 0.1.2.14, nel testo riformulato, accettato dalla Commissione sul quale il Governo si rimette all'Assemblea.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 395
Votanti 357
Astenuti 38
Maggioranza 179
Hanno votato
129
Hanno votato
no 228).

Onorevole Bracco, accetta l'invito al ritiro del suo subemendamento 0.1.2.13?

FABRIZIO FELICE BRACCO. Sì, signor Presidente.

ROBERTO MANZIONE. Bravo, Bracco, hai fatto un buon lavoro!

PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Bracco.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Napoli 0.1.2.7, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 391
Votanti 356
Astenuti 35

Maggioranza 179
Hanno votato
137
Hanno votato
no 219).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.2 della Commissione, interamente sostitutivo dell'articolo 1, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 396
Votanti 352
Astenuti 44
Maggioranza 177
Hanno votato
215
Hanno votato
no 137).


(Esame dell'articolo 2 - A.C. 7011)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 2 (vedi l'allegato A - A.C. 7011 sezione 2).
Nessuno chiedendo di parlare e non essendo stati presentati emendamenti, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 361
Votanti 322
Astenuti 39
Maggioranza 162
Hanno votato
181
Hanno votato
no 141).

                                                                                       (Esame degli ordini del giorno - A.C. 7011)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati (vedi l'allegato A - A.C. 7011 sezione 3).
Qual è il parere del Governo?

LUCIANO GUERZONI, Sottosegretario di Stato per l'università e la ricerca scientifica e tecnologica. Signor Presidente, il Governo accoglie l'ordine del giorno Palumbo n. 9/7011/1; invita a ritirare l'ordine del giorno Fronzuti n. 9/7011/2, perché abbiamo già concesso alle università tutti i posti richiesti; invita a ritirare anche l'ordine del giorno Gatto n. 9/7011/3, per la medesima ragione: abbiamo già previsto un numero programmato corrispondente alle richieste formulate dalle università. Il Governo accoglie come raccomandazione l'ordine del giorno Risari n. 9/7011/4, poiché si potranno eventualmente approfondire i sistemi di selezione. Quanto all'ordine del giorno Bergamo n. 9/7011/5, il primo periodo del dispositivo è superato per le stesse ragioni indicate poc'anzi, mentre il secondo periodo viene accolto come raccomandazione dal Governo. Lo stesso vale per l'ordine del giorno Fratta Pasini n. 9/7011/6.

PRESIDENTE. Onorevole Palumbo, insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 1, accolto dal Governo?

GIUSEPPE PALUMBO. No, signor Presidente.

PRESIDENTE. Constato l'assenza dell'onorevole Fronzuti: s'intende che abbia rinunciato al suo ordine del giorno n. 9/7011/2.
Onorevole Gatto, accoglie l'invito del Governo a ritirare il vostro ordine del giorno n. 9/7011/3?

MARIO GATTO. Sì, signor Presidente, ritiro il nostro ordine del giorno n. 9/7011/3.

PRESIDENTE. Onorevole Risari, insiste per la votazione del vostro ordine del giorno n. 9/7011/4, accolto come raccomandazione?

GIANNI RISARI. Signor Presidente, non insisto per la votazione: aggiungo rapidamente che nell'ordine del giorno si chiede che vengano riviste le modalità dei test di accesso alle facoltà; vorrei fare presente che questo problema, ad avviso dei firmatari dell'ordine del giorno, è la causa di tutti questi pasticci!

PRESIDENTE. Constato l'assenza dell'onorevole Bergamo: s'intende che abbia rinunciato al suo ordine del giorno n. 9/7011/5.
Onorevole Fratta Pasini, la prima parte del dispositivo del suo ordine del giorno n. 9/7011/6 si ritiene superato per il fatto che il Ministero ha già risposto sulla questione; insiste per la votazione della seconda parte del dispositivo del suo ordine del giorno?

PIERALFONSO FRATTA PASINI. No, signor Presidente.

PRESIDENTE. È così esaurita la trattazione degli ordini del giorno.

                                                                                                  (Dichiarazioni di voto finale - A.C. 7011)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lenti, alla quale ricordo che il suo tempo è finito, per cui ha tre minuti. Ne ha facoltà.

MARIA LENTI. Signor Presidente, per le dichiarazioni di voto, sarebbe necessario un po' più di tempo!
Rifondazione comunista ritiene che vi fosse un solo modo ragionevole per affrontare la situazione e costruire un elemento di equità possibile, per impedire che si aggiunga ingiustizia ad ingiustizia...

PRESIDENTE. Scusi, onorevole Lenti; colleghi, per piacere, se non siete interessati, uscite senza disturbare l'oratore. Presidente Selva, la prego, onorevole Polizzi, onorevole Lo Porto, onorevole Conti, onorevole Fino, per piacere! Onorevole Floresta, la richiamo all'ordine per la prima volta. Onorevole Russo, per cortesia; onorevole Copercini, onorevole Barral, la richiamo all'ordine per la prima volta, prenda posto per piacere. Onorevole Settimi, la richiamo all'ordine per la prima volta, si accomodi. Onorevole Occhetto, per cortesia, onorevole Occhetto, per piacere! Onorevole Bova, per piacere! Onorevole Cappella, per cortesia!
Onorevole Simeone, la richiamo all'ordine per la prima volta. Onorevole Simeone, la richiamo all'ordine per la seconda volta. Prenda posto, per piacere.
Vediamo se riusciamo a proseguire nei nostri lavori. Continui pure, onorevole Lenti.

MARIA LENTI. Questo modo era proprio quello di...

PRESIDENTE. Onorevole Petrella, la richiamo all'ordine per la prima volta. Onorevole Colletti, la richiamo all'ordine per la prima volta. Onorevole Colletti, la richiamo all'ordine per la seconda volta. Onorevole Petrella, la richiamo all'ordine per la seconda volta.
Onorevole Calderisi! Ma, insomma, vi devo chiamare tutti e seicento? Ma che senso ha? Dovete spiegarmi che significato ha? Per cortesia, esca fuori se non vuole stare in aula.
Continui pure, onorevole Lenti.

MARIA LENTI. Questo modo ragionevole era quello di regolarizzare l'iscrizione di tutti gli studenti ricorsisti. Era un atto di sensibilità sociale e di giustizia per un'università in cui...

PRESIDENTE. Onorevole Riva, per cortesia, si allontani dall'aula.

MARIA LENTI. ...sempre più i meccanismi di esclusione. Voglio ricordare che Rifondazione comunista aveva già presentato dal marzo scorso una proposta di legge a firma Cangemi, una risoluzione a firma Lenti...

PRESIDENTE. Onorevole Riva, si allontani dall'aula, per cortesia. Onorevole Riva, si allontani dall'aula, per cortesia, l'ho nominata!

MARIA LENTI. ...depositate in Commissione. Il Governo, più degli anni scorsi, non ha risposto e ha poi scaricato sul Parlamento il problema per tornare a dire no quando il Parlamento ha esaminato in questi giorni la questione.
Il Governo fa riferimento alle direttive europee. Sono anni che sentiamo questo ritornello e mi permetto di dire che le direttive europee riguardano tanti altri settori, per esempio, l'ambiente, la difesa del suolo, l'inquinamento. Vengono applicate? Non direi, se, come è accaduto in questi giorni e ripetutamente, gli argini saltano e le acque invadono interi paesi e campi. Mi pare che le direttive europee valgano quando devono rafforzare e contornare il quadro del liberismo e del mercato a partire dalla scuola e dall'università. Un altro esempio: le direttive europee valgono nella non valutazione, come è accaduto quest'anno, del voto di maturità per l'ammissione ai test e alla facoltà di architettura; come dire: studenti, non studiate, tanto non è questo che vale.
Il voto di oggi è preoccupante: si sommano le ambiguità di Forza Italia, la sua fondamentale antidemocraticità (Commenti di deputati del gruppo di Forza Italia), quelle antimeridionaliste della Lega a quelle di una sinistra moderata, dal riformismo astratto, ignara delle sofferenze sociali, peraltro divisa al suo interno. Questa maggioranza non coglie le esigenze degli studenti, non le coglie affatto.
Questo provvedimento, ripeto, aggiunge disparità a disparità.

Dai banchi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania si grida: Comunista!

MARIA LENTI. Rifondazione comunista ribadisce il diritto allo studio e non l'esclusione dei giovani dalla frequenza ai corsi che desiderano e vogliono frequentare per arrivare ad una laurea (Applausi dei deputati del gruppo misto-Rifondazione comunista-progressisti).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Biondi. Ne ha facoltà.

ALFREDO BIONDI. Signor Presidente, mi dispiace che una collega seria come la collega Lenti abbia confuso la libertà di apprezzamento di un gruppo definendolo ambiguità e mi dispiace anche che abbia voluto inserire il tasso di antidemocraticità riferendolo alla realtà politica e sociale di Forza Italia che rappresenta un terzo degli italiani.
Qualche volta, quando si fa propaganda spicciola in aula, sarebbe meglio che si dedicassero questi accenti agli angoli delle periferie, dove è più facile trovare consensi.
Mi sono espresso contro questa impostazione, che io ritengo classista, della realtà universitaria con la discriminazione nei confronti di studenti che avevano avuto la possibilità di accesso per una decisione, per una valutazione della giustizia amministrativa per i titoli che ne derivavano in relazione al fatto che sono stati ammessi all'università, hanno dato gli esami e quindi avevano costituito per ciò solo un titolo soggettivo che consentiva loro di avere un riconoscimento che la Camera ha negato loro. Sono quindi della stessa opinione, non vedo alcun motivo né di ambiguità, né di antidemocraticità. Antidemocratici sono coloro che arrivano con i paraocchi e che non riescono a capire le ragioni degli altri. Ce ne sono parecchi anche qui e, come vecchio parlamentare, mi dispiace.

PRESIDENTE. Constato l'assenza dell'onorevole Siniscalchi, che aveva chiesto di parlare per dichiarazione di voto: si intende che vi abbia rinunziato.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rodeghiero. Ne ha facoltà.

FLAVIO RODEGHIERO. Signor Presidente, mi dispiace sentire dire dalla collega Lenti delle falsità in ordine al dibattito - eppure ha partecipato ai lavori della Commissione - intorno a questo provvedimento. Mai, ripeto mai, la Lega durante la discussione sul provvedimento di sanatoria ha tirato fuori alcunché che avesse un minimo di riferimento all'antimeridionalismo (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania). Probabilmente, la collega Lenti confonde gli articoli di Panebianco, che ha citato alcuni colleghi ed anche le posizioni della Lega, con quanto egli autonomamente, e per certi aspetti con dati alla mano, ha riferito.
Chiarito questo, vorrei dire che, tra l'altro, la questione era già stata avanzata prima del dibattito da un altro compagno di partito dell'onorevole Lenti durante la discussione generale, quindi ha un valore solo strumentale e ideologico. Mi riferisco ad una persona che, peraltro, non aveva mai partecipato al dibattito sul provvedimento durante i lavori in Commissione. Ciò significa che certe strumentalizzazioni contro la Lega, certe accuse di antidemocrazia sono utilizzate d'ufficio, a tavolino, quando serve, quando si ritiene utile e contro ogni verità.
Tornando al provvedimento, crediamo di avere lavorato con serietà, di avere salvaguardato gli interessi degli studenti, prevedendo e salvando i benefici, le previdenze concesse ai meno abbienti, innanzitutto, e agli studenti maschi per il rinvio del servizio militare, nonché la possibilità di iscrizione al secondo anno di altri corsi universitari per coloro che ne avessero i requisiti. Credo che questo fosse il problema al nostro esame in ordine ai ritardi nell'applicazione rispetto ai termini di iscrizione della legge che andava a regolare gli accessi universitari nelle facoltà a numero programmato, tutti gli altri problemi avevano un ordine e un contenuto di tipo amministrativo e, giustamente, questo Parlamento è intervenuto solo su ciò che era di sua competenza, lasciando al settore e alle sedi della giurisprudenza e della giurisdizione le relative competenze (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Napoli. Ne ha facoltà.

ANGELA NAPOLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, i deputati del gruppo di Alleanza nazionale voteranno naturalmente contro il provvedimento nel testo al nostro esame perché è iniquo nei confronti di tutti gli studenti ricorsisti. Il provvedimento, onorevoli colleghi, è certamente frutto di pressioni lobbistiche e la soluzione assunta questa mattina dall'Assemblea garantisce solo e comunque quei rettori e quei professori che, nei giorni scorsi, hanno esercitato tutto il loro potere per ledere il diritto proprio degli studenti ricorsisti. Onorevole ministro - che ha lasciato l'aula - onorevole sottosegretario, qui presente, il tutto è avvenuto con la loro compiacenza e con la loro complicità e quindi con la loro responsabilità. Come mai, chiedo all'onorevole ministro e all'onorevole sottosegretario, non si evidenziano queste responsabilità per sconfiggere le varie lobby massoniche che dominano negli atenei italiani e che contrastano la piena formazione? Come mai, onorevole ministro e onorevole sottosegretario, non usano la stessa responsabilità per garantire il diritto allo studio e alla piena formazione di chi oggi frequenta atenei dove domina la mafia, la massoneria deviata e la politica sporca? Perché, onorevole ministro, non garantisce il reale diritto allo studio dei nostri studenti universitari, che oggi sono costretti ad avere professori che vincono i concorsi truccati e automaticamente divengono succubi delle varie lobby?
Oggi, cari colleghi - ripeto, con la complicità del ministro -, avete varato un provvedimento che, se va bene, agevolerà solo circa ottanta studenti ricorsisti. Questa vi sembra giustizia?
E che nessuno si permetta di parlare di voti di scambio, perché noi non abbiamo letto per nulla i volantini apparsi all'esterno delle ultime settimane, tanto che la nostra proposta di legge è stata presentata il 1o giugno 2000. La demagogia non ci appartiene: il voto di scambio, caro onorevole Dalla Chiesa, andrebbe ricercato tra quei parlamentari, magari componenti dell'attuale Governo, che sono divenuti tali per voti ottenuti dalla mafia o dalla massoneria deviata. Queste sono cose che non ci appartengono e che pertanto rigettiamo con forza, con la stessa forza che noi di Alleanza nazionale abbiamo posto per ottenere un diritto degli studenti, un diritto oggi non garantito.
Per concludere, onorevole Presidente, che nessuno si avvalga di questo iter parlamentare per additare Alleanza nazionale come un partito contrario al numero programmato. Non potrebbe esserlo per una triplice motivazione: in primo luogo, siamo convinti della sua necessità; in secondo luogo, è necessario adeguarsi alla direttiva europea; in terzo luogo, abbiamo coscientemente approvato la legge n. 264 del 1999. I motivi li abbiamo ben esplicitati durante i vari interventi e non abbiamo ora il tempo per rinnovarli.
Ma una cosa è certa: Alleanza nazionale ha fatto di tutto per garantire la serenità di alcuni giovani, che oggi sono alla ricerca disperata di punti certi che possano garantire loro le singole aspirazioni. Quindi, il nostro è un «no» convinto, un «no» che scaturisce dalla nostra grande serenità, con la quale abbiamo creduto nella necessità di un'ultima sanatoria.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Manzione. Ne ha facoltà.

ROBERTO MANZIONE. Signor Presidente, rinuncio ad intervenire.

PRESIDENTE. Sta bene.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grillo, al quale ricordo che ha a disposizione quattro minuti di tempo. Ne ha facoltà.

MASSIMO GRILLO. Signor Presidente, i deputati del CDU avevano presentato una proposta di legge per sanare le iscrizioni ai corsi universitari. Abbiamo seguito con attenzione il dibattito odierno e manteniamo la nostra posizione. Fra l'altro, si è giunti ad una soluzione di mediazione che credo sia veramente di basso profilo.
Noi insistiamo e speriamo ancora che - magari per la fuga dall'aula di alcuni parlamentari a cui stiamo assistendo - possa venir meno il numero legale per avere la possibilità di fare un ragionamento complessivo in Commissione.

MARIO TASSONE. A meno che non ci sia una qualche iniziativa seria del Governo.

MASSIMO GRILLO. È un tentativo di riflessione. Se oggi non si dovesse completare l'iter del provvedimento, potrebbe anche essere avviata un'ulteriore riflessione in Commissione o nel Comitato dei nove.
In ogni caso, noi manteniamo la nostra posizione sul numero chiuso: siamo favorevoli al numero programmato, ma non possiamo accettare che, di fronte ad una situazione già aperta, nei confronti di chi ha già avviato un programma di studi, ha già sostenuto esami, ha maturato aspettative, avviando, e in alcuni casi completando, alcuni esami, vi siano penalizzazioni anche rispetto agli anni passati.
Credo che il problema sia innanzitutto di certezza del diritto. Abbiamo bisogno di una giustizia amministrativa più rapida, che entri nel merito non soltanto attraverso giudizi che portano a sospensive immediate e ritardano le decisioni di merito creando questo tipo di penalizzazioni. Manteniamo la posizione complessiva sulla certezza del diritto, siamo favorevoli al mantenimento di un sistema di selezione degli studenti in ottemperanza ad un numero programmato ma non possiamo accettare che giovani, i quali hanno avviato con tanta speranza il proprio corso di laurea, si ritrovino in una condizione di penalizzazione. È un problema di giustizia che il nostro sistema giudiziario non consente di sanare e che abbiamo il dovere di recuperare per quanto possibile attraverso una revisione complessiva, che mi aspetterei anche dal Governo, in considerazione del fatto che il testo elaborato a seguito della discussione odierna non è accettabile né ragionevole (Applausi dei deputati del gruppo Misto-CDU).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Dalla Chiesa. Ne ha facoltà.

NANDO DALLA CHIESA. Signor Presidente, vorrei esprimere il mio sconcerto per il modo in cui alcune analisi sostenute in modo molto convinto abbiano indotto in un equivoco piuttosto marchiano colleghi che stimo. Non vi è stata alcuna minaccia dei giudici, onorevole Biondi, non c'è stata alcuna dietrologia ma solo la constatazione del fatto che la società che propaganda ed assicura l'iscrizione dei bocciati ai test di ingresso alle facoltà di medicina e odontoiatria e alle altre a numero programmato indica specificamente alcun TAR sui quali si può fare affidamento. Inoltre viene indicato il comportamento di uno di questi TAR che in più di 300 casi ha concesso la sospensiva senza intervenire nel merito per un anno e che in presenza di richieste argomentate emette sentenze di senso opposto. Mi chiedo se tutto ciò non debba indurre un parlamentare a presentare un esposto - non dico a denunciare i magistrati - affinché si chiarisca la situazione, se derivi da pigrizia, lentezze o ritardi o se vi sia qualcosa di patologico. In questo senso penso di aver compiuto il mio dovere anche perché già nella discussione dello scorso anno molti avevano affermato che la colpa è del TAR. Risulta dai verbali che molti colleghi non hanno fatto altro che tradurre in richieste di chiarimenti le denunce fatte anche all'interno di quest'aula da altri colleghi favorevoli alla sanatoria. Non capisco per quale ragione in questo paese se uno è coerente con le proprie posizioni debba diventare un crociato, un giacobino, un khomeinista, un savonarola. Non capisco perché vi sia una trasmutazione semantica che fa paura perché le parole vengono disinvoltamente usate per cambiare la qualità e disegnare in modo diverso la qualità dei comportamenti. Sono stato contrario lo scorso anno e lo sono anche quest'anno. Ho portato argomenti di fatto che non mi sembrano privi di valore.
Per quanto riguarda il voto di scambio, l'onorevole Napoli - che io stimo molto - sa certamente che non facevo alcun riferimento specifico, e non l'avrei fatto con nessuna delle persone presenti qui. Il voto di scambio è stato di fatto rappresentato attraverso quegli striscioni e quei volantini che dicevano: se non ci date la sanatoria, non vi voteremo. È una richiesta di scambio perché consiste nel chiedere qualcosa a cui non si ha diritto in cambio del voto. Ognuno si assuma le responsabilità di quello che scrive e da parte mia non vi era alcuna intenzione di allargare i limiti di questa responsabilità.
Nonostante mi renda conto che vi sono implicazioni importanti, aver interrotto questa filiera della sanatoria ormai organizzata in industria sia un punto fondamentale, anche se dovremo realmente impedire in futuro che i giovani possano essere avvicinati nelle università al momento della prova ed essere indotti a riprendere la strada interrotta confidando magari nelle promesse di qualcuno. Mi sembra che il provvedimento in esame riesca ad attenuare gli effetti negativi che alcuni di questi giovani indubbiamente pagheranno per essersi avventurati su questa strada molto mal consigliati.
Ricordo che il Vicepresidente della Camera, onorevole Acquarone, nel corso della discussione generale mi spiegò che alcuni avvocati di prestigio e seri si erano rifiutati di seguire e di incoraggiare su questa strada gli studenti.
Evidentemente, c'è una valutazione deontologica differente da avvocato ad avvocato (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Palumbo. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE PALUMBO. Signor Presidente, innanzitutto vorrei dire alla collega di rifondazione comunista, che è intervenuta precedentemente, che i deputati del gruppo di Forza Italia si sono comportati, come sempre, senza ambiguità e lasciando libertà di voto, il che non è certamente indice di antidemocraticità. Nell'esame degli emendamenti, ho espresso un certo tipo di voto, ma è stata data libertà ad ognuno e l'onorevole Biondi ha votato in modo differente da me.
Nel merito del provvedimento, ritengo che esso - al di là del voto che verrà espresso - rimanga ambiguo e pasticciato, in quanto favorisce o danneggia una parte, più o meno numerosa, di ragazzi che hanno tutti i diritti di questo mondo, alcuni dei quali hanno sostenuto esami, altri hanno presentato ricorso; in ogni caso, se entrassimo ogni volta nel merito del giudizio, ci troveremmo di fronte a ricorsi; è legittimo presentare i ricorsi, ma non spetta al Parlamento entrare nell'ambito giurisdizionale. Mi è dispiaciuto che alcune forze politiche, che avevano presentato proposte di legge, alla fine non siano intervenute nella discussione e non abbiano fatto comprendere le proprie intenzioni.
Signor Presidente, non sono avvocato, né ho studiato legge, ma se nessuno avesse presentato proposte di legge di sanatoria, probabilmente non saremmo ora in questa situazione, ma della questione si sarebbe occupata soltanto la giustizia amministrativa; quest'ultima avrebbe fatto il suo corso e noi non saremmo stati chiamati in causa, qualora avessimo approvato in precedenza una legge con un largo consenso.
In linea di principio, ero contrario alla proposta di legge, anche se sono d'accordo sul diritto dei ragazzi e mi trovo perfettamente concorde con quanto affermato dall'ex ministro Berlinguer: il problema dell'orientamento è prioritario: prima occorre orientare i ragazzi e valutare quali miglioramenti (al riguardo ho molti dubbi, che ho già espresso più volte in Commissione) apporteranno i cambiamenti avvenuti nella scuola superiore e che stanno avvenendo nei corsi di laurea; occorre dare ai ragazzi non solo la certezza dell'iscrizione (che è sacrosanta), ma anche quella di un futuro e di uno sbocco lavorativo, che mi sembra ancor più importante.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Di Capua, al quale ricordo che ha 2 minuti di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.

FABIO DI CAPUA. Signor Presidente, preannuncio che non parteciperò al voto sul provvedimento, in quanto non sono in condizioni di scegliere a quale parte demagogica, lobbistica o clientelare posso aggregarmi: sono emerse, infatti, posizioni che sono connotabili con tali espressioni in misura diversa, ma che mi trovano assolutamente contrario.
Ritengo che in quest'aula dovrebbero essere discusse ben altre questioni: i meccanismi di selezione, di accesso, di verifica e di recupero del merito, che è il grande assente nelle nostre istituzioni universitarie dopo anni di follia che certa sinistra ha sponsorizzato per troppo tempo. Questi sono i risultati: ci stiamo ancora leccando le ferite di scelte demagogiche e populistiche che non hanno portato a nulla!
Signor Presidente, vorrei sapere dal presidente Castellani che cosa sia accaduto in Commissione, dinanzi ad una prima valutazione di reiezione del provvedimento e all'introduzione di un emendamento: mi chiedo quali valutazioni e quali sollecitazioni siano intervenute (Applausi del deputato Napoli), tanto da aver modificato la iniziale scelta della Commissione (secondo me giusta) di rimettere alla magistratura amministrativa, in ossequio al dispositivo della Corte costituzionale, una questione che non avrebbe dovuto trovare - a mio parere - ospitalità in quest'aula.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bracco. Ne ha facoltà.

FABRIZIO FELICE BRACCO. Signor Presidente, farò poche battute. Il dibattito che si è sviluppato nella giornata di ieri e stamattina ha già messo in evidenza le posizioni emerse all'interno del mio gruppo (i Democratici di sinistra). Vorrei semplicemente ricordare per flash alcune questioni. Ho sentito proprio ora l'onorevole Di Capua usare un linguaggio molto acceso. Noi nel corso di questa legislatura qualcosa abbiamo cambiato nell'università, mentre molti colleghi in quest'aula hanno parlato come se in questi anni non fosse accaduto nulla, come se non avessimo modificato, riformandolo profondamente, il sistema universitario, come se non avessimo affrontato in modo serio i temi del diritto allo studio, come se non avessimo già dibattuto in quest'aula i temi relativi al numero programmato e alle scelte - che prima il collega Berlinguer ricordava - di rifiuto del numero chiuso e di accettazione di un limitato numero programmato per alcune facoltà.
L'università italiana è cambiata profondamente, anche grazie al lavoro di questo Parlamento, per cui mi meraviglia, mi sorprende che alcuni tornino qui a riproporre idee ed argomenti che forse potevano essere utilizzati in passato, ma che certo oggi non ci riguardano più. Ricordo ai colleghi la riforma delle prove di selezione per l'accesso alla facoltà di medicina, che pure è avvenuta negli ultimi anni, che noi abbiamo voluto e che quest'anno cambieremo ancora, in relazione a quello che è accaduto. Dunque è stato fatto un grande lavoro intorno all'università, ispirandosi ad un principio, che non era quello di avere un'università di élite, ma un'università di massa che fosse capace di coniugare massa e qualità e che si ponesse, come ha ricordato l'onorevole Berlinguer, essenzialmente il problema del diritto al successo formativo, in un paese che - è bene ricordarlo, perché sembra che molti colleghi lo dimentichino spesso - ha il più alto numero di studenti universitari d'Europa ed il più basso numero di laureati rispetto agli iscritti. Quindi, noi siamo partiti da qui e abbiamo cercato di affrontare questi temi.
Oggi a me dispiace, devo ammetterlo, che la linea che ho tentato di proporre ai colleghi in Commissione e poi all'intera Assemblea, quella su cui si è anche ironizzato, che metaforicamente avevo chiamato di «riduzione del danno», non sia stata pienamente accolta. Mi dispiace perché alcune di quelle vittime, come in più interventi sono state chiamate, possono essere rimaste davvero danneggiate, pur essendo in buona fede in tutta questa vicenda. Credo, però, che oggi il Parlamento abbia fatto la scelta più saggia. Dovevamo chiudere una vicenda che si stava protraendo da troppo tempo. Era la terza volta che tornavamo a parlare in quest'aula delle sanatorie e tutte e tre le volte, guarda caso, a seguito di pronunciamenti nel merito prima della Corte costituzionale, poi del Consiglio di Stato che aveva respinto le sospensive e, infine, nel momento in cui i TAR cominciavano ad esprimere nel merito giudizi negativi.
Ecco, noi abbiamo fatto la scelta più saggia e mi auguro che le prossime prove di accesso alle facoltà a numero programmato possano avvenire con serenità e che vengano ammessi alle facoltà soltanto coloro che in effetti meriteranno.
Voglio fare un'ultima considerazione, sulla quale non tutti i colleghi si sono soffermati. Le facoltà a numero programmato sono quattro, ma la stragrande maggioranza dei ricorsi si è concentrata su due, anzi, soprattutto su una: perché non si hanno casi analoghi a veterinaria o ad architettura, dove i ricorsi sono invece limitatissimi? Quindi, colleghi, molte delle cose che sono state dette presentano certamente elementi di verità, anche se ritengo che il Parlamento dovrà, una volta per tutte, affrontare una riflessione seria sul nostro sistema universitario, ma a partire dalle cose che in questa legislatura sono state fatte e che hanno cambiato in meglio l'università italiana.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tassone. Ne ha facoltà.

MARIO TASSONE. Signor Presidente, vorrei rifarmi interamente alla dichiarazione di voto resa dall'onorevole Grillo sul provvedimento al nostro esame. Ritengo che forse andava svolta una valutazione complessiva, perché la vicenda di cui ci stiamo interessando nasce soprattutto dalla precarietà e dall'incertezza in cui vivono gli studenti, vista la situazione in cui si trovano gli atenei. Si tratta di una situazione che non è certo delle migliori e le selezioni per l'accesso degli studenti ai corsi di laurea non sono affidabili.
In numerose occasioni ho denunciato la situazione in cui gravano alcune facoltà universitarie: l'onorevole Guerzoni ricorderà quando ho denunciato la situazione dell'università di Catanzaro, dove il comportamento del rettore e di molti professori può interessare molte fattispecie contemplate dal codice penale. Tuttavia, ancora non ho ricevuto risposta.

ANGELA NAPOLI. Bravo! Purtroppo questo non interessa!

MARIO TASSONE. C'è una situazione drammatica dove regnano tranquillamente le organizzazioni criminose che si annidano all'interno di quell'università.
Ritengo pertanto che il discorso debba essere complessivo. Il Governo non avrebbe dovuto nascondersi dietro l'autonomia delle università, perché quando ci sono situazioni che interessano l'ambito penale avrebbe dovuto intraprendere un'iniziativa più decisa. Aspetto pertanto una risposta dal Governo sulle denunce da me fatte più volte in quest'aula (Applausi dei deputati Napoli e Barral).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Del Barone. Ne ha facoltà.
Onorevole Del Barone, le concedo un minuto per il suo intervento.

GIUSEPPE DEL BARONE. Dai miei precedenti interventi è emerso chiaramente che sono contrario al provvedimento, pur lasciando libero il mio gruppo di votare come preferisce, anche se l'amicizia che nutro verso di loro mi spinge ad invitarli a votare come me.
Vorrei svolgere in maniera molto rapida alcune considerazioni, signor Presidente. Mi sembra che in questo momento il Governo abbia creato degli alibi: uno è quello di trovare la possibilità di ammettere il fatto di aver sostenuto uno o due esami: grazie a Dio il subemendamento è stata votato, perché altrimenti altro che avvocati; un altro alibi è stato dato dal ministro stesso quando ha chiaramente detto che le cose come si stanno facendo adesso, con questa assurda «quizzologia» non vanno: pertanto bisognerà pensare ad un nuovo sistema nel momento in cui si favorirà o meno lo studente per quanto riguarda l'accesso alle ricordate facoltà. Per far ciò ci vorrà un po' di tempo. Meglio sarebbe stato opporsi a questo provvedimento che non è di sanatoria: il peso di questa ingiustizia ricadrà sulle persone che non hanno voluto assolutamente aprire gli occhi di fronte ad un fatto di legittimità.

ANGELA NAPOLI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. A che titolo?

ANGELA NAPOLI. Vorrei dire che i deputati del gruppo di Alleanza nazionale abbandonano l'aula per protesta.

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

PRESIDENTE. Prima di passare alla votazione finale, chiedo che la Presidenza sia autorizzata a procedere al coordinamento formale del testo approvato.
Se non vi sono obiezioni, rimane così stabilito.
(Così rimane stabilito).

                                                                                            (Votazione finale e approvazione - A.C. 7011)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta di legge n. 7011, di cui si è testé concluso l'esame.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici) (Vedi votazioni).

(Estensione dell'ambito di applicazione dell'articolo 5 della legge 2 agosto 1999, n. 264, in materia di acceso ai corsi universitari) (7011):
(Presenti 264
Votanti 196

Astenuti 68
Maggioranza 99
Hanno votato sì 185
Hanno votato no 11
Sono in missione 94 deputati).

Dichiaro pertanto assorbite le proposte di legge n. 6914, 7049 e 7217.

GIUSEPPE DEL BARONE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE DEL BARONE. Signor Presidente, vorrei segnalare di aver votato a favore mentre avrei dovuto votare contro l'approvazione del provvedimento. PRESIDENTE. Sta bene